Alla Minnesota Fats

di Oscar Eleni
La soddisfazione dell’Armani, il pubblico di Avellino, gli italiani di Pianigiani, le carte di Bologna, la foto di Bilbao, la speranza di Ercolino, il dolore per Cannavò, la coppa di Tanjevic, il ritiro di Niccolai e la domanda di Caglieris. Voti a Stonerook, Lardo, Boniciolli, Costa e Bucchi.
 Oscar Eleni dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi, “soddisfatto” per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché Siena, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: “Basta figuracce”. Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di Miracolo a Milano. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il CSKA aveva deciso di far andare fuori di testa il Messina che ora vive l’incubo Barca.
Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della coppa Italia ha avuto, più o meno, lo stesso pubblico del derby di serie B, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, fra Ozzano e Fortitudo. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano 16 mila persone sulle tribune a Bilbao, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino il re Juan Carlos e sua moglie Sofia, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e Fran Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della Lega italiana la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la Virtus a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: se con loro perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto.
Insomma una notte da Minnesota Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo. Pianigiani fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la Nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o senza Eze. Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. Non esiste pietra che possa regalargli uno come Stonerook a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le steelle sono altre, il leeone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. Non era la miglior Siena, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno 2 punti in 5 minuti, come contro Biella e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a quelli che a San Siro hanno creduto davvero all’imboscata per il povero, povero?, Mourinho.
La Virtus è stata bravissima: un allenatore come Lardo vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte. Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come Koponen, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come Moss, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa. Koponen ringrazierà Zorzi e Boniciolli? Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di Collins, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla NBA. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a Toronto adesso che non hanno quasi più spazio per Belinelli.
Care pietre dell’India misteriosa dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani: 85-49!
Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdere i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, un sale dell’Himalaya che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega? Quella dove l’onda Sabatini ha già messo sotto l’acqua il povero Renzi? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude.
Torna il campionato, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno il calendario, sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido Cannavò, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.
Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, favorito del Topkapi. Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del Marrese “rubato” al basket dalla gloria di Repubblica e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che Trieste, stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso Gino Natali è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, come dice il Romanista. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, mentre pensavamo a Siena e alla sua coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluta alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su internet mentre cercavamo di capire perché l’Italia degli sport invernali, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è Italian style, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.
Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle come diceva il principe Rubini, si ritira dalla scena a 41 anni. Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.
Altra bella notizia: Torino ha avuto la finale di Eurolega. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi dell’economia al nero di seppia. A proposito di Torino: doveva essere un grande del nostro basket, il Caglieris delle meraviglie virtussine, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ Con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare. Pagelle prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse.
10 A Shaun STONEROOK per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.  
9 A Lino LARDO per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.  
8 Ai MILLE della festa basket organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.  
7 A MOMENTO BASKET, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiungiamo competenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma, accidenti.  
6 AI MATURI BASKETTARI pronti al grande raduno di Aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.  
5 A Matteo BONICIOLLI se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.  
4 Al FESTIVAL cinematografico di Berlino che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.
3 Alla PEPSI CASERTA per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.  
2 Al mitico e sempre mite Ario COSTA che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.
1 All’OLIMPIA LUBIANA che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.
0 A Piero BUCCHI perché la sua ARMANI, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?
Oscar Eleni

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