Una settimana da Jura

di Stefano Olivari
Trecento in birreria, il meccanico Gianelli, la Seconda Divisione, due tiri con i jeans, l’entusiasmo di Mestre, la cena Mobilquattro e l’abbraccio con Gamba.
1. Un quarto di secolo fa Chuck Jura lasciava l’Italia, dopo una discreta stagione con il Master Valentino Roma conclusasi con il pagamento in…pelliccie (!). Una breve apparizione nel 2001 per una partitella fra amici e poi la ricomparsa lo scorso 20 novembre per salutare i vecchi tifosi di Milano, Mestre e Bergamo. Nessuna celebrazione, solo un appuntamento dato su Facebook per trovarsi in una birreria milanese. Annuncio semiclandestino, un po’ da rave party, con la passione che ha travolto tutto. Trecento tifosi Mobilquattro-Xerox presenti, con trenta anni e qualche chilo in più. Trecento faccia a faccia, con la colonna sonora di ‘Lotta-Jura-senza-paura’, in cui ognuno ha spiegato il proprio personalissimo Jura a Jura medesimo.
2. Il ‘che fine ha fatto?’ non è stato negato a nessuno degli americani in serie A negli anni Settanta e Ottanta. Il bello è che Jura ha mantenuto contatti con quasi tutti. John Brown, compagno a Mestre, dopo varie vicissitudini familiari si è risollevato. John Gianelli, colonna del Billy Milano e compagno di camera nelle nazionali master, è stato truffato da un consulente e ha perso anche la pensione NBA: adesso fa il meccanico. John Sutter, faro del Brill Cagliari, lavora in Florida come impiegato in un parco di divertimenti. Mel Davis, ben ricordato a Novara e Milano, si occupa dei sussidi che la Nba eroga ai suoi ex. John Garrett, amatissimo a Gorizia, vive da eremita fra i monti e gli orsi. E Jura? Dopo avere avuto fortuna con alberghi e ristoranti, vive da ricco pensionato fra il Nebraska e la Florida.
3. A fine serata la sorpresa: un gruppo di amici gli ha annunciato di avere formato una squadra con il suo nome, che si affilierà alla Fip e nella stagione 2010-2011 parteciperà al campionato di Seconda Divisione in Lombardia. Ne fanno parte giocatori scarsi ma anche ben quattro ex compagni di squadra dello Jura giovane: Luigi Brambilla, Stefano Pampana, Pino Maccheroni e lo sconosciuto (da noi) Sam Martin. Dentista a Columbus, ma soprattutto ai suoi tempi grande tiratore all’università di Nebraska. Stella della ‘Chuck Jura’ sarà, manco a dirlo, Chuck Jura, che l’anno prossimo si fermerà almeno un mese insieme all’amico Sam e disputerà quattro partite.
4. Un’altra serata emozionante tre giorni dopo, al Cambini nella palestra intitolata ad Aldo Giordani. Lì si allena e gioca la Pallacanestro Milano, la società in cui lui è stato dal 1972 al 1979: C Regionale, ma il budget è buono e la passione messa in campo dal presidente-allenatore Daniele Cattaneo enorme. Si punta alla promozione, ridiventando così la seconda squadra milanese, ma nessuno dei tanti bambini presenti ha chiesto della C2 o di vecchie storie. Per tutta la sera, prima di un’amichevole in scioltezza (dove Jura ha disputato qualche minuto con…i jeans), hanno chiesto all’ex campione consigli e suggerimenti tecnici. Serata di basket puro, conclusa a notte fonda in pizzeria in con un’altra vagonata di storie (non per bambini).
5. Intanto la voce di Jura in Italia si era sparsa, fra l’indifferenza dei giornalisti (alcuni dei quali suoi sedicenti grandi tifosi) e l’entusiasmo di chi lo ha visto giocare davvero. E così la giornata a Mestre si è trasformata in un bagno di folla clamoroso, con ovazione all’arrivo alla palestra Kolbe. La promozione dalla A2 della Superga nel 1981 e la buonissima stagione in A1 della Jesus Jeans sono state ricordate con i toni del mito in una realtà che non si è mai sentita rappresentata dalla Reyer e dove stanno nascendo tante iniziative interessanti. Jura ha ricordato i tempi di Pieraldo Celada, di Massimo Mangano e di un palazzetto dove trovare posto era impossibile.
6. Ritorno a Milano a casa dell’amico Giorgio Specchia e cena Mobilquattro-Xerox nello storico ristorante della squadra: ai tempi si chiamava Mico, adesso ‘Da Giovanni’. La citazione non è la classica ‘marchetta’ ma è doverosa, perché Giovanni Loi altri non è che uno dei camerieri di quell’epoca d’oro. Motore della serata il presidente Tino Caspani: il signor Mobilquattro ha voluto riunire tutti i giocatori che si sono resi reperibili: Zanatta (ora manager), Farina (assicuratore), Papetti (medico), Guidali (imprenditore), Crippa (dirigente d’azienda), Maccheroni (dentista), Pampana (imprenditore), Brambilla (consulente aziendale), oltre ovviamente a Jura. Gli unici fra i presenti rimasti a tempo quasi pieno nel basket sono l’allenatore Dante Gurioli e lo storico massaggiatore Natale Redaelli. Nessun sapore amaro da rimpatriata, perché tutti hanno avuto successo fuori dal campo, ma solo dolci ricordi di una squadra che girava attorno alla sua stella e ne era orgogliosa.
7. Chiusura con gita a Bergamo, per tanti saluti a tifosi che gli hanno fatto ricordare la Sav messa insieme da Dante Signorelli: Recalcati allenatore, in campo Kupec, Meneghel, Natalini, Giommi e un giovane Flavio Carera. Poche ore prima della partenza per gli Usa lo ‘Sceriffo’ (in realtà lo sceriffo era suo padre) non ha resistito al richiamo del suo vecchio parquet ed ha assistito ad Armani-ScavoSpar su invito dell’Olimpia. Abbracci a Sandro Gamba ed Alberto Merlati, poi un inaspettato applauso di tutto il Palalido dopo che lo speaker aveva annunciato la sua presenza. Standing ovation da brividi, di quelle che di solito preludono ad un addio. Invece questo per Jura è stato un arrivederci. Novembre 2010, Seconda Divisione, palestra Forza e Coraggio, a sessant’anni compiuti. Perché i grandi amori non finiscono mai. 
Stefano Olivari
(articolo pubblicato su Superbasket)
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