Genialità Maya

di Simone Basso

1. Ultimo appuntamento stagionale con l’attualità del ciclismo, che logicamente tornerà puntuale (?) l’anno prossimo e almeno fino al 2012. Pensate alla genialità dei Maya che, programmando l’Armageddon per il Dicembre di quell’anno, ci consentiranno di godere ancora tre stagioni piene del calendario internazionale: rimarrà invece da capire, in caso di apocalisse, come assegnare titoli, coppe e scudetti in altri sport. A causa di questa eventualità, converrà a molti prepararsi per una partenza razzo; vinceranno, male che vada, il titolo di campioni d’inverno…
2. Ventidue anni fa finì il Superprestige, una specie di Mondiale a punti celebrato (con tanti sghei) da un celebre champagne, a causa di una legge francese che proibì le sponsorizzazioni alcoliche. Quella competizione, malgrado il baricentro spostato su Tour e Roubaix, premiò sempre lo sfregaselle più autentico e continuo dell’annata. Ecco, se ci fosse ancora, andrebbe senza nemmeno troppa suspence a Philippe Gilbert: il principe vallone, con l’accoppiata Paris-Tours/Giro di Lombardia, ripete l’impresa di altri tre veltri della leggenda a pedali. Un altro Filippo, quasi un secolo fa (1917), fece per primo il numero: ma il grande Thys vinse a Tours quando era ancora classica primaverile, al contrario di Rik Van Looy (1959) e Jo De Roo (1962-63). Raramente nel finale di stagione si era visto un atleta in uno stato di grazia simile: citando per dovere il Pascal Richard 1993, vorremmo ricordare il Bugno dell’anno prima.
3. La sfinge monzese fece poker con il mondiale di Benidorm, il Giro del Lazio, l’Emilia e la Milano-Torino: con quella pedalata meravigliosa avrebbe vinto anche la corsa delle foglie morte, se non si fosse impaurito in una discesa bagnata a parecchi chilometri dal traguardo. Quel dì, a seguire il solito Chiappucci kamikaze, fu Rominger: una replica sotto il diluvio del Tourmalet 1991, quando Miguelon si vestì di un giallo eterno. Quanti treni per la gloria perse il Gianni Nazionale…
4. Gilberto “Fondriest” ha timbrato quattro gare con la stessa tattica, ovvero la sparata in acido lattico col rapportone; due dì prima del San Fermo l’abbiamo osservato, al Giro del Piemonte, giocare come un gattone divertito. La volata, dopo una botta micidiale ai due dal traguardo, l’ha fatta osservando i topini strabattuti. A Fossano, quel pomeriggio, si ammirava con un amico inglese, innamorato perso di quello spettacolo esotico, il panorama eterno del ciclismo. Le pantere grigie con i nipotini, i cicloamatori con le gambe lucide, i curiosi dell’ultimo minuto: confortante e crepuscolare, sarebbe piaciuto anche a Gozzano.
5. Il ventisettenne belga, per tornare all’agonismo, rappresenta un bel simbolo di come dovrebbe essere interpretato questo sport. Il suo carnet 2009 è a dir poco eloquente: ad Aprile terzo al Fiandre, quarto all’Amstel e a Liegi, quattordicesimo in Romandia. A Maggio, alla Saronni, la tappa di Anagni del Giro. A Giugno lo Ster Elektrotoer e secondo nel campionato nazionale. A Settembre una Vuelta in crescendo e il sesto posto a Mendrisio. Poi, a ottobre, il poker d’assi. Una dimensione più autentica della professione, soprattutto se lo si paragona a un Contador che, il Sabato del Lombardia, faceva la grana a Cancun (luogo reso mitologico da Nick Van Exel…) in un criterium sulla spiaggia. Per contrapporsi al ciclismo malato d’armstronzite, abitato da Tourannosauri ossessivi, ci entusiasmano i nuovi ras come il finisseur di Aywaille o Motocicletta Cavendish; gente meno programmabile e più spontanea.
6. Già, la vicenda Radio Shack, roba da terzomondo pallonaro o cestistico; l’Uci (sbizzarritevi con gli acronimi, grazie..) ha dato la licenza alla banda Bruyneel, malgrado le evidenti irregolarità commesse. Il travaso di corridori dall’Astana, nonchè la possibilità di giocare su due tavoli contemporaneamente, sono degni della peggiore mafia calcistica: d’altronde, parlando con personaggi dell’ambiente, il clan del texano è praticamente intoccabile. Money talks. A proposito di vil denaro, inarrivabile lo stupore dell’emissario di Murdoch quando si sono stabiliti i costi del Team Sky. L’operazione, che tra un biennio arriverà a un esborso di 30 milioni di euro l’anno, ha fatto sorridere il buon uomo: ma come, tutta quella esposizione pubblicitaria, televista in mezzo mondo, vale il contratto di un Ibrahimovic qualunque? Eh sì, se non si interpretasse la parte di quelli bravi e pirla il circo dei Giri e delle Classiche sarebbe la migliore maniera di spendere danè nello scibile sportivo.
7. Tanto per fare un pò di dietrologia da complotto: pensate che si sia picchiato sul peccaminoso ciclismo solo per sete di giustizia? Qualcuno lo spieghi ai crucchi, che vorrebbero processare Ciofanni Ullrich per le gite da Fuentes. Basterebbero due affermazioni, scomode ma necessarie, per sgomberare il campo dall’ipocrisia tedesca. Ein: alla Wada, durante le Blatteriadi organizzate nella terra di Beethoven, non fu permesso nemmeno un controllo a sorpresa. Per intenderci, neanche una piece teatrale stile Formia. Zwei: lo sciagurato Kaiser Ian, malgrado i tanti soldi guadagnati, fu una delle vittime principali di Epolandia. Credete che, in un mondo normale, uno così si sarebbe fermato a un solo Tour vinto?
8. Vabbè, consoliamoci con l’addio al microfono di Yoghi Bulbarelli, sperando che da dirigente imponga in Rai un po’ più di ciclismo. L’inizio promette bene: la sola idea di scampare alle telecronache di Fabretti, quello del padre di Federer, ci rende più buoni con il prossimo…
Simone Basso
(in esclusiva per Indiscreto)
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