La sponda dei tatuati

di Oscar Eleni
Oscar Eleni dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport organizzerà il campo dedicato ai bambini, all’intelligenza motoria, una iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.
Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a Milano, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ha ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da Gilberto Benetton in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi, delle notti passate sognando il poker e la California. I soliti problemi sugli inviti sbagliati, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al Minucci, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaqquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente.
Ma come ti sei svegliato se ti metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso ai vari Petrucci del quartierino? Mi sono svegliato male dopo aver visto D’Antoni guidare New York, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto Danilo Gallinari a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il Larry Bird dell’oro olimpico, ma soltanto quando va in panchina, sdraidonsi a terra per dare sollievo alla schiena che non sembra guarita come dicevano e dicono gli avidi e i frettolosi che fanno gattini ciechi. I Knicks dei tatuati, te le raccomando le regole NBA su giacca a cravatta, puttanate, hanno perso il terzo supplementare in una stagione dove le sconfitte fanno malissimo, dove Michelino è nei guai seri perché la gente fa presto a sbatterti contro il muro.
La gente è feroce da tutte le parti. Ricordiamo il pubblico del Real che urlava Scariolo dimission, quello della Virtus che sembrava insofferente al realismo di Lino Lardo, al faticoso tirocinio dell’husky Koponen, quello di Milano che non sente Bucchi come il vero Cid di una squadra che ha bisogno del grande guru per nascondere tutto il resto, quello di Mosca che già non sopporta il sostituto di Messina, quello di Malaga che non perdona Aito, quello che ti mangia per essere a posto con la coscienza, quello che diventa Peterson o Bagatta dal film, purtroppo non film muto, a seconda delle musiche che sente in cuffia, quello che risolverebbe sempre tutto mandando via l’allenatore, il presidente, quello che se la prende con Claudio Toti e lo invita ad andarsene sapendo che del domani, a Roma, come a Milano, e certamente a Bologna, non c’è una certezza. Dovrebbero saperlo anche a Pesaro dove adesso sono davvero spaventati perché sembra che Napoli possa arrivare a fare una squadra normale e quasi competitiva a certi livelli entro la fine del girone di andata, pronta a rimontare almeno sulla penultima.
La gente è feroce. È cattiva, noi critici siamo dei bestioni con la bava alla bocca come i bevitori di vodka macerata con l’erba dei bisonti, sempre pronti a vedere il male in tutto, anche se esiste il diritto di replica, il diritto di non essere sempre d’accordo con i Proli della situazione, con quelli che arrivano in città e ti dicono c’è un nuovo sceriffo, del vostro passato me ne impippo, con i fenomeni che scelgono i sarti, i cuochi, persino i medici , fuori dalla città e poi si chiedono perché la città reagisce freddamente. Beh, a parte Pittis che confonde ancora l’eccellente Jumaine Jones con il principesco McAdoo, Milano, ad esempio, era abituata bene, aveva il meglio e per emozionarsi chiede proprio questo, non certo Iverson spinto da chi si confonde fra il risotto e le deiezioni dei cani. Certo che Iverson farebbe notizia, muoverebbe il cielo sopra Milano, ma per quanto tempo prima di pentirsi ci chiedono da Memphis e dintorni? Questo è il problema con chi si vanta di avere solida competenza, grandi maestri: erano sempre in bagno a fumare quando c’erano lezioni vere.
Settimana di purificazione nel distacco da Carlo Recalcati. Piangono i coccodrilli e i delfini di fiume. Non se ne poteva più di una situazione malata e insistere troppo per avere Pianigiani alla guida di Azzurra sembra voler fare un torto al quarantenne lupo della Mens Sana che certo sbalordisce il mondo con questa voracità, con questo record di 10 sconfitte su 136 partite, perché ai cari Petrucci e Meneghin voremmo dire che per un Chessa o un Martinoni al risveglio bisogna poi segnalare le prove dei titolari dell’ultima frana europea e il premio a Capobianco come allenatore dell’anno è strameritato perché bisogna davvero essere pazienti per sopportare Teramo così come la vediamo oggi, per non prendersela troppo davanti a certe prestazioni come quelle dei ragazzi d’oro Poeta ed Amoroso che certo meritano affetto, ma dovrebbero anche smetterla di fare recite fuori tema: il regista è spesso stonato e monocorde, ma sembra sempre che sia soltanto lui a tirare la carretta della Tercas, l’ala forte ha uno strano modo di combattere, un modo che piace quasi a tutti, ma poi lo vedi cedere di nervi quando servirebbero braccia solide per tenere su il tetto. Meglio allora i Michelori e Di Bella, i Mordente, che non se la tirano, ma in campo ci mettono sempre la faccia e non chiedono sconti se arricci il naso perché non fanno tutto bene.
Pagelle sulle ferite nella settimana europea che mette Siena e Milano contro le grandi di Spagna dove la ACB ha chiuso i conti con tanti soldi nelle casse, tanti progetti, ma certo loro ci prendono il mondiale che è vero zucchero e ci appoggiano per l’europeo che, ormai, è vero tormento anche giocato in casa propria come vi direbbero i polacchi che non sono certo tanto più deboli di Azzurra allo sbando, di questo basket dove tutti guardano in alto e non si accorgono che il resto del sistema è nella palude, nel giardino dei poveri di idee e quattrini.
10 A ZISIS e MORDENTE, compagnoni ai tempi di Treviso, produttori di vino rosso e bianco, il non ancora famoso Zimor che contiamo di stappare presto ringraziando questi due galantuomini, questi ragazzi che hanno cervello e cuore, che sono uomini veri e che al momento sono anche la gioia e la fortuna dell’Armani e di Siena.
9 A Carlo RECALCATI se troverà subito una nazionale da allenare, se tornerà presto su una panchina di serie A, se chiederà un po’ di silenzio e di rispetto su questa vicenda sgradevole che lo ha separato nella casa dell’ex amico Meneghin. A noi piace Micione Charlie quando lavora, non quando trama.
8 All’ ALTRA MILANO che domenica porterà Chuck Jura il magnifico sul legno del Palalido per una premiazione solenne prima che vadano in campo Armani e Scavolini. Dovrebbe presentare il tutto un Dan Peterson che anche quando deve fare giochi a due con gente sbagliata, gli succedeva a SKY, gli capita anche oggi, è sempre il numero uno, quello che sa cosa bere quando il sole delle parole al vento spacca le pietre che non hanno trovato le teste giuste da rompere.
7 A Massimo CHESSA, sassarese di Biella, classe 1988 e Nicolò MARTINONI, varesino Cimberio, classe 1989, prestato dalla Benetton a chi nell’ultima giornata ha mandato in campo di lavoro chi pensava di essere già pronto alla beatificazione per aver rischiato nella costruzione della squadra. Due giovani che danno speranza per il 2011, speriamo che con Melli ci diano qualcosa di più di quello che assurdamente ci aspettiamo dai ragazzi NBA.
6 Alla NBA che coltiva l’Europa alla sua maniera, che ti offre l’elenco giocatori mettendo di fianco a ciascun nome l’ingaggio. Un suggerimento che la Lega dovrebbe seguire in fretta, prima che al Coni scoprano certe cifre per certi italiani.
5 Al grande MASCELLANI, presidente di Ferrara, per aver fatto sapere ai suoi giocatori che per quello che ha speso si aspetterebbe di avere risultati migliori. Non è questa la strada per ridare energia e fiducia ad un gruppo che ha pagato anche momenti di esaltazione collettiva esagerati.
4 A Massimo BULLERI perché se è fra i migliori ogni volta che è in dubbio, ogni volta che deve fare un test pre gara per sapere se potrà andare in campo, allora le gente comincerà a sospettare che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli allenamenti saltati fanno perdere la buona predisposizione ad essere creativi, a tirare dal perimetro quando l’allenatore chiede più palloni per i centri.
3 A Maurizio GHERARDINI che dopo le uscite di curva della Toronto dove Bargnani resta, inutile litigarci ancora, quello che in Spagna e nella qualificazione europea lasciava perplessi tutti quelli che avevano già capito come non esistesse un feeling fra allenatore e giocatore, fra giocatore e basket con pelotas, dopo questo inizio stagione NBA con molti scuri, non ha ancora sentito i suoi personalissimi tifosi italiani urlare che la colpa non è del geniale forlivese, ma di chi non lo ascolta come fanno nella federazione canadese. Uhm.
2 A Dino MENEGHIN per quel comunicato senza dentro niente con il quale la Federazione si congedava da Recalcati, per questo silenzio sul futuro tecnico, il settore più delicato ed importante di una Federazione che ha bisogno di idee, di gente con voglia di lavorare, di esplorare il territorio, di fare battaglie rusticane con quelli della pallavolo e dell’atletica per avere gente da educare sui campi di basket nei posti giusti, con le giuste esperienze e f dolorose fatiche. Non vi salvate solo con le azzurrine della femminile volute dal Ticchi. Comunque meglio lacrime finte delle cause in tribunale come si rischiava anche adesso, dopo la vergogna della causa contro Riccardo Sales di quel tipo che oggi, per fortuna, cerca tartufi in una terra dove nascono soltanto fichi.
1 Alla BENETTON cucinata in salsa parilla da Pillastrini e dalla Cimberio perché non basta avere coraggio nelle scelte, bisogna anche rischiare a spendere qualcosa in più per sostenere l’esperimento. I giovani meritano spazio, ma pure bastone oltre a piatti di carote. Se cominciano con dei difetti poi non se li tolgono più. Nei vivai bisogna investire partendo dai buoni stipendi per chi istruisce i giovani.
0 A Nando GENTILE che non può iniziare con cinque stranieri cinque sul campo di Siena, non può reggere due tempi sfruttando il meno possibile i ragazzi i italiani dopo aver visto che tipo di purgante è il tifo del presidente Petrucci per chi predica bene e finisce per razzolare malissimo.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)

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