Calciomercato sulla Fiat

di Libeccio
Il giornalismo dell’incompetenza, i miliardi siciliani, la valutazione di Lippi, l’argento di Mourinho e l’intervista esclusiva a Zico.

1. Finalmente anche il calciomercato di gennaio è finito, lo diciamo da appassionati di calcio che provano a leggere tutto. Esiste solo un’altra dimensione giornalistica in cui si possano raccontare tante sciocchezze senza colpo ferire: quella dell’informazione finanziaria, dove solo 10 giorni fa si poteva leggere su certi report di indiscutibile e riconosciuto livello giudizi su certe realtà industriali italiane del tutto campati in aria. Poi la Borsa improvvisamente crolla e quelle convinzioni spariscono di colpo, presto sostituite da scenari apocalittici. Non siamo giornalisti e nemmeno aspiranti tali, forse per questo continuiamo a pensare che la differenza dovrebbero farla il controllo delle fonti, la preparazione approfondita circa l’argomento trattato e il senso di responsabilità: sì, siamo un po’ ingenui. Avvicinare in questi mesi al Milan o all’Inter almeno 30 giocatori e poi scoprire alla prova dei fatti che il primo prende Mancini e la seconda prende Mariga (guarda caso mai accostati fino al giorno prima alle due squadre dalla folta schiera degli esperti di calcio mercato) non produce gran danni: solo qualche illusione o delusione da parte dei tifosi mercato-dipendenti. Dire invece che la Fiat sta viaggiando forte verso i 15 euro e poi ritrovarla in due giorni a 8 è, purtroppo per i detentori del titolo, tutta un’altra cosa.
2. A proposito di Fiat: sembrava lanciata alla conquista dell’America grazie al suo super Condottiero/Manager Marchionne e invece decide di applicare la cassa integrazione in ogni stabilimento del Gruppo e di chiudere Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano vive dal 1970 e in
tutti questi anni la Regione Sicilia ha destinato a quell’importante insediamento industriale (in un’area altrimenti depressa) enormi investimenti a fondo perduto. Parliamo quasi di 3 miliardi di euro in investimenti diretti e in infrastrutture, ai quali si aggiungono quasi due miliardi di euro investiti dallo Stato italiano. 5 miliardi di euro sono circa 10 mila miliardi di vecchie lire. Una cifra che consentirebbe allo stato attuale di comprare ogni marchio significativo del settore auto esistente al mondo. Ci viene da sorridere quando leggiamo delle capacità imprenditoriali di certi capitani coraggiosi. Coraggiosi con i soldi di noi tutti e tranne che con i loro. Qualche mese fa in alcune banche off-shore venne trovato un tesoro da ricondurre alla famiglia Agnelli ammontante a circa 3 miliardi di euro. A volte nella vita basta porre in relazione due fatti per giungere a delle conclusioni interessanti. Che tutto questo accada nel disinteresse quasi globale di politica e opinione pubblica la dice lunga sull’interesse smodato che gli italiani dimostrano per i fuochi d’artificio (fasulli) del calcio mercato.
3. In pochi hanno commentato le ultime dichiarazioni di Lippi, che denotano un cambio di posizione radicale circa il suo futuro. Prima Lippi riteneva che la sua esperienza con la nazionale di calcio fosse da concludere con la fine dei Mondiali in Sudafrica. Ora invece ha detto che potrebbe restare anche dopo. Evidentemente la situazione sempre più complicata della Juve, il suo nome avvicinato a quella società a far data dal giugno prossimo e le problematiche aperta dal fallimento della gestione Ferrara e del blocco di giocatori che è anche la base fondante della nazionale, lo hanno indotto a un chiarimento ed a una presa di distanza che non chiarisce nulla. Anzi, rende ancor più complicato il percorso di Zaccheroni nella Juve e apre forti dubbi sulla bontà del blocco bianconero per la Nazionale.
4. Gli allenatori italiani hanno votato Allegri quale miglior tecnico della serie A nella passata stagione (Seminatore d’oro). Il Seminatore d’argento è invece toccato a Josè Mourinho. Allegri è sicuramente tecnico molto bravo, però Mourinho l’anno scorso, al primo anno nella massima serie italiana, ha vinto in carrozza un campionato senza penalizzazioni, squalifiche, retrocessioni, eccetera. Hanno per caso rosicato, gli allenatori italici?
5. Molti anni fa un famosissimo giornalista sportivo, prima firma a quell’epoca della Gazzetta, pubblicò a tutta pagina un’intervista a Zico. All’epoca all’Udinese, dopo una delle più clamorose iperazioni di calciomercato (reale) della storia. Pochi giorni dopo, durante una trasmissione tv alla quale partecipavano insieme, lo stesso Zico lo apostrofò in questo modo: “Ho letto la mia intervista sulla Gazzetta e le faccio i complimenti. Peccato che io non l’ho mai rilasciata e la vedo di persona in questa trasmissione per la prima volta nella mia vita”. Quel giornalista è rimasto sulla cresta dell’onda a prescindere, diventando una star del mestiere ancora oggi. Per stare ai giorni nostri segnalo una dichiarazione di Mario Balotelli in coda alla premiazione di miglior atleta emergente dell’anno. Intervistato sul suo rapporto con i media il ragazzo ha testualmente detto: “Quando dico ‘a’, voi riferite ‘z’, e anche se sono davanti a una telecamera, siete comunque in grado di cambiare ciò che dico”. Ha già capito tutto, in anticipo sull’allora trentenne Zico.
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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