Fuoco amico per Okaka

di Libeccio
1. Il razzismo da stadio ha mietuto un’altra vittima illustre, questa volta colpita addirittura dal fuoco amico. Il suo nome è Stefano Okaka, che nella vita svolge onestamente la professione di calciatore della Roma. Durante la gara di Europa League contro il Cska Sofia ha segnato il primo gol e poi come fanno (quasi) tutti i giocatori si è involato a festeggiare verso la sua curva. Soltanto che dalla questa curva (una parte piccola, ma non marginale) si sono levati contro il giocatore ululati, buuu, grida di scherno e sputi, per il solo fatto che Okaka ha la pelle scura. Ci chiediamo cosa si provi quando si viene fatti oggetto di una prova così violenta di disprezzo umano e come si possa sentire un ragazzo di 20 anni “dopo”. Okaka fra l’altro è italiano al 100% essendo nato a Castiglione Del Lago (Pg) da genitori nigeriani venuti nel nostro paese alla ricerca di un futuro migliore. Non che per un Okaka congolese lo scherno sarebbe stato giustificato, era solo per la precisione.
2. E’ indubbiamente più facile fare questi discorsi con Okaka, che con tutto il rispetto non è Totti o De Rossi, che con Mario Balotelli: perché con il campione famoso scatta sempre l’editoriale giustificazionista, del genere mafiosetto ‘Un po’ se l’è cercata’. Come Balotelli anche Okaka rappresenta un futuro calcistico italiano che può calcare le orme di quelli francese, inglese e tedesco dove è facilissimo vedere già da molti anni giocatori naturalizzati o cittadini a tutti gli effetti di quei paesi, anche se con un colore della pella diversa. In Francia accade per i giocatori maghrebini, in Germania per quelli di orgini turche, in Gb per quelli delle ex colonie britanniche. 3. Mario Balotelli e Stefano Okaka sono italiani a tutti gli effetti anche se le loro vicende umane partono da più lontano. Balotelli ha i genitori naturali provenienti dal Ghana. Come Okaka è nato in Italia, solo che è stato abbandonato dai genitori all’età di due anni anche per il fatto che in tenerissima età era stato operato per una grave malformazione allo stomaco che (sembrò allora) ne avrebbe reso complicata l’esistenza. A soccorrerlo una famiglia italianissima dal cuore straordinario che lo adotta e lo cresce amorevolmente ai giorni nostri.
4. Tornando a Okaka e a tutti i casi simili in campionati senza visibilità mediatica, non ci sorprende che qualche ragazzo disadattato, lui stesso oggetto di processi complessi di emarginazione umana e sociale, punti a scaricare sul ‘diverso’ le proprie miserie. Ci fa però specie che non ci siano una presa di distanza netta e chiara e pronunciamenti di assoluta fermezza (sospensione della gara, del campionato, inasprimento della legislazione penale per gli episodi violenti) da parte della intera macchina calcistica nazionale e intendiamo per questo le società di calcio, i calciatori tutti, gli organismi di governo del calcio. Ma soprattutto i giornalisti, molti dei quali pensano (sbagliando anche dal punto di vista del marketing, oltre che da quello etico) che i tifosi da curva siano i loro veri ‘clienti’.
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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