Tempo da lupi

di Oscar Eleni
Le dimissioni di Galli, la nomina di Pianigiani, il freddo di Avellino, il molare Acker, il sudore di Capobianco e le scelte alla Boniciolli. Voti a: Gentile, Recalcati, Petrucci, Bulleri, Ere, Aradori, Messina-Scariolo, Marion Jones, Fiba, tivù e Meneghin.

Oscar Eleni da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti aiuta nel dolce risveglio molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere.
Nostalgia maiala dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il Galli, allenatore femminile al Geas, va in mezzo al campo, dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come Nando Gentile messo alla berlina dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di “ amici e consiglieri” del frastornato Toti, allora si può immaginare che appena il nuovo perderà una o due partite ricomincerà il tiro al piccione. Per fortuna Nando, nell’uscire dalla porta principale come il rapinatore di Inside Man, ha fatto anche qualche nome di giocatori con due facce e fra questi, purtroppo c’è anche il triste Hutson che si è tirato dietro il Jaaber diventato bulgaro nello stesso giorno in cui gli hanno detto che Jennings faceva l’eroe a Milwaukee. Stesse pitture sulla pelle del Cassano frastornato da Lippi.
Inutile tirare avanti dopo troppa birra, troppo anestetico, una razione esagerata di idromele, meglio esprimersi con pensieri brevi per arrivare al bersaglio grosso. Non riusciranno mai a convincerci che Dino Meneghin ha voluto prendere in giro il presidente del Coni Petrucci chiedendogli prima di sostenere l’idea dell’allenatore di Azzurra a tempo pieno e poi calando i bragoni sugli scarponi appena si è trovato davanti all’aut aut dell’agente di Pianigiani. Non è vero che Petrucci ha tifato per Sacripanti che non conosce e quindi non può apprezzare, ma è vero che gli sarebbe andato benissimo Repesa a tempo pieno perché si può fare anche a meno del consenso di una associazione allenatori che rimase in silenzio quando a Roma decisero di portare in tribunale Riccardo Sales.
Alla domanda perché la pallavolo abbia scelto Bologna ripudiata dal basket potremmo rispondere che loro sanno sempre quello che fanno: con la formula, con la giornata dedicata davvero al loro sport, con soluzioni adatte al tempo che stanno vivendo e aver ridotto ad una partita secca la finale scudetto dice abbastanza, anche se lo dice dolorosamente. Ai telecronisti di SKY con il cappotto sul campo di Avellino dove gli arbitri hanno fermato il gioco diverse volte per interferenza di mezzi acustici utilizzati da bestie travestite da appassionati, chiediamo perché non si sono domandati anche loro quello che si sussurravano i giocatori: nei giorni delle finali di coppa Italia ad Avellino ci sarà un freddo da lupi o si potrà resistere in tribuna senza piumino? Certo dovrebbe essere la Lega a farsi certe domande e non a ballare sul proprio cadavere contando i 200 mila euro che hanno dato, per un voto, la manifestazione d’inverno alla famiglia Ercolino piuttosto che alla Livorno disperata che non ha più niente per cui litigare.
Non veniteci a decantare i giocatori tipo il D. Brown di Avellino. Se questi sono gli artisti per il palato fine di un mondo che s’ingolfa nelle statistiche e non va mai fuori dal campo per sentire il vero umore della gente, che non si sporca le mani ascoltando anche chi pensa semplice, allora siamo rovinati.
Strano lo stupore di chi si è accorto che all’Armani, tolto il dentino dell’americano esagerato nei palleggi, tolto il molare dello straniero Acker, tutto o quasi è andato a posto perché non c’è niente che rende più tranquilli i giocatori della mancanza di competizione interna. Lo dovrebbero studiare, questo capitolo, tutti i dirigenti, tutti gli allenatori, soprattutto se pretendono di fare anche il manager, quando ingolfano il giocattolo con soldatini della stessa arma, doppioni che non rinunciano mai al loro ego per la famiglia che li paga e li tiene al caldo.
Non siamo stupiti dal ritorno in vita della Teramo che ha un allenatore vero, uno che si occupa della parte tecnica dai ragazzini ai titolari. Capobianco non mente mai, soffre, suda, si presenta come in una confraternita speciale tipo Armani non potrebbero mai prenderlo, ma è uno vero che ti trascina e risveglia anche giocatori storditi dai coccolatori fasulli, quelli che ti mandano nella NBA anche se non hai ancora imparato a stare al mondo.
Certo che applaudiamo al lavoro di Cicciotello Sacripanti, ma è anche vero che non abbiamo mai tifato per la sua investitura come allenatore della Nazionale per il lavoro fatto con la under. Come lui tanti altri, Capobianco, Bechi, lo ha citato persino Recalcati adesso che si toglie settimanalmente dalla scarpa un sassolino alla volta, il povero Boniciolli che ama la vita soltanto se diventa rischiosa, se deve arrampicarsi come Tom Cruise sulle montagne per ricevere ordini sulle Missioni Impossibili della sua vita che certo erano già cominciate sopportando la dura scuola del Tanjevic che oggi viene sbertucciato dalle vedove del giullare bugiardo, passando poi per le cattiverie della signora Snaidero, proseguendo per strade lastricate da birra, molluschi, sidro e carne alla brace, dal Belgio all’Irpinia, fino alla solita trappola Virtus dove hanno fatto una squadra giusta, operaia, in base ai soldi spendibili, ma poi si sentono poveri al centro, poveri di talento, si disperano se non tutte le ciambelle vengono con il buco come a Ferrara, se sbattono sulla realtà casertana che meritava molto più di Avellino anche quando i lupi avevano infilato la serie positiva delle prime giornate.
Pagelle prima che i telefoni tornino a squillare perché ogni tanto qualcuno legge, ogni tanto qualcuno non pensando in proprio ti fa sapere che in giro c’è gente pronta all’agguato nella piana gallese di Boia, posto giusto per incontrare imbroglioni e traditori e chi ha messo Meneghin su questa graticola dovrebbe soltanto vergognarsi.
10 A Nando GENTILE che dopo una stagione sofferta ha dovuto ammettere che non era pronto per una grande squadra. L’abiura che nel calcio chiedono a Ferrara, che magari chiederanno a Leonardo, tutti inciucchiti dal capolavoro di Guardiola. Ha fatto bene a sbattere la porta davanti a quei fringuelli di curva con il loro manifesto di protesta perché la crisi di Roma è cominciata non ascoltando Repesa e poi è andata avanti cacciando Bodiroga ed è finita con il comico acquisto degli italiani veri, gente con poca salute e non eccezionale nel creare gruppo, prendendo un Minard che era già scoppiato a Montegranaro ed un Tourè che fra Milano e Cantù ci ha lasciato soltanto belle pagine scritte su un libro, ma poche partite decenti.
9 A Carlo RECALCATI che finalmente racconta la sua verità sui mufloni di Azzurra. Doveva farlo subito, ma era giusto tentare di salvare quel prezioso contratto che non era poi così leggero come dicono quelli che usano sempre gli stessi occhiali per raccontarla come pare a loro.
8 A Gianni PETRUCCI che fa bene ad urlare non prendetemi per il culo se davvero Meneghin gli aveva chiesto una presa di posizione pubblica per l’allenatore a tempo pieno ( l’ultima volta a Scauri girano gli amici di La Guardia) e poi è venuto a sapere, per vie traverse, che invece c’era stato l’accordo con Painigiani part time. Ma anche lui dovrebbe sapere che Meneghin è uno leale, che picchia e picchiava guardando in faccia la gente, quindi qualcosa deve essere accaduto e allora il presidente indignato dovrebbe indagare un po’ meglio e visto che lo salutiamo dal Galles si affidi all’arciere Owen Archer spia dell’arcivescovo di York per capire che in quella federazione Dino è sempre ostaggio e piace soltanto se racconta barzellette non se prende decisioni.
7 A Massimo BULLERI, il carissimo Anthony Perkins del nostro basket, l’uomo della doccia , il fantastico pugnalatore dell’Orient Express, l’infelice viandante che finalmente ha fatto capire a Bucchi che se lo vuole al meglio deve trattarlo come si deve: dandogli fiducia, spazio, ma anche sopportando la sua vocazione al martirio.
6 Per Ebi ERE che ha colpito duro sul legno chiaro del Palaverde dove Caserta ha mostrato l’armonia che manca in altre contrade, persino in quella di Treviso dove i giovani, contrariamente a Roma, crescono bene e vanno in campo nei momenti decisivi. Certo chiedere il quarto posto sapendo di avere in squadra certi stranieri uterini è un po’ esagerato e lamentarsi adesso di aver scelto l’allenatore di casa non aiuta nessuno.
5 Al braccio d’oro di ARADORI che si è fermato sul più bello nella sfida contro Montegranaro. Andiamoci piano con certi dolci panegirici, aspettiamo di capire e di vedere se ogni maledetta partita ci sarà un progresso ed una risposta. Vale per lui e per tanti altri giovani che in questo momento corrono e giocano felici, ma spesso bucano, vanno su e giù come Martinoni, Melli, lo stesso Alessandro Gentile. Quando il mondo intorno li confonde e non li tiene nella miniera del vero lavoro, pesando e non contando i punti, a Biella dovrebbero saperlo, allora si sbanda. Per questo ai dirigenti si chiede di spendere più per gli allenatori che per il tecnico a poco prezzo. Chi più spende meglio spende se sa proteggere l’investimento.
4 Alla coppia MESSINA-SCARIOLO che è caduta nello stesso fine settimana. Per Ettorre prima discesa all’inferno nel santuario di Compostela, per Sergio bandolero stanco il doloroso faccia a faccia con Pashutin che sentendo i soloni italiani, adesso dobbiamo sorbirci anche il tremendista di SI che ne sbaglia cinque su dieci e con la storia del profumo di un cotone consunto spera di incantare chi dovrebbe chiedergli di stare nella stessa cesta dove voleva mandarlo un giorno l’allenatore di San Antonio, ignaro di essere stato preso per il culo dalla creatività della banda Poz, era candidato a saltare dopo due settimane senza capire niente della mentalità e della testa dei russi come diceva l’agente di Chicago guardando Danko andare al faccia a faccia con il nemico su un camion.
3 A Marion JONES , la splendida velocista che scoprimmo ragazzina New York nei trials senza droga, la regina di Cenerentola che a furia di guardare allo specchio i suoi muscoli aveva deciso di barare con il doping, finendo pure in galera, perché vorrebbe tornare nello sport con il basket che pure l’ha vista primeggiare. Meglio il baseball cara amica, là accettano ogni variazione genetica. Chieda agli esperti in salsa rosa.
2 Alla FIBA che per il mondiale in Turchia ha svenduto le carte di ripescaggio offrendo in cambio di denaro un posto a Germania, Libano, Lituania e Russia. La formula che salva qualche grande casualmente in crisi non può ripescare soltanto dietro versamento di dollaroni.
1 Alla maledizione TV per queste squadre spagnole che si abbinano con banche, casse di risparmio: da noi i prefetti della pronuncia corretta, guai non far sapere che ne sai una più della tua portinaia che non ha mai studiato o viaggiato, insistono sullo sgradevole suono di CACA che un tempo ammorbava il mondo intorno a Malaga e ora quello di Vitoria, città bellissime e da raccontare senza preoccuparsi se la banca in questione non viene citata.
0 A Dino MENEGHIN se, come dice il presidente del Coni Petrucci, ha chiesto aiuto per una copertura pubblica su certe scelte tecniche e poi cade nella trappola di fare tutto di nascosto senza consultarsi, senza spiegare i motivi di una scelta che non dimostra palle, come dicono quelli tenuti insieme dal filo della corrente delle schiene dritte, ma una grande confusione operativa. Certo Roma deve avere una polvere speciale che scende dai colli fatali perché niente funziona come te lo aspetteresti e sapere che Toti ha scelto il nuovo allenatore andando contro le due correnti operative del gruppo, ascoltando la voce saggia dell’ex sindaco ci fa capire che anche per Dino le trappole sono scattate prima che lui comprendesse certe mosse, prima di promettere a troppa gente che vedrà la Nazionale anche se nelle città che la chiedono non si muove foglia o amministrazione pubblica, anche se andiamo avanti a luci basse in mezzo a righe e triangoli per terra su troppi campi.
Oscar Eleni

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