World Wide Webb

di Christian Giordano
Elogio dell’eclettismo. Uno dei più popolari giocatori del Chelsea pre-Abramovich, David Webb (londinese di Stratford, 9 aprile 1946) arriva allo Stamford Bridge dal Southampton, nel febbraio 1968, nell’affare che al “The Dell” porta Joe Kirkup.

Ai Saints invece era arrivato nel marzo 1966, in cambio di George O’Brien, dopo 62 presenze e 3 gol con gli O’s. A segno già al debutto nell’1-1 contro il Wolverhampton, rivale per la promozione, lascerà il club della South Coast con 75 presenze e 2 reti. Centrale di ruolo adattato a terzino destro, viene riportato al centro della difesa da Dave Sexton, già suo manager ai Leyton Orient, dove Webb nel 1965-66 aveva esordito da pro’ dopo gli inizi da dilettante nel West Ham United. Con la prepotente tripletta all’Ipswich Town nel Boxing Day (il giorno di Santo Stefano) del 1968 dimostra di non aver perso l’istinto per la porta. Ma quando, di lì a breve, viene acquistato il centrale irlandese John Dempsey, è lui, Webb, a infilarsi la maglia numero 2 lasciata libera da Kirkup.
Sulla fascia, però, i suoi limiti di velocità e agilità emergono brutalmente contro Eddie Gray, ala sinistra del Leeds United che lo ridicolizza nella (prima) finale di FA Cup del 1970, a Wembley, l’11 aprile. Dave chiude il calvario compiendo, davanti ai propri tifosi, un decisivo salvataggio nei supplementari; poi, nel replay del 29 aprile, davanti ai 100 mila dell’Old Trafford di Manchester, si prende la più gustosa delle rivincite. Spostato nel mezzo, accanto a Dempsey, corona una super prestazione infilando Gary Sprake sul palo lontano su lungo lancio di Ian Hutchinson. È il gol che vale la Coppa. Decisiva, però, anche l’intuizione di Sexton che in marcatura su Gray aveva dirottato il più adatto Ron Harris. Webb e Dempsey continuano a far coppia anche la stagione dopo, culminata con un’altra finale ripetuta, quella di Coppa delle Coppe ad Atene contro il Real Madrid: 1-1 il 19 maggio (Osgood al 55’, Zoco al 90’), 2-1 per i Blues due giorni dopo (33’ Dempsey e 39’ ancora Osgood per i londinesi, 75’ Fleitas per gli spagnoli). Quanto Webb sia votato alla causa del Chelsea, per cui occasionalmente gioca anche centravanti, si apprezza appieno il 27 dicembre 1971: infortunati i tre portieri, gioca 90’ tra i pali e chiude con il “clean sheet” (zero gol a referto) contro l’Ipswich.
Per lui, però, dopo 33 gol in 298 partite, l’aria dello Stamford Bridge si fa pesante in seguito alla partenza di Hudson e Osgood. Nel luglio 1974, per 120.000 sterline, approda così al Queens Park Rangers. In coppia con Frank McLintock nel cuore della difesa, raggiunge lo storico secondo posto del 1975-76 (miglior piazzamento nella storia del club), prima di svernare al Leicester City e al Derby County, entrambe retrocessi. Al Leicester City arriva nel settembre 1977 per 50.000 sterline dopo 116 gare coi ’Gers. Al Filbert Street, resta per poco più di un anno perché dopo 33 partite coi Foxes, debutta nel Derby County: 0-0 casalingo con l’Aston Villa il 23 dicembre 1978. A maggio 1980, lascia il Baseball Ground con 26 gare e un gol per i Rams.
Nello stesso anno, il tempo di scendere in campo 11 volte e a dicembre il Bournemouth, club di Fourth Division, lo nomina player-manager. Con lui al timone i Cherries terminano al quarto posto, l’ultimo utile per la promozione in Third Division. Ma la stagione successiva, dopo il 9-0 esterno col Lincoln City del 18 dicembre, viene esonerato. Nel febbraio 1984, quando s’era già messo in proprio come rappresentante, subentra a Bruce Rioch con il doppio incarico di giocatore-allenatore del Torquay United. La stagione si chiude con un lusinghiero nono posto, ma l’anno dopo, con la squadra ultima, Webb se ne va, non prima però di aver segnato un gol nelle sue ultime due apparizioni in campionato. Il 21 agosto 1985, firma come managing director del club, e chiama in panchina prima John Sims poi Stuart Morgan. Il Torquay chiude ancora ultimo. E come non bastasse, in quelle due disastrose stagioni accade di tutto: subito dopo il suo insediamento, vengono ceduti cinque dei migliori giocatori e altri, come Keith Curle, vengono svenduti o rimpiazzati con elementi di gran lunga inferiori; last but not least, dei tre colori sociali storici – giallo, blu e bianco – resta solo il secondo, e una tribuna del Plainmoor va a fuoco. Webb lascia il Torquay per il Southend United il 17 giugno 1986, ma abbandona a marzo ’87, due mesi prima che gli Shrimps conquistino la promozione alla Third Division. Richiamato nel novembre 1988, non riesce a evitare la retrocessione ma con due promozione consecutive (1990 e 1991) li riporta subito in Second Division. Che addirittura guidano per un po’ fino al gennaio 1992, prima di scivolare a metà classifica nelle ultime giornate. Webb si dimette a marzo e a fine stagione se ne va. Nel febbraio 1993 torna al Chelsea come manager con un contratto breve per rimpiazzare un altro ex Blue, Ian Porterfield. Ma il club è in caduta libera, e la squadra, senza vittorie in campionato da oltre due mesi, rischia di retrocedere. Sotto Webb, migliora un po’ e chiude 11esima. Ma anziché rinnovargli il contratto, la dirigenza lo rimpiazza con Glenn Hoddle.
Il buon lavoro svolto però non lo lascia a spasso. Pochi giorni dopo, in maggio, firma col Brentford, appena sceso in Division Two. Nel 1997, dopo quattro anni e due playoff chiusi con la mancata promozione in Division One, saluta il club del Griffin Park. Nel marzo 2000 scende in non-League, allo Yeovil Town, ma a settembre si dimette per tornare, per la terza volta, al Southend United. Lasciato poi nell’ottobre 2001 e ritrovato, nel novembre 2003, da traghettatore fra l’addio di Steve Wignall e l’arrivo di Steve Tilson. Nel dicembre 2005 rileva la società da Jon Goddard-Watts e ne assume la carica di presidente operativo. Ruolo da cui si dimette nel febbraio 2006, quando vende le proprie quote azionarie al presidente John Fry.
È, per ora, la sua ultima avventura nel calcio. Mondo nel quale ha cercato di sfondare anche il figlio Daniel, attaccante classe ’83 che il celebre padre cerca, senza troppa fortuna, di strappare alle serie minori. Nel settembre 2000 scuce 10 mila sterline per portarselo al Southend United, ma dopo le dimissioni paterne (ottobre 2001) i 4 gol in 39 presenze spalmate fra il 2002 e il 2002 non bastano per la conferma. Dopo un lungo girovagare, adesso gioca in difesa nel Salisbury, in attacco con Tubbs se le altre punte sono infortunate. E, come contro il “suo” ex Wimbledon, per l’espulsione di James Bittner nella ripresa, persino in porta. Come suo padre. O quasi.
Christian Giordano
Football Poets Society

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