Dal Nebraska in poi

di Oscar Eleni
1. Ieri è tornato in città, a Milano, Chuck Jura, il figlio dello sceriffo del Nebraska che fece impazzire la Milano vestita di stracci, come diceva il nemico Rubini, come dicevano i tifosi dell’Olimpia-Simmenthal quando ancora si sentivano padroni del mondo e perdevano la testa dietro al perno gigante del biondastro che Riccardo Sales aveva portato al Palalido proprio per l’esordio. Siamo andati a cercare sul libro di Olivari e Specchia la storia del Green Giant, un capitolo meraviglioso di storia cestistica negli anni dove in Italia venivano Morse, Hawes, dove c’era di tutto, c’era di più e dove un ragazzo del Nebraska confessava di aver imparato a vivere e giocare da quel suo allenatore con la erre, dal Riccardone che poi lasciò al professor Guerrieri il vero Chuck Jura da combattimento, al prof e a Gurioli che era davvero avviato ad una grande carriera tecnica prima di capire che era più bello vivere nella sua Rho, vivere nel Canaglia Club dove non ammetteranno mai, purtroppo, Gianni Corsolini.
2. Lo hanno portato in una birreria di via Procaccini, gli hanno fatto visitare gli angoli dell’altra Milano, quella lontana dal Torchietto, lui mangiava da Mico, nel feudo Giordani, gli hanno portato tanti vecchi amici, tanti nostalgici di quella che era davvero una settimana speciale quando si entrava nella stracittadina, soprattutto nel condominio di via Monreale dove c’era la sede, dove abitavano l’allenatore, il presidente, l’ex arbitro Germani, ma anche tifosi delle scarpette rosse. Notti infernali , con campanelli che non tacevano mai. Guerra psicologica, ma anche serate divertenti ascoltando storie del Nebraska, dell’America, dei suoi cani, della vita degli altri, della moglie Janet.
3. Adesso che siamo tutti più vecchi, con qualche pezzo in meno, adesso che la sua nostalgia lo porta a ricordare anche le giornate felici di Mestre, di Celada, abbiamo provato a spiegargli cosa sta accadendo nel basket italiano, quello che oggi anticipa tre partite e, guarda caso, mette nella stessa sera sul campo tre lombarde con qualche problema nel bosco dei canestri. Milano la vedremo nella diretta da Teramo; Varese che non ha fatto in tempo a presentarci il nuovo americano, ma ci ha già fatto capire che per i ragazzi cresciuti in casa, cominciando da Passera, sarà vita dura, difficile, perché a Treviso devono purificarsi dopo essersi rotti i denti a Cremona, dopo aver dovuto tagliare la lingua a Daniel Hackett; Cantù che, come dice il suo immaginifico allenatore, deve resettare, dopo lo schiaffo del Forum, per non dare campo a Biella che è sicuramente squadra di seconda fascia, subito dietro le grandi favorite, forse una carrozza più lussuosa di quella occupata adesso dalla NGC che pure va benissimo, anche se è con la lingua fuori per la fatica delle giornate passate aspettando Lydeka e Jeffers che vanno presi in considerazione se stanno bene, altrimenti è meglio se guardano dalla panchina.
4. Non sappiamo se Jura senza paura guarderà il basket di oggi e domani, ma lunedì parlerà ai ragazzi nella vecchia palestra Cambini, ma accidenti, dovenano aprirgli la secondaria del Lido, e poi scopriremo altre cose, tanto per tenere viva la conversazione che per lui è iniziata proprio leggendo il titolo sul divorzio Nazionale-Recalcati come vi avevamo già detto una settimana fa. Contro Charlie ci giocava, se lo ricorda bene, lo considerava geniale, con un braccio d’oro, uno furbo, uno fastidioso in quella zona del Cantucki. Non gli abbiamo detto niente del sostituto perché nessuno capisce cosa sta accadendo a Palazzo, lo stesso palazzo dove hanno dato un 20-0 a Faenza che aveva battuto Venezia, nella femminile, perché una regola balorda, inventata quando i presidenti troppo furbi, per la verità esistono ancora come direbbero a Napoli, volevano risparmiare cacciando allenatori e promuovendo i vice, dice che l’assistente non può dirigere mai, lo deve fare il capitano. Una roba da corporazione sudata, una infamia quasi peggio di quella che l’anno scorso faceva cadere squadre che dimenticavano la regola sulla presenza in campo di un certo numero di italiane.
5. Non ci siamo allargati sul discorso del presidente del Coni, visto ieri a Milano, su invito Benetton, contro l’apertura di dialogo federale nei confronti di Pianigiani e, quindi, di Siena. Rob de matt dicono sui Navigli. Ma è così. Chuck non potrebbe capire, anche se qualcosa aveva intuito nei giorni in cui un arbitro, nel derby, anche se una palla di carta lo aveva colpito su un occhio, facendolo lacrimare, non fece ripetere il tiro libero sbagliato che permise a Iellini di lanciare il contropiede vittoria negli ultimi secondi. Godiamocelo per qualche giorno e in Brianza ha tifosi sicuri, cominciando dai Caspani, e pure a Varese, perché gli sponsor e gli avversari dell’altra Milano venivano dalla nobile contea degli Allievi e dal Sacromonte.
Oscar Eleni

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