Razzismo contro il Blanc

di Stefano Olivari
Cori che vengono dal passato, la funzione di Ciro Ferrara e l’insostenibile ritmo del Bayern.

1. Ciro Ferrara è da ieri sera una scommessa persa, non solo concretamente per noi che sull’1-X della Juventus con l’orrido Bayern di questa stagione avevamo messo quasi la casa (diciamo lo sgabuzzino), ma anche per una dirigenza che si illudeva di traghettare la squadra verso Lippi senza fare i conti con il mondo che aveva espresso ed esprime il lippismo. Non è un caso che anche in un contesto europeo si siano ascoltati i cori contro Balotelli, che dopo i moniti dell’Uefa hanno smesso di essere un messaggio per l’attaccante interista o un pretesto per il temino anti-razzista. Lasciato alle sue simulazioni (sta diventando un vero uomo di calcio, tempo qualche mese e purtroppo sarà come tutti noi: la famosa ‘maturazione’) ed ai calci che Mourinho poco mataforicamente dà al suo borsello beckhamiano, Balotelli è diventato un evidente messaggio a Blanc ed alla parte di famiglia Agnelli-Elkann che lo esprime. I cori di ieri sera, funzionali alla squalifica della squadra, avevano lo stesso sapore e magari anche gli stessi mandanti degli indimenticati ‘Ancelotti maiale’. E pazienza se Ancelotti capitò nei due anni più geronziani del calcio italiano, quelli degli scudetti serviti alle romane in spregio alle regole amministrative e sportive. Intanto, a parte i saltelli per Balotelli, si sono sentiti inni ad Andrea Agnelli e Moggi. Che in Italia qualcosa potevano e magari potrebbero sistemare, mentre Olic non sa nemmeno chi siano.
2. E Ferrara? Il suo scudo stellare risiede proprio nella sua precarietà, che fa comodo a tutti. Oltre che nella buona stampa dovuta ad abilità personale (anche da giocatore era uno dei pochi a far sentire importanti quei poveracci dei giornalisti, mandando sms di commento a servizi o pagelle) e commentatori che spesso sono stati suoi compagni di squadra. A chiedere la sua cacciata sarà magari chi titolava ‘MaraDiego’ e adesso parla di mercato deludente. Da domani si torna ad Aguero che sogna Torino…
3. Parlando per pochi secondi di calcio, non ci pentiamo di avere creduto nella Juventus visto che da spettatori della Bundesliga (ci è sempre piaciuta, fin dai tempi dell’allenatore Wulff: a proposito, gli amici ticinesi in grado di reperire tutte le puntate in italiano sono pregati di contattarci) imputiamo a questa lega molti dei difetti tecnici della serie A: primo fra tutti l’abitudine, psicologica ancora prima che fisica, a giocare sottoritmo. Per non parlare della consapevolezza di essere un po’ periferia, che al di là dell’ingaggio fa impazzire i Ribery della situazione. Ed Il Bayern nemmeno primeggia in patria, oltretutto: ha perso solo con Mainz e Amburgo, ma non ha mai convinto e solo la disperazione e le polemiche (per non parlare delle esclusioni alla Toni) post-Bordeaux sono riuscite a dare una sterzata alla stagione.

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