Chi si farà una Superpippa

Per chiunque abbia amato ‘Vacanze in America’ Crispino è il santo più volte nominato da un leggendario Christian De Sica-Don Buro. Per il calcio italiano Crispino è invece Marco, l’uomo che sta combattendo una guerra all’ultimo ricorso (quello del momento è al Tar del Lazio) contro il gigante Sky per i diritti satellitari del campionato di serie A dal 2010 al 2012.
Una guerra apparentemente senza senso, visto che Conto Tv trae la maggior parte dei suoi utili dal porno e che non ha la dimensioni per fare alle squadre o alla lega (visto che i diritti torneranno ad essere trattati collettivamente) offerte concorrenziali rispetto a quelle di Murdoch. Anche se di calcio Conto Tv ne ha trasmesso già tanto, dalle coppe europee alla serie C passando per amichevoli varie. Una questione di principio, quindi? Un idealista contro il monopolio? Un idealista che ha asserito di essere entrato nel mondo televisivo grazie ai guadagni fatti vendendo banner pubblicitari per siti internet (l’unico in Italia, evidentemente): il suo Superpippa Channel (davvero si chiamava così!), genitore di Conto Tv, sarebbe nato così. Senza fare allusioni oscure, diciamo subito che nella pancia del calcio (livello bassa A e media B) è convinzione diffusa che Crispino stia facendo gli interessi di Mediaset, entrando a piedi uniti sul suo principale avversario nel settore pay ma anche in quello pubblicitario di target medio-alto. Al di là di un ‘Cui prodest?’ evidentissimo, la valanga di ricorsi di Conto Tv è però fondata. Prima che Adriano Galliani tornasse ad esserne l’uomo forte, in seguito alla spaccatura con la B ed alla elezione dell’impalpabile Beretta, la Lega non aveva infatti spacchettato i suoi diritti satellitari e li aveva messi messi in vendita tutti insieme su una base di 570 milioni di euro l’anno. Solo Sky in Italia avrebbe potuto prendere un impegno finanziario simile, e così è stato. Poi i cambiamenti politici noti a tutti e la banale considerazione che dividendo il prodotto si otterrebbero due vantaggi: 1) Permettere l’entrata sul mercato di più potenziali clienti, con meno potere contrattuale di una controparte unica; 2) Incassare di più di 570milioni l’anno dalla somma dei pacchetti. Comunque finisca, una spina nel fianco di Sky, con i dirigenti dei club che al contrario di Galliani (quelli che si sorprendono che faccia gli interessi di Mediaset sono gli stessi che si sorprendono faccia anche quelli del Milan) non sanno per chi o cosa tifare. L’uovo da 570 milioni o la gallina da 800?
Stefano Olivari

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