Monti naviganti

di Oscar Eleni
Il rifiuto di Stonerook,  i guanti di Armani, gli arbitri di Bologna, l’incompetenza intorno a Toti e le vacanze senza senso. Voti a tutti: Siena, Caserta, Milano, Avellino, Cantù, Treviso, Bologna, Biella, Teramo, Montegranaro, Roma, Cremona, Varese, Pesaro, Ferrara e Napoli.
Oscar Eleni incantato da Paolo Rumiz che volendo fuggire dal mondo ha finito per trovarne uno a sorpresa, una epifania nell’Italia vitale e segreta, quella che Simone Pianigiani dovrà esplorare con pazienza, seguendo le tracce di vomito lasciate da Meneghin (grande Dino  sparagliele in faccia ai quei sepolcri imbiancati) quando si è accorto che i naufraghi sperduti nell’isola di Circe, quelli che sono Proci a prescindere, erano gli stessi disperati arrivati a casa sua per chiedere aiuto, per  obbligarlo a coprire la lettiera federale sporcata dal tradimento di chi sapeva, ma taceva, di chi non voleva vedere, di chi ha scelto il veleno delle parole e della calunnia, la stessa che ora monta in una federazione dove chi sognava il posto di un Bertea e di altri gingilli romani sta facendo il diavolo a quattro, su  e giù per le montagne inventandosi persino lettere di rinuncia alla nazionale di Stonerook in inglese, no sembra aramaico ai calunniatori, forse lo hanno preso per un russo e hanno letto niet, forse hanno sbagliato cinema e si sono trovati davanti al gran rifiuto di un giocatore  che da Siena aveva fatto sapere di non essere pronto per una stagione completa (parola di Recalcati quando volle giustificare la non chiamata per la Spagna dopo l’infortunio di Rocca ad inizio preparazione europea), questione di età e fisico, ma che nascondeva anche tensioni antiche e chi frequentava Azzurra doveva ben saperlo.
Fiabesca bellezza dei paesaggi, umani e naturali, dice Rumiz nel suo libro edito da Feltrinelli, rabbia per il potere che lo ignora perché bisogna partire dai monti naviganti per scoprire un paese diverso e , forse, bisogna partire dai ragazzini che in un angolo del palazzotto di Brescia, serie A dilettanti, inseguivano felici un palloncino da buttare nel canestro appeso al muro, mentre sul campo i “ grandi” si davano da fare per la gloria di un campionato minore dove quasi tutti sembrano divertirsi più che  nelle gelide arene della serie A. Per solidarietà con Avellino hanno spento le caldaie al Palalido costringendo persino Armani a guanti, sciarpa e vino speziato, hanno reso gelide le tribune che non dovevano essere ripulite dalla neve, ma soltanto dalla polvere.
Dal mare alla Drava, dal Tagliamento al Vajont, dal Piave all’Adige e poi all’Inn,Valtellina, Chiavenna, Ticino, dal Rosa al Bianco, da Savona al Trebbia, dal Sannio all’Ofanto,  dagli Alburni al Pollino. Bel giro, belle visioni, lontano da tutto dagli arbitri superuomini che fischiano da dietro, vedono quello che altri non possono individuare e poi scatenano tempeste come quella di Bologna, anche se Treviso aveva dominato e la Virtus ha scoperto di essere una squadra con poco talento offensivo che avrebbe bisogno, sempre, di super mastini difensivi per salvare le sue partite quando entra soltanto il tiro di Vukcevic.
Monti Naviganti per le tattiche “ ripugnanti” di Matteo Boniciolli uno che alla fine della corsa, speriamo il più tardi possibile, ci racconterà davvero cosa lo spinge a cercare l’anima di giocatori e di società che non sanno nemmeno da che parte si comincia e, come urla l’amareggiato Attilio Caja, faccia attenzione all’incompetenza che circonda Toti (lui, Artiglio, cita il solito avvocato che comincia per Ti, ma questo lo hanno aggiunto l’autore dell’articolo sul giornale romano, e il Bottai che guarda gelido la prateria dell’Eur, ma che non sembra avere la competenza, anche se la bocciatura alla Virtus non dovrebbe fare testo).
Siamo felici per il ritorno sulla sabbia dorata di baia Flaminia della Scavolini che ha resistito  sull’orlo del burrone di monte Ardizio e aspettando Williams, credendo ancora in Van Rossom, è uscita dalla buca portandosi dietro anche il sorriso di Green.
Non avendo voglia di aspettare l’assemblea di Lega, dove non hanno portato  un maestro Muti per cambiare certe facce e certi umori, legati, parlando di organizzazione delle società, soltanto alla cena del Diana dove Paola Porelli non ha voluto dimenticare chi aveva voluto davvero bene all’avvocatone, soltanto a quei personaggi che brindavano nell’ultimo tavolo in fondo, vi serviamo le pagelle per la sosta infame, quella che il basket non avrebbe mai dovuto fare perché i calciatori hanno un motivo per fermarsi, considerando  la neve e d il resto, mentre chi gioca nelle palestre aveva il dovere di rendere  meno noiose le feste come direbbe il commissario Adamsberg che faceva il turno di notte fra il 24 e il 25 ottobre, giornate per litigi, omicidi e suicidi.
Per fortuna i peccatori andranno comunque in palestra, peggio per  noi se non abbiamo alternative e certo non perdoneremo mai chi ci propone dal solito trespolo il grande sport di SKY partendo dall’amichevole per beneficenza della Miccoli All Star contro non sappiamo cosa. Roba da matti, da restituzione di una quota dell’abbonamento. Certo, direte voi, in certi palazzi l’inverno si sente e come, ma la rabbia viene pensando che soltanto il basket regala tante vacanze spesate ai suoi professionisti tutelati dalla GIBA, a proposito abbiamo fatto il conto degli italiani obbligatori in squadra e della loro targa più nota come N.E., un bel gruppo accidenti, tanta gente da pagare ogni mese per fare la controfigura in allenamento. Per  i cestisti non da nazionale esiste un’estate bella lunga, quella dove in tanti hanno organizzato campi di non istruzione per bambini incantati dal nome e non in grado di farsi restituire, nella maggioranza dei casi come tuonava il professor Nikolic, la quota lasciata nell’ufficio reclutamento. L’inverno doveva essere soltanto di piacere agonistico. Pazienza. Ci si rivede a gennaio anche se Biella ha organizzato per il 30 dicembre una amichevole con il Maccabi che farà bene ad una squadra andata fuori giri  appena l’incenso è arrivato nella nuova arena.
Pagelle di squadra, scegliendo l’uomo della prima parte nella stagione,  segnalando il voto all’allenatore in base alla formula Peterson, dieci a prescindere da certe ripetizioni in telecronaca, dieci a lui a Caja e Boni, vere novità catodiche, una formula che considera zero e quindi ben fatto il lavoro senza sorprese, per questo Pianigiani avrà poco più di zero, mentre si andrà su più o meno uno e due per chi sbraca  quando deve fare  il suo.
Pagelle cari amici, ma noi ci sentiremo ogni settimana, a meno che i titolari dei siti che ospitano queste lacrime di Allah non vadano in vacanza godendosi le peggiori feste possibili, alla ricerca dell’angolo oscuro che un giorno ci proposero da Treviso e che mai abbiamo visto illuminato.
SIENA 10, meglio 11 come le vittorie in un campionato dove chi doveva sfidarla ha preferito  ignorare l’ostacolo, insomma in giro non c’è stato nessun presidente con il coraggio di Ettore per scendere davanti alle porte di Ilio affrontando il pelide Achille che, come sappiamo  aveva un tallone da colpire, ma sembra che al Montepaschi non abbiano talloni adesso che hanno domato persino il tipo Hawkins. Per Pianigiani il più 5 petersoniano che nel suo caso è il massimo dei massimi. Adesso gli toccherà fingere di essere felice per la fatica con Azzurra, almeno fino al giorno in cui scoprirà che non abbiamo un regista ed un pivot decenti.
CASERTA 9 alla società, 8 alla squadra, più 5 a Sacripanti, una lode per la coppia italiana Di Bella- Michelori, con tanti saluti a chi li ha scaricati  in passato.
MILANO 8 perché è uscita dalla buca dove non sentiva gli ordini del maestro Bucchi (più 4), perché pur non regalando emozione si è scoperta comunque squadra appena la natura ha eliminato il doppione più pericoloso, quell’Acker che ora aspettano, ma che non aggiungerà niente se toglierà qualcosa al Bulleri appena ritrovato. Uomini della squadra Mordente, altro ripudiato da chi non ha mai meritato niente, e il Mason Rocca che ci avrebbe aiutato con Azzurra se soltanto i tornei internazionali non si giocassero senza pause.
AVELLINO 7 alla squadra, 9 ad Ercolino e al suo eterno sorriso che non vuol dire essere sempre contenti, un applauso al veterano Pancotto ( +1), un bentornato ad Akyol che è la chiave navigante.
CANTU’ 10 al Trinchieri (+4) coraggioso, al solito Arrigoni che borbotta, ma sa dove mettere la pila per scoprire il sommerso. Lode al Mazzarino speciale.
TREVISO 9 al progetto, 9 ai ragazzi buttati nella mischia partendo da Alessandro Gentile, 6 al Vitucci (-1) che non deve avere pietà per chi sgarra, per chi è troppo bambino anche da grande. Uomo chiave Neal e ci ha smentito, così come Kus.
VIRTUS 6 per la fatica di mettere insieme arte e sudore, bravo come sempre Lino Lardo (0 petersoniano). Bravissimo Vukcevic, ma per  questo gruppo occorre un ritocco per la nuova annata, altrimenti saranno dolori e non ci vengano a dire che manca il pubblico per poi investire.
BIELLA 5 globale per  le cadute e le risalite, Bechi (+2) torni ad usare il rostro anche con  quelli che non lasciano tranquilli i giocatori attesi dalla fatica prima che dalle belle copertine. Voto Chessa più di Aradori, ma certo Soragna insegna ancora a stare al mondo.
TERAMO 7 e un bel 9 a Capobianco (-1) che ha resistito a tutto, anche alla tentazione di prendere per il collo i ragazzi d’oro. Il suo uomo chiave è stato Hoover o, forse, Antonetti.
MONTEGRANARO 6 per la dura digestione del sistema Frates (-2), di situazioni complicate dal dolore fisico. Ci leghiamo  a Brunner e farebbero bene a farlo anche i suoi compagni.
ROMA 3, 5 a Gentile (-5) per non aver capito subito che le cose si sarebbero messe male dopo lo slancio in partenza, perché gli manca ancora l’arte per insegnare, non certo quella per farsi seguire. Solo Winston ha retto l’urto, ma che pena. Per Boniciolli un + 2 conquistato a Varese, ma anche un più 10 sulla fiducia.
CREMONA 7 per l’entusiasmo  che spinge una squadra amante dell’attacco, con un allenatore come Cioppi (+2) che non si è fatto spaventare dalla nuova arena. Bene gli americani, ma del Cusin da 0 su 6 a Milano cosa dire? Già caro Pianigiani.
VARESE 6 per il lavoro di ricostruzione tenendo presente la varesinità, bravo Pillastrini ( – 1) anche se qualcosa gli sfugge e gli manca da quando Slay è diventato un fantasma nell’opera dove difendiamo Childress dalla vecchiaia.
PESARO 6 perché anche quando perdeva non giocava mai male, resistente il Dalmonte (-3) cocciuto che non ha mai fatto un passo indietro anche quando tutto andava  male. La sorpresa Van Rossom come bibita per andare al mare con Williams.
FERRARA 4 come i punti accumulati, anche se crediamo sempre in Valli (-7) che è lo stesso della promozione e dell’ultima stagione. Gli aut aut presidenziali hanno fatto davvero male, forse come il Jackson  che nascondeva la debolezza mentale del gruppo senza un vero regista.
NAPOLI ci asteniamo da qualsiasi commento, questa è proprio gente da meno 8, a parte l’allenatore giovane che ha resistito, a parte quelli che sono andati in campo a Teramo evitando la farsa.
Oscar Eleni
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