Del Piero nello stretto

di Alec Cordolcini
L’Ajax sulle palle alte, il boato per Van Nistelrooy, l’ispirazione del Twente e la serata del Belgio.

1. Bilancio molto interlocutorio per le olandesi in Europa League. Dall’urna non erano uscite avversarie facili (ma ne esistono ancora a questo punto della competizione?), pertanto non è il caso di deprimersi troppo. Anche se l’Ajax sconfitto 1-2 all’Amsterdam Arena dalla Juventus non invita all’ottimismo, soprattutto alla luce di quanto visto in campo. L’Ajax gioca meglio, sfrutta bene le fasce, è pronto è reattivo in mediana; la Juventus invece vive di episodi. Il suo grande merito è quello di individuare e colpire con precisione chirurgica il principale punto debole della compagine olandese, ovvero la sofferenza sulle palle alte. Grandi i meriti di uno scintillante Alessandro Del Piero, giocatore che nello stretto e nella capacità di calcio possiede ancora pochi eguali. Luis Suarez è sulla strada giusta per diventare un giocatore del suo calibro, e lo ha mostrato anche ieri con una serie di spunti di notevole fattura. Gli è mancato solo il guizzo decisivo. A Siem de Jong è invece mancata la fortuna; il legno colpito ad una manciata di minuti dallo scadere avrebbe regalato un altro sapore al match di ritorno della prossima settimana. Per il giocatore originario della Svizzera, però, una delle migliori prestazioni stagionali. Pari la bella sfida tra i talenti di fascia Van der Wiel-De Ceglie; il primo è titolare della nazionale olandese, il secondo non ha il posto fisso nemmeno nel suo club. Che strana creatura il calcio. Uno sport dove talvolta non basta giocare meglio dell’avversario per vincere.
2. L’altra sconfitta della serata arriva da Amburgo, dove il Psv Eindhoven cede ad un rigore dei padroni di casa realizzato da Marcell Jansen. A tradire è il bulgaro Stanislav Manolev, solitamente tra i più brillanti del reparto arretrato olandese, ma ieri ingenuo nell’affossare Mladen Petric in area. Il resto è stato all’insegna del totale equilibrio. Due squadre organizzate, disciplinate ma che non rinunciano a pungere. L’ungherese Balasz Dzsudzsak, ormai una certezza nel Psv, regala il solito paio di assist, che questa volta però Ola Toivonen e Otman Bakkal non sfruttano a dovere. A 25 minuti dalla fine un boato dell’intero stadio accoglie l’ingresso in campo di Ruud van Nistelrooy, il grande ex. Andreas Isaksson però gli nega la gioia del primo centro con la maglia dell’Amburgo.
3. Un solo gol anche nell’altro incrocio olandese-tedesco, quello tra Twente e Werder Brema. Lo realizza Theo Janssen grazie alla specialità della casa, ovvero il suo sinistro affilato e potente. La sua botta da fuori area non lascia scampo a Tim Wiese, regalando ossigeno ad un Twente concentrato, attento ma indubbiamente non ispirato come un paio di mesi fa. Ed infatti c’è stato lavoro straordinario per Sander Bosckher, bravo a neutralizzare le conclusioni di Claudio Pizarro e Marko Marin. Un calcio piazzato di Kenneth Perez terminato fuori di un soffio ha legittimato il successo dei Tukkers, bravi nell’aver metabolizzato la filosofia sulla quale il tecnico inglese Steve McClaren sta puntando fin dal primo giorno del suo sbarco ad Enschede: quella del de nul houden, ovvero delle reti bianche. Una grande squadra costruisce i propri successi attraverso il gioco, ma le fondamenta vanno gettate dalla difesa. Altrimenti, nelle giornate in cui le cose non girano per il verso giusto, le partite finiscono come Ajax-Juventus.
4. Piccola parentesi per una grande serata; quella delle squadre belghe, due vittorie e un pareggio. Quest’ultimo arriva da Bilbao grazie all’Anderlecht, che contro l’Athletic conduce il gioco, apre le danze con un tocco sotto misura di Luca Biglia (dopo una travolgente cavalcata del 16enne prodigio Romelu Lukaku), subisce il ritorno dei baschi con Mikel San Josè (il portiere dei bianco-malva Silvio Proto poco reattivo), sfiora infine il successo con Lukaku. Soddisfazione finale comprensibile, ma vietato abbassare la guardia: i baschi in Europa League rendono meglio in trasferta (vedi contro Tromsø e Young Boys). Fortunato invece il successo del Fc Brugge sul Valencia, che paga a caro prezzo una papera del portiere Moya sul tiro senza pretese di Dorge Kouemaha, attaccante camerunese (ex Debrecen e MSV Duisburg) che sta attraversando un autentico momento di grazia. Il ct Koster ringrazia la propria buona stella, ma a volte contro squadre nettamente superiori ci vuole anche quella. Rocambolesco infine il successo dello Standard Liegi sul Red Bull Salisburgo; un 3-2 in rimonta che conferma tutta l’imprevedibilità dei Rouges, alla prese con una stagione zeppa di vertiginosi alti e bassi (con quest’ultimi decisamente preponderanti). Nei ventiquattro minuti finali lo Standard, sotto di due reti e subissato dai fischi dello Sclessin, ribalta il risultato con un rigore di Axel Witsel, un gioiello da trenta metri di Igor De Camargo e un’incornata di Witsel. Dopo Ronald Koeman, è toccato ad un altro tecnico olandese, Huub Stevens, essere clamorosamente beffato a Liegi. Ai valloni questi fiamminghi stanno proprio sul gozzo.
Alec Cordolcini
Radio Olanda

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