Italiano vero

di Alvaro Delmo

1. Inauguriamo questo spazio d’opinione musicale su Indiscreto, fortemente voluto dal direttore (che non farà mancare i suoi interventi), parlando di Salvatore Cutugno da Fosdinovo, in arte Toto, classe 1943. Polistrumentista, autore e cantante, Toto è diventato suo malgrado il bersaglio di un certo tipo di critica (nonché di pubblico luogocomunista) a partire dal 1983, quando portò sul palco dell’Ariston di Sanremo quella che (e ci assumiamo le nostre responsabilità nel dichiararlo) rimane ancora oggi la migliore accoppiata pentagramma-testo concepita da un autore nostrano per raccontare il proprio paese. Stiamo ovviamente parlando de L’italiano, acuto affresco di parole e ritmo che ebbe il merito di fare la fortuna di Cutugno (guai a chi osa dire e scrivere Cotugno…) in patria così come e soprattutto all’estero.
2. Frainteso da chi voleva fraintendere, il testo osava denunciare la presenza di “troppa America sui manifesti”, frase che in altri tempi o proposta da ugole diverse sarebbe stata considerata rivoluzionaria. E ancora tratteggiava deliziosamente il maschio d’epoca con la sua “autoradio nella mano destra” così come provocatoriamente le “più donne sempre meno suore”. Tra parentesi, siffatta composizione era stata dapprima offerta ad Adriano Celentano, per il quale l’autore aveva già composto in passato ottimi pezzi come Soli e Il tempo se ne va.
3. Ma facciamo un piccolo passo indietro per capire meglio il personaggio Cutugno, andando ad accennare brevemente al suo periodo pre ‘nazionalpopolare’, termine che per noi, va precisato, non ha alcuna accezione negativa. Di allora si ricordano ottime canzoni che hanno fatto il giro del mondo, da Africa (L’ètè indiene, nella versione francese) a Donna Donna Mia da La mia musica (nella nostra Top 3) fino a Solo noi, con la quale si aggiudicava meritatamente Sanremo 1980. Tutte composizioni che si inquadrano in quel filone melodico ove i nostri autori si sono sempre distinti a livello europeo.
4. Già detto dello spartiacque di una carriera rappresentato da L’italiano, Cutugno ha inanellato poi una serie di brani (e podi sanremesi) che lo hanno reso inviso ai critici pronti a storcere il naso di fronte a versi che recitavano “Due braccia grandi per abbandonarmi dentro se la notte avevo un po’ paura, occhi profondi per cui ero un libro aperto senza dire neanche una parola” (Le mamme) o a quelli della profetica “Figli della moda la pubblicità ci frega poi ci veste tutti uguali, figli della televisione che violenza senza miti e ideali” (Figli). Visto lo spazio che ci ospita, doverosa del periodo sotto processo anche la citazione calcistica de La domenica italiana quando “c’è qualcuno che ti ama. La schedina fra le dita può cambiare la tua vita”, indimenticabile marcetta e sigla di Domenica In stagione 1987/88. Allora ci si riferiva al Totocalcio oggi potrebbe essere senza problemi riadattata al Superenalotto, ma per ben tre volte la settimana.
5. Fortunatamente Toto non si è curato di strali e facili battute. E’ andato avanti per la sua strada, difendendo il suo lavoro con grinta e, di conseguenza, alimentando il mito dell’antipatico non allineato alla cosiddetta musica d’autore (ovvero, coerente, al di là del genere proposto). Nel mentre l’Autore ha raccolto anche una meritata vittoria all’Eurofestival (nel 1990 con l’europeista Insieme 1992), accrescendo ulteriormente la fama oltreconfine e continuando fino ai giorni nostri (l’album Il treno va del 2004 è stato ad esempio un best seller in Francia) a riempire i teatri di mezzo mondo intonando: “Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare … sono un italiano!”. E noi con lui.
(in esclusiva per Indiscreto)
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