Beretta di piccolo calibro

di Stefano Olivari
Qual è la ragione primaria del mettere persone non competenti in un posto di responsabilità? Nel 99% dei casi è ovvia: permettere a chi sta dietro le quinte di decidere senza metterci la faccia, se non in caso di successo. Il presidente di Lega Maurizio Beretta è quindi solo una delle tante persone che ci presentano bene, con buona cultura e buone conoscenze, che ricoprono cariche importanti in realtà di cui erano a digiuno fino a poco tempo prima della nomina.
Giornalista Rai, poi responsabile delle relazioni istituzionali della Fiat e direttore generale della Confindustria prima di essere scelto come presidente della ‘nuova’ Lega Calcio nata dalla pseudoscissione fra A e B: quattro aziende di rara inutilità, volendo fare una facile statistica, una (la Fiat) addirittura dannosa e strafottente (ad Arese e Termini Imerese userebbero altri termini) nel suo chiedere sussidi pubblici. Un curriculum non certo da oppositore del sistema, di nessun sistema, che lo ha reso perfetto per una associazione dove comandano le stesse società di prima ed anche un democristianissimo Matarrese veniva percepito come un eversore. Per questo della vicenda delle date spostate unicamente per esigenze del Milan sono sorprendenti solo i commenti: ma come, avete accettato Galliani presidente della A (cioè del motore finanziario del sistema) e pretendete che non faccia gli interessi del Milan? Solo la gran parte dei giornalisti italiani, quella che sogna una Fiat a chilometri zero in uso per sei mesi e una marchetta su qualche giornale finanziato da Confindustria o a Rai-Mediaset, può credere che Beretta nel calcio conti qualcosa o che Galliani (squalificato per Calciopoli e massimo dirigente di una società che pagava in nero i giocatori) sia una figura autorevole e degna di rispetto. Ognuno fa i propri interessi, senza ironia: così può capitare che Ernesto Paolillo, amministratore delegato della società che ha buttato via più soldi negli ultimi 15 anni (indovinato, l’Inter), sia stato messo a capo della commissione per il risanamento finanziario (!) della Lega stessa: il circo del 75% dei tifosi si autogiustifica ai danni del rimanente 25. Il nucleo del problema è che gli attori protagonisti sono sempre due o tre: finché il Bari o il Chievo della situazione non pretenderanno la chance di vincere lo scudetto, almeno in prospettiva, comanderanno sempre quei pochi che mettono nel sistema i soldi necessari anche a Bari e Chievo. A noi va anche bene, qualche personaggio cialtrone di cui parlare lo troveremo sempre, ma non capiamo come mai (al di là di ragioni fiscali o di riciclaggio) ci siano presidenti che spendono milioni solo per essere presi in giro.
stefano@indiscreto.it

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