Un fallimento di Mourinho

di Stefano Olivari
La mentalità europea indubbiamente acquisita dall’Inter, la tragica epidemia di Castellacci, il rimedio naturale del Cesena e il doping del CSKA Mosca.

1. Moratti buono, con i giocatori ma anche con i figli maschi (come ha dimostrato la recente inchiesta di Repubblica sulla successione preparata per la Saras). Mourinho cattivo, con i giocatori ma anche con i giornalisti di quotidiani che una volta facevano opinione e che adesso sono solo neutri contenitori di pubblicità (sempre meno, peraltro). Uno schema amato dai media nazionali e locali, che dovranno sopportare il portoghese almeno fino a quando non si scontrerà con il Chelsea della situazione. Adesso dalla qualificazione nerazzurra agli ottavi (la Fiorentina lo era già da due settimane), unita a quella del Milan, stanno nascendo dotte analisi sul calcio italiano che non è poi così male e sull’Inter che avrebbe trovato la fantomatica ‘mentalità europea’ (che significa essere sempre lì, poi l’anno che ti va bene vinci). Ma agli ottavi, ai quarti, addirittura alle semifinali, ci arrivavano anche Cuper o Mancini. L’ultima frontiera degli opinionisti morattiani, convinti (a ragione) di interpretare il pensiero Saras, è quindi il rimpianto del passato che quando era presente avevano combattuto sempre nel nome del ‘signore’. Qualsiasi eliminazione prima della finale sarebbe in questa logica un fallimento di Mourinho, allenatore a volte sopravvalutato ma uomo che continua ad andare a cena con chi vuole.
2. Molti professionisti del terrore allarmistico si stanno in questi giorni occupando del clima, con il meccanismo che è sempre quello. Ogni allarme fa dimenticare le porcherie scritte in merito all’allarme precedente, con virologi di pronto intervento a spiegarci su tutti i canali che la vaccinazione era, bontà loro, ‘consigliabile’ (un po’ come dire ‘manca solo la firma’ quando si scrive di calciomercato). Chi si ricorda, a parte i bilanci delle case farmaceutiche che hanno prodotto il vaccino, delle mitiche ‘categorie a rischio’? Qualche umorista, fra cui il medico della Nazionale Castellacci, vi aveva incluso anche i calciatori ed addirittura aveva ottenuto un invito al Ministero della Salute per mettere a punto una strategia contro questa terribile epidemia. Non se ne è più saputo niente, nè dell’epidemia né dei calciatori ad alto rischio. Solo scarne notizie d’agenzia, come quella del Manchester City che ha informato i media dell’influenza A contratta da Bellamy e Weiss. Primi sintomi l’altroieri, ieri a letto, oggi forse torneranno ad allenarsi e probabilmente già domani saranno a disposizione di Hughes per la partita con il Bolton. Poi il tg cretino che vuole impressionare la vecchia tiene l’elenco dei morti (in tutta Italia meno di quelli di un sabato sera su una strada provinciale bresciana), dimenticando piccoli dettagli come obesità, problemi cardiaci, dialisi, eccetera.
3. Nello stesso filone, variante ottimistica, la genialata del Cesena che ha annunciato di avere sottoposto i propri tesserati alla profilassi con un prodotto costituito da varie piante. Leggiamo sul sito ufficiale della società: ”Grazie alla collaborazione con l’Eugeo Srl, azienda farmaceutica cesenate leader territoriale per i prodotti fitoterapici, il Cesena Calcio ha sottoposto i propri tesserati alla profilassi con il Phytum 1000. Si tratta di un indovinato mix di piante- Echinacea, Ginseng, Eleuterococco, Abete bianco, Lichene islandico- capace di stimolare efficacemente le difese organiche di chi – bambino o adulto – si trova a contatto con fonti di contagio, quali scuole, ospedali, e in tutti i luoghi ad alta frequentazione. È chiaro che per i calciatori – e gli sportivi in generale – questo è un fatto di estrema importanza per non perdere ritmi, giorni di allenamento”. Non è un segreto che l’Eugeo srl sia lo sponsor principale del Cesena, né che questi prodotti abbiano di solito i pro e i contro dell’assunzione di palline Zigulì: nessuno.
4. Siamo certi che il Wolfsburg non abbia alcuna speranza qualificarsi agli ottavi di Champions per la squalifica del CSKA Mosca, ma rimane il fatto che il doping nel calcio porti a sanzioni solo individuali (Ignashevich e Berezutsky sono stati sospesi) mentre le squadre sono sempre inconsapevoli e soprattutto incolpevoli. Poi tecnicamente il Sudafed non è doping: è un medicinale che contiene pseudoefedrina ed il cui utilizzo deve essere solo ‘segnalato’. Il ricorso degli amici della Volkswagen sarà valutato dalla Disciplinare dell’Uefa il 17 dicembre, alla vigilia del sorteggio, ma la cosa interessante è che come al solito un problema sostanziale verrà aggirato con un cavillo. La pseudoefedrina è stata infatti considerata dal CIO sostanza dopante fino all’Olimpiade di Atene 2004, poi quando il ‘listone’ è stato redatto dalla Wada è stata considerata sostanza sospetta di cui è obbligatorio segnalare l’uso: proprio questa distinzione salverà i russi. Il bello, si fa per dire, è che la WADA la reinserirà fra le sostanze dopanti nel…gennaio 2010. Quindi per la non retroattività, eccetera eccetera, il CSKA andrà di sicuro agli ottavi. Ci sono sport che hanno ucciso i loro eroi, va detto più per faide interne che per sete di giustizia, ed altri che convivono serenamente con la loro finzione. Sono un bene sociale, come rovesciatori di cassonetti e deputati-spazzatura ci ricordano ogni tanto.
Stefano Olivari
(in esclusiva per Indiscreto) 

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