Archive for the ‘Italo Muti’ Category

di Italo Muti
Le Generali che cambieranno, il circolo del petrolio e i taxi sudafricani. Continua a leggere »

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di Italo Muti
Dietro all’imminente dominio cinese del mondo c’è molto di più che manodopera schiavizzata e censura onnipresente, ma in Occidente ed in Italia chiudere gli occhi è la soluzione più comoda. Ma sì, creiamo simpatia con la Supercoppa…
Eppure dovevano essere i tartari, ma dal deserto spuntarono tanti omini gialli con bicicletta acclusa, pronipoti di Gengis Khan e dei suoi guastatori. Alcuni, rimembrando la storia dell’Impero Romano d’Occidente e delle guerre che furono, e delle scorrerie subite, la chiamarono orda. Sed fugit interea fugit irreparabile tempus. La ritirata d’allora non ebbe una replica in salsa moderna, vittima della globalizzazione e delle interdipendenze (Leontief dove cazzo sei?). E fu l’invasione morbida a basso costo e, l’abbiamo guardata, con benevolenza, senza sapere che stavamo mettendo il cappio al nostro debole colle. Un nodo scorsoio che nel tempo si è stretto con un crescendo rossiniano, ovviamente taroccato.
Alla testa dell’esercito cinese ci sono stati uomini dalla vista molto lunga come Zhou Enlai che, già nella conferenza di Bandung 1955, diede vita al gruppo dei non allineati, di cui diventò il portavoce, creando così anche la giusta sintonia. Sfruttando le manchevolezze e le ipocrisie occidentali, hanno senza sosta sostituito i vecchi padroni per dar corso al terzo colonialismo, quello democratico. La loro forza? La coincidenza d’intenti con i vari regimi islamici e totalitari dell’Africa: l’inutilità dei diritti umani, formando così la mezzaluna gialla. Proprio la controparte che gli occidentali chiedevano, inutilmente come fessi, per la concessione dei finanziamenti. A Pechino questi insignificanti dettagli non importavano, i capitali li detenevano in maniera pesante per cui, la conquista ebbe inizio.
Angola, Sudan, Zambia, Mali, Botswana, Gabon , Etiopia, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Nigeria, Madagascar, Sierra Leone, Senegal, Uganda: è la prima lista della conquista cinese. Rame, cobalto, petrolio, legname, ferro, coltan, questo è quello che vuole la Cina in cambio di ponti, strade, ospedali e armi, tante armi. In Sudan hanno armato tutte e due le parti in conflitto regolando poi la distribuzione dei profitti degli enormi giacimenti petroliferi che si trovano nella parte meridionale del territorio. I Cinesi però si sono portati dietro la manodopera direttamente dai simpatici Laogai, i campi di lavoro dove vivono molti detenuti. Orari massacranti per 100 dollari al mese più una branda fatiscente, prendere o restare lì, nell’accogliente campo di lavoro. Così riescono anche ad aumentare la disoccupazione locale, a meno che non lavori alle loro condizioni. Naturalmente, allo stesso tempo, hanno inondato di loro prodotti a prezzi stracciati il paese ospitante, facendo morire l’artigianato e la produzione locale.
Senza fanatismo ma solo con incredibile pragmatismo, hanno iniziato una corsa che li sta portando a soppiantare l’Occidente e a regolare i conti con l’Islam che, nei loro piani, è un inconsapevole alleato per sfiancare Usa e GB in una maratona senza via d’uscita. En passant, hanno già le mani nell’Argentina dove stanno investendo 20 miliardi di dollari comprandosi le ferrovie e il sistema energetico. Alcune aree di intervento cinese sono l’infrastruttura energetica e il treno ad alta velocità Buenos Aires-Rosario-Cordoba, la costruzione di 350.000 case in 5 anni, i progetti di viabilità nazionale. Altro intervento attualissimo l’accordo con la Moldova, esportatore di ragazze bionde, per un prestito di 15 anni al 3% fisso, ma questo, lo lasciamo per la prossima puntata.
L’Occidente intanto parla, vede ma non agisce. La Clinton riesce ad avere l’impegno di Pechino per la sottoscrizione degli Us Treasury Bonds in scadenza, ma chiude gli occhi davanti alle mancanze sui diritti umani e sulla conquista territoriale che sembra inarrestabile. Però facciamo tantissimi convegni, ci riempiamo la bocca di inutili parole mentre stiamo affondando non più in mare di cacca, ma nel Mare Giallo. L’equipollenza, studio sconosciuto? Come dicevano i Clash, “the crowd are bored and off they go over the road to watch China blow!”.
Italo Muti
Dentro la finanza

di Italo Muti
Pensieri cattivi su ribassisti, il bottino della Fiat, il diluvio dopo Armani e l’imposizione dello sci.

1. Passata è la tempesta? Siamo davvero fuori dal tunnel? Prima di gridare evviva, forse bisogna guardarsi bene attorno, procedere con passo felpato e non fare dichiarazioni spocchiose. La situazione è comunque fluida e i ribassisti sono sempre lì, pronti a intervenire e a seminare dubbi nel mercato, nei risparmiatori più timorosi e già proni sul sacro altare delle vittime sacrificali. I vari problemi vanno riportati nei loro giusti termini, anche quelli imeresi, simbolo di una delle caratteristiche italiche che rende la rinascita di questo Paese un’impresa improba.
2. Il Gruppo Fiat ha avuto un 2009 d’oro, anche se l’anno è stato difficile per molti, per quasi tutti, rendendo la vita comune una vera merda. I risultati sono lì belli freschi a dimostrare una ripresa consistente, della serie basta con le pezze al culo: +7,1% i volumi, +0,5%la quota del mercato europeo occidentale, migliori vendite dal 2001, lo stesso per Lancia e Alfa Romeo; in dettaglio , le immatricolazioni rispetto al 2008 sono state +79% in Germania, +12% in Francia e +14,2% in UK. Tutto ciò grazie ad un improvviso amore smodato per le automobili Fiat, per la nuova Punto e la nuova Panda? Una febbre che ha pervaso l’Europa? E’ questa l’Influenza A per cui bisognava vaccinarci pena la morte o l’incauto acquisto di una BMW? Considerati gli aiuti corroboranti sotto il nome in codice di incentivi alla rottamazione, visti i risultati economici, allora chiudiamo Termini Imerese e andiamo dove la produzione costa meno. Se la location era sbagliata, imbecilli ad andarci, se c’era un premio nascosto, allora non puoi andartene dopo aver preso il Grisbì. Se te ne vai, allora riconsegni allo Stato il maltolto con interessi.
3. Giorgio Armani ha una villa a Saint Tropez (oltre che in duecento altri posti), qui a Monte Carlo non l’abbiamo mai visto. Se venisse però ci piacerebbe chiedergli cosa ne pensa dell’eliminazione europea di una squadra di basket che costa circa 9 milioni di euro l’anno (il direttore di Indiscreto sostiene di più, ma a noi risulta questo) ed il cui presidente ha detto di considerare l’Eurolega come un allenamento. Un allenamento per arrivare al massimo, ma proprio al massimo, secondi in campionato come l’anno scorso. Finché ci saranno Re Giorgio ed il vantaggio fiscale nulla sarà toccato, poi il diluvio.
4. Proprio a duecento metri dal nostro modesto appartamento abbiamo invece incontrato un noto trader di diritti televisivi, che ci ha raccontato episodi illuminanti sulle scelte di programmazione delle varie discipline nelle emittenti italiane. Sia free che pay. Girato il materiale al direttore, che vedrà cosa farne. Di nostro diciamo solo che quella del libero mercato è una grandissima balla: non necessariamente chi ha più spettatori ricava più soldi. Discorso che vale sia a livello generale (buon esempio lo sci) che del micromondo calcistico: alcune società prendono più soldi non perché facciano fatturare di più alle pay-tv, ma perché minacciano di portare la gente in piazza.
Italo Muti
(per gentile concessione del’autore, la versione originale dell’articolo è in Dentro la Finanza)

di Italo Muti
Il terreno di caccia dei soliti noti, la replica del 2003, le puntate dei presidenti, la polisportiva di Blanc e i nostri auguri. 

1. Post di fine anno, in questo 2009 a due velocità. Esiste una realtà, piena di crisi, di paura, di mestizia, di illiquidità, di crediti negati alla piccola e media impresa e, un’altra versione, colma di illusioni, di una crisi che è passata, di visioni prospettiche giuste ma fuori luogo, pentiti mediatici sputtananti e prontamente sputtanati, di antidemocraticità governativa falsa e di incapacità governativa vera spesso in campo comunicativo. Tutto ciò condito all’ultimo istante con un freddo retrogusto innevato, ma non andino, quello no. Quello è terreno di caccia degli ottimati, coloro che non fanno del lavoro e del guadagno il loro cruccio ma il loro passatempo. Bere the da tazze comprate al discount o deglutirlo delicatamente da deliziose tazzine di Sevres, dovrà avere un giusto differente sapore o no?
2. Dal punto di vista finanziario, un anno che ha dato soddisfazioni dopo il minimo assoluto di marzo, copiando quasi simmetricamente il 2003, per cui, stock and fund picking estremo nel 2010, come nel 2004. La capacità di scelta sarà il fattore decisivo. La spinta rialzista ci sarà ma non sarà uniforme, anzi un primo periodo dell’anno pensoso e riflessivo farà da spartiacque e limerà le mosse degli indecisi. Una ripresa lenta e dolorosa dei paesi sviluppati farà da contraltare alla tumultuosità di quelli cosiddetti emergenti.
3. Qui a Monte Carlo atmosfera un po’ cupa, anche se non vediamo gente che fatichi a mettere insieme il pranzo con la cena. Complice l’aumento del tempo libero e la Svizzera che non è più la Svizzera di una volta, in questi giorni si sono visti qui più dirigenti del calcio italiano che ad una riunione di Lega. Qualche giocata alla roulette (quelli veramente ‘scimmiati’, fra cui un presidente illuminato, non vengono però qui), una visita alla escort di fiducia, ma soprattutto disposizioni date a voce a professionisti dell’elusione fiscale. 
4. Pettegolezzi sportivi raccolti all’aperitivo, senza alcuna pretesa di fare giornalismo (non lo fanno nemmeno i giornalisti, del resto), con varie fonti. L’eventuale Gran Premio di Roma non toglierà spazio a Monza, come ipotizzano i leghisti, ma sarà un colossale bagno di sangue per le finanze pubbliche (fonti: un lobbista di professione, che sta lavorando per una leggina ad hoc, ed un procacciatore di sponsor che presenterò al direttore di Indiscreto). Alemanno è pregato di fare meglio i conti: almeno cerchi di raccontarla giusta. Capitolo Roma-Unicredit: destra e sinistra hanno la settimana scorsa bloccato un grossissimo nome straniero (non stiamo quindi parlando del livello Tacopina), la Rometta ostaggio del pensionato Totti piace molto ai nostri politicanti mentre una società ambiziosa interessa meno. Al limite verrà coinvolto un imprenditore romano di frequentazioni bipartisan, ma la cosa non è imminente. Capitolo Milan-Ligresti: il costruttore ha varie ristrutturazioni, non edilizie, da portare a termine, ed il Berlusca cederebbe solo a lui. Tutto fermo sperando nei soldi Champions e nella benevolenza della Gazzetta. Capitolo Juve, qui molto amata: dicono che Blanc potrebbe essere chiamato dal Principe Alberto a costruire una polisportiva Monaco che punti ai vertici europei in varie discipline (basket, volley, atletica, tenendo il calcio al livello attuale). Non siamo nella testa degli Agnelli-Elkann, ve la vendiamo così. Capitolo Inter, di cui discutevamo proprio ieri sera con un ex suo dirigente ad alto tasso di livore: danno per scontato l’arrivo a giugno dell’altro Blanc, ma crediamo che abbiano avuto la notizia dai quotidiani italiani (non che sia falsa, anzi), ma soprattutto quello di Gourcuff ad una cifra a cui non vogliamo credere.
5. Cose di prima e seconda mano, tanto per cazzeggfiare. Adesso chiudiamo questo post un po’ dadaista, con un sincero augurio di buone feste a tutti coloro che sono passati da queste parti nel 2009, ringraziandoli per l’attenzione e per gli interventi, restando sempre proni verso la ricerca della verità, quantunque strana e perigliosa possa essere.
Italo Muti
(fonte: Dentro la Finanza)

di Italo Muti
Due cose su Pessina, la rabbia di Berna, la fuga dalla Svizzera, gli amici del Britannia, la finanza islamica, gli sceicchi milanisti, il prodotto di Sky, gli sportivi Totti e Balotelli.

1. Dopo il mitico Pessina e la sua lista, in bilico fra servizi segreti e il ruolo di vittima sacrificale, spuntano dalla nebbia i private banker elvetici che vanno ad offrire le liste degli investitori italiani che non hanno aderito allo scudo fiscale. La segretezza svizzera si dilegua al tempo della rumba mentre the italian shield colpisce sempre più forte nelle casseforti della cesariana Helvetia.
2. La rabbia di Berna sale a dismisura quando il piano italiano di bloccarne l’entrata nella white list diventa nota. Ma come, prima ci tolgono una delle nostre industrie più fiorenti, il silenzio bancario, ci boicottano i rimpatri giuridici perquisendo le filiali delle nostre banche in Italia, e dulcis in fondo, ci ostacolano il progetto di diventare trasparenti e puliti? In effetti a Roma, dopo avere avuto la quasi certezza del boom dei rientri di capitale grazie al maxi condono scudato, con le conseguenti entrate fiscali, hanno pensato di bloccare l’entrata della Confederazione Elvetica nella white list. 3. Se infatti, la Svizzera si adeguasse alle normative vigenti in molti paesi fra cui l’Italia, sia dal punto di vista bancario che di antiriciclaggio e di trasparenza, allora le aziende italiane potrebbero trasferire le proprie attività aldilà del confine, come in Francia per esempio, beneficiando di migliori condizioni infrastrutturali e di costo. La cosa temuta dal governo è la fuga dell’imprenditoria medio-piccola, specialmente lombarda, con notevoli ricadute su indotto e posti di lavoro.
4. Gli amici del Britannia hanno già alle spalle cumuli di coincidenze clamorose che ne hanno aumentato in maniera esponenziale portafoglio e potere, diciamo a partire dal 1992. SB è sempre stato un ostacolo che ha rotto le scatole e gli ha impedito di attaccare il cuore dell’azienda Italia in maniera totale. Questo spiegherebbe anche molte alleanze non proprio ortodosse del Cavaliere e, anche, alcune mosse non capibili a prima vista.
5. L’ultimo tassello settimanale è la presunta superiorità della finanza islamica. Come a Dubai? Come sulle loro piste invernali finte in mezzo al deserto? Certo che gli investitori internazionali che hanno massicciamente acquistato proprietà immobiliari in loco, si trovano adesso un capitale dimezzato, qualche banca europea a rischio incaglio e l’onda speculativa ribassista, una prateria da cavalcare.
6. A proposito di sceicchi, ma non dovevano comprare il Milan, la Juventus, eccetera?
7. Davvero qualcuno sta preparando una class action contro Sky per i campionati di serie A farlocchi che ha trasmesso (uno consapevolmente, secondo i promotori)? Nel caso, vorremmo partecipare…
8. Alla fine del derby romano ennesimo gesto di grande sportività dello sportivo Totti, ma i giocatori laziali non devono prendersela perché in fondo è un ragazzo (di 33 anni). La polizza sulla vita giallorossa della stipendiata (un milione e rotti a stagione) Sensi è lui, che se ne approfitta con la consueta arroganza: chi mai gli dirà che ha sbagliato? Un arci-italiano, degno del ritorno in Nazionale.
9. E chi mai dirà a Balotelli che ha sbagliato a simulare una gomitata al volto durante Juve-Inter, al di là del suo atteggiamento generale indisponente nei confronti di tutti? Sotto la Saras Moratti parla sempre e con chiunque (anche con Cozzolino), statisticamente potrebbe dire anche una cosa sportiva.
Italo Muti
(un’altra versione dell’articolo in Dentro La Finanza)

di Italo Muti

1. Alla fine arrivò lo scudo, immaginifica visione guerriera, icona del coraggio spartano alle Termopili. Sono passati un po’ di anni e, il significato intrinseco della parola, ha cambiato significato. Rientro di capitali protetto, tutto ciò che è stato esportato in conti esteri, paradisi fiscali compresi, the new meaning. Alla fine però, non hai l’obbligo dei tempi di Leonida (o torni con lo scudo, o sopra lo scudo). Se lo devono essere perso nel decreto.
2. Considerando the shield nel disegno complessivo della situazione, era inevitabile che un grosso condono andasse a convogliare risorse finanziarie nelle casse esangui dello Stato. Soprattutto quando tutti gli stati si stanno movendo nella stessa direzione. D’altra parte, imposte e tasse non possono essere aumentate, dovrebbero scendere per far crescere la massa monetaria disponibile.
3. La spesa dello stato non si può contrarre più di tanto, in maggior ragione se devono essere rinnovati molti contratti collettivi. Si potrebbe potare senza alcuna pietas tutti coloro che hanno una pensione di invalidità falsa. Non è una cosa impossibile, dei medici normalissimi potrebbero visitare a sorpresa tutti gli invalidi e notare se un vero cieco riesce a guidare un’automobile.
4. Inevitabilmente con la grande crisi in cui siamo immersi, lo scudo serve a reperire la materia prima, basta dirlo e indicarlo con il suo vero nome e non vergognarsene: condono.
5. Considerando anche che i prezzi delle materie prime, petrolio compreso target 100 dollari al barile, stanno salendo, le cose si sono appesantite visto l’aumento di tali prezzi non è dovuto all’aumento della domanda dovuta alla ripresa economica. Sarà colpa dell’anemia?
6. Interessante la considerazione apparsa sul Corriere della Sera: Rosella Sensi percepisce dalla Roma un ingaggio (1,1 milioni di euro l’anno) pari alla cifra spesa in questa stagione dalla società giallorossa per la campagna acquisti. Il vero problema, dico qui a Monte Carlo, non è tanto il debito astronomico quanto il creditore Unicredit che per altri suoi problemi ha necessità di rientrare. In uno scenario diverso la Roma non l’avrebbe toccata nessuno, ma ai tifosi va detto che non rischia nulla: qui a Monte Carlo è pieno di potenziali e romanistissimi interessati alla successione. La sciagura per la squadra sarebbe che Rosella restasse.
7. Tornando per un attimo allo scudo, quanti addetti ai lavori della nostra serie A ne beneficieranno? A occhio tutti quelli con un conto da ripulire: conosciamo la legge ed i dettagli del provvedimento, ma anche la prassi bancaria. Per cifre inferiori ai 10 milioni di euro il vostro funzionario di fiducia si guarda bene dal fare segnalazioni, è per patrimoni di altra taglia che si stanno studiando formule alternative. Insomma, il mercato immobiliare italiano dovrebbe avere un rilancio. Anche se qualcuno riuscirà a buttarli via aprendo il solito ristorante con il solito socio di ficucia.
(in Dentro La Finanza la versione integrale)

di Italo Muti
1. Si parla tanto di ristrutturazione bancaria, di visione complessiva del sistema del credito in Italia. Poi, scavando bene, si scopre che la cosa è diversa e molti difetti stanno nel, sul e dentro il manico. Un manico intoccabile, fra l’altro.
2. Milano è il centro finanziario italiano in cui sono presenti anche le banche straniere. Gli italiani hanno sempre diffidato di loro. L’espansione estera del credito è stata sempre difficile. Vere e proprie barriere all’entrata inizialmente, poi crollata la difesa istituzionale per legge uffici di rappresentanza pronti a diventare the head of strategy conquest, se vi era l’opportunità.
3. Gli ultimi anni di crisi ripetuta hanno comportato il ripiegamento se non l’abbandono del capoluogo lombardo da parte di molti di questi istituti stranieri. Citibank, Macquarie bank, Dresdner bank, Deutsche bank, tanto per citare alcuni esempi. Il ridimensionamento avviene con il classico taglio del personale, con la vendita dei rami improduttivi o con la cessione di immobili prestigiosi (sede di rappresentanza Citigroup, piazza Castello a Milano, 50 milioni di euro la valutazione).
4. Oltre alla ristrutturazione dovuta alla crisi, la permanenza o l’ingresso sono sconsigliati anche dall’eccessiva fiscalità e dal malfunzionamento dei mercati. In prima battuta, gli istituti esteri in caso di crisi salvano le attività e le filiali di casa loro. Infatti i primi a essere tagliati sono sempre gli uffici esteri con i loro dipendenti, in primis i consulenti.
5. Ma è proprio la concorrenza a essere non funzionante, non viene accettata dagli istituti italiani e dai loro sponsor, i vari poteri più o meno forti presenti in Italia. Forse si dovrebbe parlare di lobby o centri di interesse, ma i termini a ben vedere sono un’identità e non un’uguaglianza.
6. La cosa però non torna molto. Basterebbe infatti il ricordo del 2 giugno 1992, e della riunione tenuta sul Panfilo Britannia al largo di Civitavecchia. La divisione della torta Italia fu decisa lì, grazie all’ospitalità dei reali inglesi. Gli ospiti furono innumerevoli, le più più grandi ed influenti banche anglofile presenti sul mercato finanziario e alcuni personaggi di rilievo italiani che sono ancora sul proscenio.
7. Il must che venne fuori divenne una parola magica: privatizzazione. Tale processo farsa fu possibile grazie alle nostre banche che, in poco tempo, convogliarono molti risparmi privati verso questo nuovo processo.
8. Le stesse banche che hanno rifiutato l’aiuto del governo attraverso i Tremonti Bond.
9. Senza entrare in un esasperato dettaglio tecnico, come mai c’è stato tale rifiuto da parte di Banca Intesa ed Unicredit? Vista anche una ripresa che non si vede e di cui non si vedranno i prolegomeni se non in primavera inoltrata 2010…
10. Forse la ragione sta nel regolamento etico-finanziario voluto da Tremonti che le banche avrebbero dovuto sottoscrivere per accedere a tali bond. Una normativa che avrebbe potuto difendere il risparmiatore italiano dalle ennesime alchimie di ingegneria finanziaria dei nostri fantasiosi istituti bancari.
11. Un ritorno a quella finanza che ha portato sull’orlo del baratro il mondo, mascherata con altri termini, tanto per cambiare la musica ma non la sostanza. In pratica sarà il parco buoi a sanare i core-tier 1 dei vari istituti bancari.
12. Si allega il regolamento di Tremonti in modo da far capire tale strategia agli astanti più diffidenti ed anche, a quelli che ritengono lo scrivente uno che se la tira tanto (in realtà sono solo un discreto trader con ottimi amici) e che pensa di vedere più lungo di tutti gli altri.
13. Regolamento Tremonti, dunque. a) Contributo finanziario per rafforzare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 2) aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese; 3) sospensione del pagamento dei ratei del mutuo casa per almeno 12 mesi a favore dei lavoratori in cassa integrazione o che percepiscono il sussidio di disoccupazione; 4) promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; 5) adozione di un codice etico.
14. Cose tristi, direbbe il bocconiano (ma senza costrutto) direttore di Indiscreto: lui sì che ha capito tutto (forse delle scommesse, quanto al resto…). L’altro giorno ero ad una di quelle inspiegabili presentazioni di grandi banche di cui si dovrebbero produrre dvd da mandare al parco buoi. E chi ti vedo? Uno dei possibili acquirenti del Milan. Inutile dire che la semplice ed ipotetica trattativa lo ha trasformato da piccolo industriale a personaggio di rilievo: il calcio fa miracoli. Per il futuro rossonero la vedo come il direttore (Expo-Ligresti), ma non a breve: dovremo ancora per un po’ sopportare Ronaldinho ed i mediaservi che prima lo fanno sembrare una truffa ai danni del Barcellona ed adesso quasi un debosciato.
15. Giornalisti che non brillano nel raccontare le vere vite dei potenti, quando non ci sarebbe nemmeno bisogno di intercettazioni. Ascoltare i discorsi di Moratti e Montezemolo a margine di convegni e inaugurazioni (quindi fuori dai testi che qualcuno gli scrive) vi assicuro che è uno spettacolo che vale dieci Zelig. Il presidente dell’Inter è impreparato e vago su qualsiasi argomento, quello della Ferrari è sempre su di giri come un ragazzino e parla solo per battute. Nessun reato, ma un bravo cronista saprebbe rendere meglio di me il livello culturale delle persone che hanno in mano l’Italia insieme a qualche decina di illuminati. Forse il cronista ci sarebbe, ma l’editorialista ‘democratico’ stroncherebbe subito ogni forma di dissenso dalla linea unica.
16. Avendo una quota in una delle società di costruzioni interessate, faccio il tifo perchè questa nuova generazione di stadi venga costruita. In fondo non vivo né a Roma né a Milano né a Firenze: sono i loro abitanti che dovrebbero ribellarsi, ma vedo invece che manifestano a favore del padrone. Le persone che mi ispirano dicono che solo a Firenze qualcosa si muoverà a breve, fra un ricatto dei Della Valle e l’altro. A Milano e Roma le minacce serviranno ad ottenere altro.
Dentro la Finanza

di Italo Muti
1) Il Ministro Brunetta, che stimiamo, vuole o vorrebbe premiare le banche lungimiranti, quelle vicine alle imprese in questo momento specifico. Verrebbe istintivamente da chiedere quali, se si riesce a trovarne qualcuna che adeguata ai requisiti minimi.
2) Senza contare che, oltre alle imprese, ci sono le famiglie. Quelle le lasciamo da parte, non contano, sono superflue? Considerato che sono importantissime per la tenuta dei consumi, vorremmo sapere se gli istituti di credito possano essere vicini anche alle famiglie o se questa funzione è stata superata.
3) Il credito alle piccole imprese, per esempio, sacrificato sull’altare di quello concesso alle grandi o alle conglomerate: ne vogliamo accennare?
4) Per paura che le grandi aziende non rientrino a sufficienza o lo facciano con passo riflessivo, si è ristretto il credito verso le medie-piccole imprese, vero nerbo del tessuto industriale italiano. Ricatti, vessazioni, garanzie finanziarie giacchè quelle immobiliari contano molto ma molto meno. Vogliamo premiare le banche che hanno fatto le minori angherie?
5) Altro punto dolente riguardo la situazione del credito, gli investimenti con il capitale proprio fatti in precedenza e smontati ad ottobre-novembre 2008 e i prodotti proposti ai clienti con leve lunghe e derivati sintetici come sottostanti.
6) La situazione post fallimento LB provocò un’onda sisimica rilevante, amplificata in Italia dalle banche stesse. Il panico, la paura che altre banche fallissero, i timori sugli scoperti concessi alle imprese e alle famiglie, compresi i mutui per acquisto casa, hanno comportato vendite massicce di azioni, obbligazioni e titoli di stato da patre delle banche stesse.
7) Un flusso ininterrotto di vendite a prezzi stracciati tipo Unicredit, da 3,77 a 1,79 da inizio settembre a fine novembre, per esempio. Oppure obbligazione Goldman Sachs 2010 da 98 a 85 per poi tornare a 100. Si potrebbe continuare all’infinito, ma vedendo che le vendite ad ogni costo da parte delle banche dei propri asset ha comportato un discesa più forte di tutti i titoli scatenando il panic selling oltre alla paura del futuro che, oltretutto, ha impedito ogni mossa logica da homo economicus. Tanto una volta venduto, dopo tre giorni il denaro veniva accreditato sul conto corrente, del resto chissenefrega.
8) L’unica mossa valida sarebbe stato comprare titoli a prezzi stracciati, a meno che non si ipotizzasse il fallimento non solo delle banche americane, ma anche di Enel, Eni, Generali , tanto per stare in Italia. Chi ha comprato il titolo del leone a 10 e a 16 ha rivenduto, come lo vedete? Ha rischiato troppo?
9) Una puntata a parte meriterebbero lo smontaggio delle leve lunghe e i derivati sintetici come sottostanti di obbligazioni strutturate, magari quelle di bancoposta. Magari come puntata di Cialtronia, paese estremamente popolato.
10) Chissà se dopo Cirio, Parmalat, Argentina, Giacomelli, derivati, swap, per tacer dei soggetti principali, incomincerà l’era dell’etica finanziaria.
11) Nessuna procedura contro Italpetroli, diceva oggi a Milano il buon Palenzona. Vicepresidente di Unicredit, non un passante. Fioranelli bravissima persona, i giornalisti veri eroi dell’informazione. A fare insider trading dev’essere stato un soggetto non citato, ma non ci viene in mente nessuno.
12) Bei dividendi Finivest e Pirlo scaricato davanti al seggio elettorale, non volendo tornare sul caso Kakà: qualcosa non torna? In via del tutto eccezionale il direttore di Indiscreto aveva una notizia, ma non ha il coraggio di scriverla.
13) Moggi burattinaio del Bologna, come scrive la Gazzetta? Può essere, in un futuro prossimo. Per adesso c’è altra parte della via Emilia, con una vittima designata. Ricordando i bei tempi in cui Moratti era (o faceva) la vittima, lo definirei il Moratti dei poveri.
14) Un procuratore ben conosciuto a Monte Carlo deve sistemare decine di milioni di nero: la Svizzera lava ancora più bianco, ma in troppi la tengono d’occhio ed a settembre nulla sarà come prima. Amici di Jersey, battete un colpo.
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Dentro la Finanza)

di Italo Muti
1) La crisi è finita? E’ la domanda che molti soloni si stanno ponendo senza trovare una risposta adeguata. Bad news are coming, aveva detto Bob Doll all’inizio di gennaio, but…..wait for June. Ci siamo, ma le cose non hanno cambiato strada, l’hanno solo modificata.
2) Allora, come mai da inizio marzo è scattato un rialzo forte, in prima battuta un rimbalzo tecnico, che poi si è allungato?I famosi analisti ci hanno capito poco, se non nulla. Basta vedere qualche commento su yahoo finanza, la supercazzola tecnica tapiochissima. Se le cose sono così schifose perchè la borsa sale, con recuperi sui mercati emergenti interessanti?
3) La particolarità di questo rialzo consta nel fatto che è stato fatto senza volumi. Non c’è stata un’euforia travolgente, un’ondata di acquisti endemica che ha portato i titoli azionari in territorio verde con il passo di carica.
4) Anzi, il freno a mano era molto tirato, più che uno tsunami di domanda è stata una leggera onda di risacca. E’ stato un mercato specialistico, istituzionali che rientravano visto anche l’andamento dei tassi di interesse.
5) Un mercato in ipervenduto, tirato giù da troppi fattori, paura, panico e politica. Troppe azioni interessanti ed importanti a prezzi stracciati, bancari, ciclici, utilities. Eni a 12, Generali sotto i 10, per esempio, ma i valori dove sono adesso non sono ancora nulla guardando da dove arrivano.
6) Eni 28 e Generali 33, di strada ce n’è davvero tanta: e se qualcuno volesse comprarsele? Tanto tanto denaro. Sembra ieri che cadeva Lehman Brothers, con la lezione data dagli americani a russi, cinesi e arabi, facendo nel contempo scendere anche il prezzo del petrolio.
7) E’ già, proprio la politica, per i meno miopi, ha ripreso il sopravvento su molti altri fattori. Prendiamo l’affare Opel: ha vinto Magna, ovvero i russi con Sberbank, banca di stato moscovita, e Gazprom. La loro offerta non era la migliore, ma avevano tanto denaro da poter accettare la richiesta di GM di ulteriori 300 milioni di dollari per continuare a far vivere la fabbrica di Russelsheim.
8) La Fiat questo non poteva accollarselo, visto che c’è già Chrysler nel cestino. Ma il tornaconto russo è più complesso, ci sono infatti accordi commerciali con la Germania per il gasdotto del Baltico, che sarà costruito dalla Nord Stream dove Schroeder è nel vertice societario. Ma non è lo stesso politico della SPD che tifava tanto per Magna?
9)Eh si, ma anche i rossi mangiano, alla lunga i bambini stancano. Vedendola lunga è anche la rivincita di Putin dopo lo smacco di LB, saprà Barack rendere la pariglia o si accontenterà di fare pissi pissi e l’altro, democraticamente, si ritirerà?
10) Così i paesi dell’Est sono nella morsa tra Germania e Russia e l’unione Europea ha fatto la solita figura di merda. Basterebbe poi leggere il bel libro di Paolo Guzzanti, “Il mio Agente Sasha” per rendersi conto che il nostro orizzonte è cambiato, maledettamente cambiato. Non leggete solo libri di sport o di scommesse, se no diventate come il direttore di Indiscreto. Adesso riprendo in mano i suoi investimenti…
11) L’obbligazionario è interessante nei corporate, scegliere con cura la duration, magari inflation linked. Anche gli high yield sono interessanti. Occhio al paese. Lascerei perdere i paesi dell’Est.
12) Mala tempora currunt, per l’economia e per il calcio italiani. Fra qualche giorno, magari dopo le elezioni, Berlusconi e Galliani spiegheranno chi mai potrebbe spendere 400 milioni di euro per diventare il secondo azionista (quindi contando niente, essendo il primo Berlusconi) di un Milan ridimensionato al di là di Kakà.
13) A Monte Carlo la barzelletta della serie A non più competitiva per motivi fiscali, rispetto alla Spagna, viene presa per quello che è: una barzelletta. Qui si sono visti così tanti calciatori con valigetta da poter riempire un almanacco…
14) Fa ridere anche l’insider trading sulla Roma: incessante, pirotecnico, sempre con nuovi nomi, decisamente meno triste di quello solito. Qualcuno ha scritto ‘ai danni della Roma’, senza capire cosa sta succedendo. I danni li subisce solo il parco buoi che vende in perdita.
15) Mi hanno detto che un famoso club italiano, diverso dalla Roma, sarebbe nel mirino di uno con il baffo. Il momento per entrare è buono, gli ingaggi non sono morattiani. E i presunti compratori, stranieri, fanno meno paura degli arabi.
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Dentro la Finanza)

di Italo Muti

1) Prima di questo rimbalzo con fase laterale incorporata, la borsa italiana aveva avuto una discesa repentina e piuttosto forte. Molti si domandavano come mai, perchè, non trovando mai la risposta.
2) Forse perchè dovevano andare molto indietro nel tempo, con storie di cambiali lunghissime da onorare, memori del tempo passato, quasi come se Odino volesse tornare.
3) Forse che il ribasso era guidato da amici muslim però africani (con figli aspiranti calciatori, fuori tempo massimo) che abbassavano forsennatamente i prezzi per entrare al momento giusto. Entrare per sedersi meglio, decidere e ricambiare.
4) Per esempio in Unicredit (un nome a caso), Generali (altro nome preso nella guida telefonica)? E cosa dire della Fiat, sorella delle altre due?
5) Entrare pesantemente in queste vuol dire poi entrare nel salotto buono Mediobanca, quello che conta e che pesa a livello incrociato. Per comandare in Generali, basta essere forti nella controllante, costa pure meno.
6) Se poi a capo della controllante c’è una persona che hai tirato fuori dai guai, onorando la il salvataggio ricevuto molti anni a a parti invertite, allora il quadro è sempre più chiaro.
7) Se poi tu sei già dentro la controllante, ma vuoi contare di più, avere degli amici che ti spalleggiano e il presidente che comunque non ti è nemico, i sogni possono diventare realtà, anche nell’autunno della vita.
8) Ma le banche non subiscono questa maledetta crisi con varie esposizioni? Beh, se tu hai forti esposizioni verso gli aironi e, quest’ultimi, rientrano nella vecchia cara casa Alitalia, tutto si appiana e le opposizioni di principio di dileguano come neve ai tropici.
9) E’ vero che questo è tendenziale, ma le radici forti sono importanti, come i sogni che svaniscono.
10) Qui a Monte Carlo Flavio Briatore è ben conosciuto: potrei giurare che del Torino non gli importa niente. E poi Cairo che vende spinto dal bisogno è un falso mito: nonostante la fama di grande venditore i suoi giornali, essendo di target medio-basso, dipendono meno di altri dalla pubblicità. Magari si è solo stancato, ma questo è un altro discorso: comunque ad un alfiere del PdL la squadretta serve sempre.
11) Brutta aria a Sky, dove licenziano persone (non giornalisti, per questo non leggete in giro le solite lagne corporative) con un semplice sms: è accaduto dieci giorni fa. Ma cosa dico ‘licenziano’? Non rinnovano il contratto a termine, oggi si dice così.
12) Ma come si fa a scrivere che Michele Ferrero comprerà il Milan e pretendere di essere presi sul serio? Informarsi mai? L’uomo più ricco d’Italia ha tre passioni: a) il lavoro, incompatibile con il cialtronismo a tempo pieno del calcio italiano; b) la riservatezza; c) il Torino, a cui in passato ha dato silenziosamente una mano.
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Dentro la Finanza)



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