Archive for the ‘Marco Lombardo’ Category

di Marco Lombardo
Il tifo di Ancelotti,  le badilate a Mourinho e le notizie che si devono copiare.
1. Tutti pronti con la copertina calda e il telecomando in mano, ieri sera per Inter-Chelsea. Soprattutto noi ex, grandi e meno grandi. La facile previsione non era il risultato, ma che sui giornali del giorno dopo (cioè oggi) si sarebbe letto di ‘Mourinho che anche questa volta ha esagerato’. Così, a prescindere. Illluminante in questo senso la conferenza stampa pre partita, nella quale il tecnico dell’Inter ha esplicitamente detto al traduttore che lui non aveva detto “Ancelotti fa parte di un clan” ma che aveva sostenuto che “se Ancelotti ha detto davvero che l’Italia tifa contro l’Inter, forse qualcuno gliel’aveva suggerito o forse anche lui fa parte di quel clan”. Sottointeso: “Che tifa contro l’Inter”. Risultato: sui giornali inglesi si è letto che Ancelotti fa parte della mafia (sic), mentre su un quotidiano italiano in prima pagina si è letto appunto “Ancelotti fa parte di un clan”. Ora, è vero che Mourinho esagera. Ma è davvero l’unico?
2. Dopo Inter-Sampdoria (sacrosanta l’espulsione di Samuel, non ‘italiana’ ma giusta quella di Cordoba, ridicoli il giallo a Eto’o e il mancato giallo a Pozzi) è stata la fiera del godimento, almeno per noi ex : al grido di “abbassiamo i toni” c’è chi ha perfino definito il gesto di Josè “da voltastomaco”. Si tratta di un opinionista che tempo fa aveva detto che il tecnico nerazzurro si meritava ‘badilate in faccia’. Sappiamo che difendere Mourinho ormai è diventato scivoloso e lui tra l’altro non ha bisogno di difensori perché sa sbagliare da solo, eppure delle volte il gesto delle mantette verrebbe da farlo davvero. Anzi: sarebbe da mandare subito i cellulari.
3. A proposito di informazione seria, nella redazione sportiva di un grande network televisivo è stato affisso un cartello con una frase pronunciata da uno dei suoi capi: “Le notizie migliori sono quelle copiate”. Ci permettiamo di aggiungere una postilla: “Se le notizie copiate sono anche inventate avete fatto uno scoop”.
Marco Lombardo
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di Marco Lombardo
Il problema di Carrozzieri e solo di Carrozzieri, la differenza con Mutu e lo stile di Zamparini. 
1. Noi grandi ex di solito finiamo per assopirci davanti alla tv, però ieri sera non l’abbiamo fatto. Su Sky infatti andava in onda un’interessante puntata di “E’ (sempre) calciomercato”, trasmissione di per sé gradevole perché ben condotta da Alessandro Bonan e ben portata avanti da Gianluca Di Marzio, uno dei pochi che tratta la materia in modo serio, senza insomma sparare i famosi “idea Messi” che girano quotidianamente. Ieri sera però si parlava anche d’altro, anzi soprattutto: in studio c’erano due calciatori – Jonathan Bachini e Morris Carrozzieri – beccati con il naso nella coca (Bachini due volte) e per questo squalificati. In più, il collegamento con il capo della procura antidoping ha reso interessante il dibattito, che ha avuto solo un momento di calo alla fatidica domanda: “Nel calcio gira molta coca?”. Lì Carrozzieri ha cominciato a balbettare un “ma, io non so, personalmente mi sono ritrovato con questo problema…” che è sembrato un’occasione mancata. Ma è stato un attimo: il capo della procura ha fatto notare infatti che la coca gira e basta, tra vecchi e giovani, tra avvocati, imprenditori, giornalisti e dunque anche tra i calciatori. In definitiva la realtà è evidente: non basta aspettare l’infortunio all’ultimo rigore dell’allenamento del venerdì per scoprirlo. Avanti così, con il giornalismo delle ‘esclusioni per scelta tecnica’. Se non si può scrivere la verità, pena la querela-manganello, almeno evitiamo le bugie.
2. Quello che ha colpito del programma è stata l’assenza del solito pietismo facile e la mancanza di qualsiasi tentativo di giustificazione da parte dei due calciatori. Carrozzieri da tempo va ripetendo di essere stato uno stupido (ed infatti ha perfino rinunciato alle controanalisi); Bachini invece ha solo rilevato che, pur essendo recidivo, trova assurdo solo il fatto di essere stato radiato. In pratica: l’ex di Brescia e Siena non può nemmeno giocare a calcetto. Detto così in effetti il tutto suona un po’ esagerato: noi grandi ex siamo per la linea dura, però la coca – si sa – non serve a molto come dopante perché ha un effetto limitato e poi addirittura, dopo il momento di esaltazione, provoca un calo psicofisico. E’ sbagliato drogarsi, soprattutto se si è sportivi, anzi lo è in genere: ma non è questo il punto. La domanda è: tra la “sciocchezza” di Bachini e quella di Mutu, che invece – involontariamente o meno – si è proprio dopato e per il quale si stanno spendendo calde lacrime perché sia lieve la pena, qual è la differenza?
3. Anche i grandi ex devono dare a Zamparini quel che è di Zamparini: abbiamo appreso da Carrozzieri che il presidente del Palermo non solo non lo ha licenziato, ma anzi lo ha aiutato allungandogli il contratto per un periodo uguale a quello della squalifica. Ovvero: i soldi che il giocatore perde adesso li recupererà in futuro, perché la filosofia del presidente rosanero è quella di star vicino a un suo giocatore in un momento di difficoltà. Grande Zamparini: possiamo proprio dirlo.Quanto durerà?
Marco Lombardo

di Marco Lombardo
La paura di Lippi,  la voglia matta di Hiddink e le formazioni di Spinelli.


1. Possiamo considerare anche Lippi un grande ex, in fondo: ex tecnico della Juve ed ex ct campione del mondo, visto che è tornato ct dopo essersi preso un paio d’anni di pausa. Ma Lippi è anche un ex tecnico dell’Inter e se qualcuno se lo fosse dimenticato, “Grazie Marcello” ha pensato bene di ricordarlo marcando visita ad Appiano Gentile nel suo giro pastorale in vista dei Mondiali. La scusa – “non ci sono molti italiani nell’Inter “ – è uno schiaffo alla sua intelligenza: più semplicemente, gonfiando come al solito il suo ego, il ct non è voluto andare in un posto dove, per evidenti motivi, non lo riveriscono come vorrebbe. Meglio Vinovo, dunque, perché possiamo anche considerare Santon e Balotelli degli apolidi, ma di sicuro gente come Cannavaro, Grosso, Camoranesi (…), la new entry Candreva sono italiani. E se per caso aveste dei dubbi potete sempre domandarlo a Blanc o al patriota (deve solo decidere la patria) Amauri.
2. Il giorno dopo le sconfitte della Juve ormai il palinsesto è sempre lo stesso: riunione straordinaria del cda, Ferrara appeso un filo, Bettega che passeggia a testa bassa, Secco che passeggia al telefono, Blanc che passeggia. Poi il “progetto” va avanti e quindi Moggi può dire che tornerebbe presto ma solo con Andrea Agnelli presidente perché gli altri sono tutti incompetenti e poi lui Bettega non lo saluta più. Domanda: davvero Hiddink non vede l’ora di arrivare a Torino?
3. A proposito del solito noto arrivano echi anche fuori Torino. Cosmi ieri si è dimesso misteriosamente dal Livorno perché improvvisamente stufo del presidente Spinelli. Nello stesso tempo Moggi ha dichiarato: “Io che faccio la formazione del Livorno? Non scherziamo. Spinelli è un grande amico ma vuole sempre fare tutto lui”. Il giallo insomma è quasi risolto, le soluzioni rimaste sono solo due: excusatio non petita o sillogismo perfetto?
Marco Lombardo

di Marco Lombardo
Il ritorno annunciato da Moggi,  il campo per conquistare l’Asia e l’orso Mourinho.


1. Praticamente ogni settimana ci arrivano via mail notizie sul Grande Ex del calcio, ovvero Lucianone Moggi. Ce le manda Stefano Discreti, professione opinionista (lo siamo tutti, noi ex), che tra un “clamoroso” e un “esclusivo” ci relaziona sui pareri che Moggi dispensa (legittimamente, peraltro) alla trasmissione Studio Stadio di Italia 7 Gold. Il canovaccio è fisso: l’Inter deve ringraziare Calciopoli se è ancora la squadra più forte, che il Milan gioca il più bel calcio d’Italia e i dirigenti della Juventus sono incompetenti (gli attuali, s’intende). Qualche variazione sul tema, tanto per bastonare nemici minori e blandire gente che potrà tornare utile. Questa settimana però Moggi ha aggiunto una chicca: “Nell’estate 2011 finirà la mia squalifica e tornerò nel calcio. Questo a molti da fastidio e spaventa. Un ritorno alla Juve? Non farò mai come Bettega. Con questa dirigenza che ci ha umiliati e che ha cercato in tutti i modi di farci condannare io non voglio avere niente a che fare. Con Andrea Agnelli al comando invece tornerei subito, anche per sdebitarmi con i tifosi juventini che in questi anni mai mi hanno fatto mancare il loro affetto”. Aspettando un parere autorevole da John Elkann, l’annuncio ci fa venire in mente una domanda: dov’è definita la proposta di radiazione che riposa da un po’ sui tavoli della Federcalcio? Si attende la solita chiara presa di posizione del presidente Abete.
2. Tra Inter e Milan è come tra moglie e marito: meglio non metterci il dito. Però il caos del calendario di coppa Italia e la relativa polemica tra le due società solleva un paio di questioni. Ovvero: a) anche se Inter-Juventus era già fissata di giovedì, come sostiene Adriano Galliani, occupare San Siro un giorno prima con un’altra partita forse necessiterebbe almeno di una comunicazione di cortesia all’altra squadra di Milano che usufruisce dell’impianto; b) quando si partecipa alle riunioni di Lega sarebbe meglio restare fino alla fine prima di gridare al golpe contro chi rappresenta i diritti delle società di serie A e che è stato regolarmente nominato anche dall’Inter. Poi ci sarebbe anche la terza: visto il campo di San Siro, rizollato o no che sia, è normale che una Lega che si definisce la Nba del calcio decida di farci disputare sopra quattro partite quattro in otto giorni? La risposta nella prossimo brochure sui piani per conquistare l’Asia.
3. Mourinho ci sta simpatico, non lo abbiamo mai negato: siamo i soli a pensarla così? Così come non ci siamo mai tirati indietro nel dire quando sbaglia. Ultimamente però l’impressione è che sia diventato come l’orso del Luna Park: una palla, un tiro. Sabato sera a Bari ha detto cose ovvie: l’Inter è stata spesso in difficoltà anche perché mancava praticamente tutto il centrocampo; Il fallo su Pandev era da cartellino rosso; il Bari senza già Ranocchia, con Bonucci espulso e senza più difensori di ruolo, negli ultimi 20 minuti avrebbe rischiato la sconfitta; il Bari però non meritava di perdere. Tutto logico, dal suo punto di vista ma non solo, però a leggere molti giornali sembra che Mourinho abbia offeso qualcuno. Considerato però che Ventura non s’è l’è presa, i giocatori pugliesi neppure e il Bari non sembra, resta un sospetto…
Marco Lombardo
(in esclusiva per Indiscreto)

di Marco Lombardo
Le colpe che Ferrara non ha, gli azionisti di Felipe Melo e il bar di Maifredi.

1. Adesso che si appresta a diventare un grande ex è giusto concedere l’onore delle armi a Ciro Ferrara, che ha sicuramente le sue colpe ma è stato messo in una situazione imbarazzante da quelle di altri. La triade juventina composta da Jean, Claude e Blanc infatti ha dimostrato che non basta aver studiato marketing per capire qualcosa di calcio, soprattutto quando c’è da fare affari con i lupi. Ad esempio: ci vuole tempo per definire un fallimento l’acquisto di Diego, ma se ricordiamo il modo in cui il brasiliano è arrivato a Torino si capisce che qualcosa già non funzionava. In pratica: a mercato non ancora ufficialmente iniziato, è bastato che il Werder facesse “bù” (ovvero “interessa anche al Bayern”), che l’uno e Trino decidesse di calare immediatamente i 25 milioni richiesti senza trattative. Risultato: alla Juve pensavano fosse arrivato MaraDiego, così come enfaticamente soprannominato dal quotidiano amico alla prima partita da 7. Domanda al quotidiano amico: ha sbagliato solo Ciro?
2. Altro capitolo è Felipe Melo: la cosa più sconcertante della partita di domenica non è stato il liscio che ha regalato il gol a Nesta, ma la sua reazione subito dopo il misfatto. Chiunque si sarebbe strappato i capelli, almeno per far vedere che gli importava. Ma siccome non li ha (i capelli) il brasiliano ha pensato bene di stare fermo, rassegnato, quasi non gli importasse nulla dell’accaduto. Ricordiamolo: è stato pagato anch’egli 25 milioni di euro e anche di questi Blanc dovrebbe rispondere ai tifosi. Meno male però che oggigiorno si risponde solo agli azionisti…
3. La cosa più triste dell’era televisiva è il campione-allenatore-arbitro fallito che si ricicla come opinionista in tv per sparare sentenze e lo diciamo facendo (in minimissima) parte della categoria, di opinionisti tivù s’intende. Tempo fa ci chiedevamo perché un tecnico che nessuno voleva più in panchina (non ci riferiamo a Maifredi) per manifesta incapacità potesse fare la seconda voce delle partite importanti pur essendo incapace anche con l’italiano, poi però abbiamo avuto la conferma che le tessere fanno miracoli. Questo per dire che Gigi Maifredi, oltre ad essere sicuramente simpatico e non avere tessere, nel suo curriculum però ha l’aver guidato la Juve all’unico fallimento della storia recente (settimo posto, fuori dall’Europa), prima di collezionare sette, dicasi sette, esoneri in giro per l’Europa. Per questo la reazione di Ferrara a Controcampo è comprensibile: quella di Maifredi (“La Juve con questa rosa doveva vincere lo scudetto”) più che un’opinione di un allenatore sembrava provenire da un bar sport. Anche Maifredi, in effetti.
Marco Lombardo
(in esclusiva per Indiscreto)

di Marco Lombardo
Pensieri da ex sulle ragioni di Balotelli, il diverso buu a Luciano,  un tranquillo signore e il paese del tifo contro.


1. Noi grandi e meno grandi ex abbiamo da dire su tutto, figurarci se potevamo stare zitti sul caso Balotelli. Intendiamoci: Mario, come dice il suo allenatore, spesso fa cose che non deve fare e dice cose che non dovrebbe dire, Però: se per questa volta avesse ragione? Certo, non su tutto il pubblico di Verona, generalizzare è sempre sbagliato. E dunque diciamolo: è il calcio italiano che fa schifo. In genere. O no?
2. In questi giorni il giocatore dell’Inter è stato unanimemente condannato, tanto che perfino il giudice sportivo si è convinto che un applauso ironico valga settemila euro in più di un insulto. Anzi: valga settemila a zero. Così come vale di più il “buu” cretino e meschino contro Luciano, giustamente sanzionato peraltro: i tifosi (si chiamano così nel calcio) dell’Inter insomma questa volta sono stati più razzisti di quelli di Verona. Eppure…
3. Eppure s’è vista una foto in questi giorni molto esemplificativa: Balotelli che esce dal campo e sullo sfondo un signore sulla sessantina, tipico padre di famiglia e fors’anche nonno, con la bocca spalancata, la lingua fino a metà campo, gli occhi iniettati di sangue. Urlava, e non importa cosa: forse “negro”, magari “bastardo”, può darsi “maiale”, ma – ci chiediamo noi ex – fa differenza? E poi, soprattutto: perché? Ovvio, perché Mario è Mario, perché il pubblico di Verona è civilissimo ma davanti a uno così perde la pazienza, mentre quello dell’Inter è un po’ bauscia. Questo ovviamente secondo il politicamente corretto tanto in voga. 
4. Se invece rovesciassimo il problema scorpiremmo che il fatto che stiamo qui a parlare ancora di una cosa del genere vuol dire che Mario è Mario, ma che nel calcio italiano non esiste solo Balotelli: ci sono Balotelli dappertutto. Ci sono Balotelli in Parlamento, dove a seconda del tifo o del bacino d’utenza, parte subito un’indignata interrogazione parlamentare. Ci sono sugli spalti, dove non si tifa mai a favore ma c’è sempre qualcuno che deve morire. Ci sono in campo, dove un giocatore su cento non protesta contro l’arbitro dopo aver falciato l’avversario con la gamba ad altezza d’uomo. E ci sono anche davanti a un ristorante a prendere a schiaffi la squadra che perde. Che schifo.
Vabbè, adesso però rassicuriamo tutti: stavamo scherzando. Tutta colpa di Balotelli, è lui che è Mario, non gli altri. E allora viva il nostro calcio, godiamoci lo spettacolo. Tanto questo weekend Balotelli non gioca.
Marco Lombardo

(in esclusiva per Indiscreto)

di Marco Lombardo
Un’Inter-Lazio mai vista, l’aziendalista Ballardini e i sogni alla Luca Toni.


1. Noi irriducibili lo siamo ancor di più in questo 2010, lasciandoci alle spalle un anno (quasi) tutto da buttare. L’ultima ciliegina ce l’ha regalata la radio nella partita finale del campionato che, ahinoi, risale al 20 dicembre. Insomma: Inter-Lazio è finita come sapete, in velocità di crociera per i nerazzurri e nel solito grigiore per i biancoazzurri, però – sentita alla radio – la partita è stata tutta un’altra storia. Per i due che si alternavano (ma perché?) al microfono l’Inter era in palese difficoltà, mentre la Lazio stava giocando proprio bene. “Manca solo il tiro in porta”, dicevano. Se fossero mancati anche i radiocronisti la serata sarebbe stata perfetta. 
2. A proposito di Lazio: la fine della vicenda Pandev ha messo alla berlina il pirotecnico (si dice così, no?) presidente Lotito. Il quale non ha gradito la richiesta di cessione fatta dal giocatore e lo ha messo fuori rosa perché “i contratti vanno rispettati”. Ci si chiede se al contrario, ovvero se lui volesse cedere un giocatore che non vuole andarsene, direbbe lo stesso, ma in ogni caso la figura più triste l’ha fatta il tecnico Ballardini, diventato aziendalista convinto e quindi ancora al suo posto nonostante la classifica. In pratica: Pandev per lui non era più un giocatore. Ma nel 2010, naturalmente, sentiremo criticare solo Mourinho. 
3. Evviva il mercato: finalmente possiamo occupare le nostre giornate riempiendole di cose inutili. Ad esempio ci ha rallegrato il ritorno di Toni in Italia, festeggiato dallo stesso con una frase storica: “Ho sempre voluto la Roma”. Sempre da quando?, uno si chiederebbe. Pronta la risposta: “Sempre da quando avevo deciso di lasciare il Bayern”, ovvero la squadra che aveva sempre sognato dopo la Fiorentina, che aveva sognato il giorno in cui aveva deciso di lasciare il Palermo, che era il suo sogno dopo il Brescia, il posto in cui sognava di andare una volta via da Vicenza. Non c’è problema, gli crerdiamo: anche noi sogniamo di andare alla Gazzetta dello Sport. Ma a scanso di equivoci lo diciamo prima.

Marco Lombardo 
(in esclusiva per Indiscreto)

di Marco Lombardo
Le scuse private di Mourinho, posti di lavoro interisti e la solita associazione a delinquere.

1. Il gruppo dei grandi ex del club “simpatia Mourinho” ormai è sul piede di guerra. E premesso che quando si passa agli insulti si passa anche dalla parte del torto, i nostri irriducibili hanno scelto di non presenziare alla conferenza stampa in cui il Grande Antipatico si è esibito in un “ho sbagliato” che ricordava i bei tempi di Fonzie in Happy Days. Mourinho insomma ha sbagliato ma si scusa solo in privato, i Nostri grandi ex hanno catalogato il tutto con un “non si scusa” all’unisono, perché ovviamente il branco ha sempre più coraggio del lupo solitario. Su una cosa però Mourinho ha avuto ragione: “Accetto che qualcuno dei vostri colleghi non sia venuto a parlare con me, spero però che non siano davanti alla tv per scrivere lo stesso il pezzo per il loro giornale. Sarebbe mancanza di personalità”. Ovviamente questa oggi risulta essere la solita provocazione di Mourinho. Al quale, tra l’altro, prima della condanna a mezzo stampa nessuno si è sognato di chiedere la sua versione dei fatti. Avrebbero potuto almeno chiamarlo, ma già: non hanno il numero di telefonino…
2. Solidarietà al collega Ramazzotti, insomma: beccarsi insulti gratis non è gradevole. Di sicuro qualcuno non ha fatto la cosa giusta se è vero che il collega era autorizzato a stare lì ma anche che Mourinho aveva detto da tempo che lì non voleva nessuno. Insomma, chi ha sbagliato davvero? Ma tranquilli: non pagherà nessuno. Al massimo si creeranno nuovi posti di lavoro.
3. Noi che non molliamo sulla lingua italiana e che non riusciamo ancora a digerire gli “uscito fuori” (c’è forse qualcuno che esce dentro?) dei colleghi della tv, ci indigniamo ogni volta che si legge di un processo sui giornali. Ad esempio Calciopoli, per il quale la condanna di Antonio Girando è stata rubricata con l’abituale “associazione a delinquere” (che sarebbe “per”). Ovvero moto a luogo che si può tradurre così: io mi associo con altri per andare a delinquere da qualche parte. Ma in effetti è giusto così: in fondo alcuni colleghi per uccidere l’italiano di solito si recano nelle loro redazioni.
Marco Lombardo

di Marco Lombardo
Il sempre vulcanico Zamparini, la realtà virtuale di Platini e il tifo di Ronaldo.

1. Maurizio Zamparini è uno di quei presidenti a cui la stampa non rifiuta mai il “vulcanico”. Così lui, a sua volta, non rifiuta mai le irruzioni verbali su giornali e tv (preferibilmente tv) per spiegare come il calcio sia marcio e lui sia l’unico che potrà salvarlo. Siccome lo dice da più di un ventennio probabilmente non ha trovato ancora la ricetta giusta, nel frattempo però ci prova esonerando allenatori in serie. Naturalmente ha ragione quando esonera e mai quando assume quello che poi esonererà, ma questo ovviamente non glielo dice nessuno perché il “vulcanico” è simpatico per definizione (a parte il dettaglio che a volte è sponsor di quelle stesse trasmissioni). E poi si attende sempre la prossima puntata di casa Zamparini, ovvero l’ennesima minaccia di lasciare il calcio. L’ultima è stata qualche giorno fa, quando l’auto di Cavani e Bertolo è stata colpita e calci e catene da due persone in scooter. “Se sono stati i tifosi del Palermo lascio la squadra” ha detto Zamparini. Tranquilli: resta.
2. Nella schiera dei grandi ex sicuramente c’è Michel Platini, che grande lo è stato davvero. Come presidente dell’Uefa però la valutazione è sospesa, anche se l’intemerata contro la tv fa un po’ pensare. “La televisione ha ucciso l’arbitraggio”, ha detto, “con venti telecamere intorno al campo quello che vede l’arbitro non è più la realtà”. La soluzione a questo punto sarebbe adattare il calcio a quella realtà, ma Platini non ci sente. Dunque restano altre due alternative: eliminiamo la tv o eliminiamo l’arbitro. Si, vabbè, ce ne sarebbe una terza…
3. Il Flamengo campione del Brasile è il trionfo della felicità di Adriano, che ha celebrato la sua seconda vita di campione nella favela in cui è nato. Alla festa anche il sodale Ronaldo, il quale – dopo aver promesso amore eterno a, in serie, Barcellona, Inter, Real Madrid e Milan – aveva garantito che avrebbe finito al carriera nel Flamengo poco prima di firmare con i “nemici” del Corinthians. E dunque, che ci faceva lì? “Come giocatore del Corinthians ho vinto campionato paulista e coppa del Brasile, come tifoso gli scudetti di Rio e del Brasilerao”. Giusto. Ma il vero trionfo è come faccia di bronzo.
Marco Lombardo

di Marco Lombardo
L’importanza di lasciare al momento giusto, la ricognizione di Cannavaro, le mani di Blatter e la telefonata che ha rovinato Moggi.

1. Nella vita meglio essere rimpianti che sopportati, meglio diventare insomma il classico ‘grande ex’. Succede tutti i giorni nei nostri uffici e succede anche nel calcio, dove però staccare dal lavoro è impresa sempre più difficile. Il messaggio che vorremmo diffondere in questa rubrica è di lasciare al momento giusto, perché nella vita ci sono tante cose da fare. Non ci riferiamo solo agli sportivi, ma questo è un sito di sport e quindi cerchiamo di rimanere in tema.
2. La vita dei calciatori si è allungata e c’è in giro gente di 37 anni che mette ancora il muso se un allenatore la mette in panchina per far giocare qualcuno più giovane. Il capannello dei reduci insomma non molla: è di questi giorni il giro di ricognizione di Cannavaro per reclutare in vista dei mondiali Totti e Nesta. In pratica: dopo 4 anni non è cambiato nulla nel calcio italiano, tranne che l’età passa per tutti. Totti sano è uno da portare in Sudafrica, il problema è che nessuno può prevedere quanto possa durare oggi Totti. Meno ancora Nesta. Ma soprattutto Cannavaro.
3. Il colonnello Blatter come il famoso ultimo soldato giapponese non demorde: “Mai la tecnologia nel calcio”, ha ordinato, “deve rimanere uno sport che dipende dall’uomo”. Per esserne certo, dopo aver fatto balenare la possibilità di apportare qualche novità per il Sudafrica per rimediare al furto francese contro l’Irlanda, ha deciso che ai Mondiali non ci saranno neppure gli arbitri di porta. “In fondo Henry va scusato”, ha concluso, “Anch’io quando giocavo da attaccante ho fatto qualche colpo di mano”. Il problema è che poi ha continuato, cambiando spesso le regole a partita in corso.
4. Quello che invidiamo a Luciano Moggi, oltre la grande capacità professionale (nessuna ironia), è la sua capacità di fare dello spirito. Ancora oggi, mentre lavora come consulente approfittando del fatto che nel calcio c’è chi gli deve tuttora dei favori e chi invece continua a cercare scorciatoie, riesce a tirare fuori le sue migliori battute su Calciopoli. “Non è mai esistita”, ha ribadito in questi giorni, “si è trattato soltanto di una serie di errori arbitrali”. Qualcuno pensa che purtroppo siano stati errori che per sfortuna hanno avvantaggiato spesso una squadra sola, guarda caso la sua. Ma volendo essere onesti bisogna dire che Moggi ha ragione: non si capisce infatti perché dopo tutta questa serie di errori c’è stata gente che ha continuato a strepitare per anni. Per risolvere il tutto si doveva prendere esempio da lui: bastava una telefonata. E’ stata fatta, anche se non ai designatori.
Marco Lombardo




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