Tatuati come la D’Addario

di Oscar Eleni
1. Oscar Eleni all’inseguimento di Vish Puri, maestro indiano che dirige la Investigatori privatissimi di Nuova Delhi utilizzando come collaboratori Luce al Neon e Crema da Viso, uno che trova energia mangiando tazze di riso cotto con le lenticchie e speziato con il cumino dopo aver aggiunto sale e coriandolo, trascurando il curry acido, la pasta di ceci, almeno fino a quando sua moglie “Rumpi” non è uscita dalla stanza e l’amico medico finge di non sapere che il suo colesterolo è al limite di guardia.
2. Bel passaggio in India, ma a noi del basket cosa interessa? Siete i soliti. Non vi sembra che girare intorno a Vish Puri sia un po’ come andare da Meneghin e La Guardia passando da Treviglio? Non capite. Ecco il problema, qui non si fa attenzione al mondo che pulsa ventimila metri sotto il mare della Lega, ci si perde come sui Rai Sat Sport quando, in spregio a qualsiasi regola sulla pubblicità occulta, ci frantumano con il beach volley, ci fanno vedere i tuffi dalle rocce, ci portano nel regno del surf, ma, per carità, mai nell’europeo polacco, salvo qualche pomeriggio con dei vuoti nel palinsesto. Capiamo il dolore di Franco Lauro che però non può fare il depresso soltanto per il brutto gioco visto in Polacchia perché ricordiamo bene la bava al cioccolato per certe giocate di Poeta e Crosariol, riusciamo a capire la nausea di chi soffre sempre per le stesse cose, ma è così. Comunque nel poco eurobasket che ci hanno servito è stato piacevole ascoltare il babu Bucci, con la sua filosofia della vita che serve soprattutto a cambiare la testa dei giocatori, il viperino Caja che non dice proprio tutto quello che pensa, ma se lo ascolti bene ti dice certe verità.
3. Le verità che non piacciono a Petrucci arroccato sulla montagna sacra del Coni e mai così feroce con chi ha reso tanto difficile la vita federale del Dino Meneghin che per puro spirito di servizio pensava di aiutare lo sport che è stato, è, e, speriamo, sarà, la sua vita. Certo Dino non era pronto per i burosauri federali direbbe Kafka, non era preparato a reggere sulle spalle forti il peso di tanta incompetenza, di tanta malafede, dagli arbitri ai consiglieri federali che davanti a lui dicono “sei bravissimo, avanti così” e dietro le spalle sghignazzano convinti di aver trovato nel villaggio uno che li coprirà anche quando è diventato evidente che sono incapaci.
4. Morti cani direbbero a casa Pea, ma perché c’è questa difesa ossessiva di Carlo Recalcati che non sembra avere più energia per suonare il piffero, per far diventare giocatori veri quelli che sono stati spacciati per tali su SKY e dintorni, sulle reti private e nei conventi di frontiera, per dare testicoli dove ci sono lacrime di cera, per far capire ai ragazzi NBA che il basket si onora alla Pau Gasol, alla Nowitzki, quasi quasi alla Parker e non alla Diaw, alla Fernandez, che furia questo qui, non certo sparando da lontano sulla Croce Rossa. Abbiamo visto tutti che la Nazionale non aveva dentro niente: ogni inizio partita una legnata, poi le cose si aggiustavano quasi per caso, ma non per farci andare fino in Polonia.
5. Ma come, Recalcati bollito e Ivkovic eroe della Serbia ad oltre 65 anni? Certo perché il vecchio santone ha avuto il coraggio di sbattere fuori chi menava il torrone e non sapeva come amministrare il pallone (passa palla, tira la palle, prendi la palla). Recalcati non può buttare fuori nessuno, ha i giocatori contati o raccomandati. Non siamo d’accordo. Ha giocatori non eccezionali, ma non contati, forse soltanto raccomandati. Comunque sia, per il bene di un allenatore che ha vinto tanto, gli consigliamo di non chiedere un titolo da lord protettore del basket così come lo intende il suo guru di montagna. Meglio stare a guardare, meglio sedersi fuori dal campo e non implorare neppure la wild card per andare al Mondiale in Turchia. Perché? Siamo sfiniti dai piazzamenti nel terzo stato, dalle scuse banali, dalle solite analisi poco logiche. Ma al Mondiale forse ci sarà il Gallo. Forse. Dicono sia guarito, ma non tutti a New York dicono la stessa cosa. Poi lasciatevi servire: se giocherà una stagione dura, allora alla fine sarà svuotato. Doveva fare come Rubio, stare dove poteva crescere senza esagerare, senza mettere peso dove la sua struttura da Gallo cedrone non lo permetteva come avrebbe dovuto suggerire il padre Vittorio.
6. In questa guerra per bande ci stupisce che Petrucci spari così diritto sulla faccia di Minucci e di Siena. Forse lo hanno informato male, ma certo non si può sempre sperare che qualcuno randelli a tuo nome e questo lo diciamo a Sun Tzu Ferdinando che si è trovato allo scoperto proprio nella stagione più delicata perché ormai tutti vogliono da Siena le finali europee più che la Supercoppa. Non chiediamo un chiarimento, ma una pace armata e logica fra gente che prima di accusare dovrebbe chiedere a Stonerook perché non è andato in Nazionale. Qualcuno a Roma dovrebbe far sapere cose che nel basket sanno anche i custodi delle palestre. Certo la trappola era sopraffina, soprattutto se all’antidoping avessero trovato un furbacchione che, valutando alla lettera i regolamenti, avrebbe potuto cercare in America i renitenti alla leva di Recalcati con lo stesso zelo degli annusatori delle urine di Lance Armstrong.
7. Comunque sia, cara Rai, cara gente, vi abbiamo fregato trovando sul satellite (572) la rete serba: basket servito alla grande, senza tanti sbrodolamenti, soltanto con qualche concessione alla passione nel finale di gara contro la Slovenia. Partita e premiazioni. Festa grande. Festa vera, anche centellinando la pubblicità: la Fiat era sempre sugli schermi, ma nel nostro basket non mette neppure le ruote usate. In Lega, invece di fare i sapientoni sulle televisioni ( guardare per credere il passaggio del volley da Sky alla Rai), perché non vanno a cercare risorse concrete e si fanno pagare soltanto quando hanno portato a casa qualcosa di concreto come diceva l’avvocatone Porelli ai tempi del passerotto Bassani? Perché costa fatica e poi mostra quanto si è deboli.
8. Viva la kosciarska (la scrivo come la sento pronunciare, chiedere a Djodjevic e Bodiroga se può bastare) dei serbi, dei plavi: vi dice niente che fra le prime otto ci sono tre della vecchia scuola, che il grande Boscia, dopo essersi fatto tirare nella trappola di chi ha il bacio mortale come direbbe l’allenatore del Genoa Gasperini dopo una prima pagina al neon, ha comunque illuminato anche questa rassegna presentando ragazzi che sono cresciuti nel campionato turco, certo non un torneo più qualificante del nostro. Guai parlare bene di Tanjevic che prima di cadere nel supplementare con i greci aveva già spiegato tutto e, proprio lui, che aveva battuto la Spagna si era reso conto di quanto fosse lontana quella Ferrari e che se c’era un gruppo da invidiare era quello serbo. Siamo felici che Erazem Lorbek sia entrato nel quintetto ideale dell’europeo e, più di noi, sarà felice Repesa che pure ha dovuto pagare i conti con il miglior Erasmo quando la Croazia ha bussato alle porte delle semifinali.
9. Gloria all’avvocato Scariolo, uno che ha davvero la schiena dritta perché quando ha capito cosa avrebbe dovuto ingoiare per stare in Italia è andato a cercare il pane dove lo stavano appena cuocendo: ha fatto una carriera stupenda. Le grandi rivali di Siena doveva rivolgersi prima di tutto a lui se volevano sfidare i campioni, ma non lo hanno voluto fare perché temevano una personalità troppo forte da dominare e a Roma, Milano e, nella stessa Bologna, le personalità forti non piacciono come vi racconterebbero gli storici di Messina parlando della triste epoca Madrigali. Sarebbe stato l’uomo giusto anche per la Nazionale, ma noi abbiamo perso tempo. Ehi non dirci che con l’Italia avrebbe fatto grandi cose, i nostri giocatori sono fotocopie sbiadite di quelli che produce il basket spagnolo, un movimento dove tutto sembra luce, anche se l’invidia rovinerà pure il loro giardino, anche se i nazionalismi spegneranno il motore come è avvenuto all’inizio dell’europeo.
10. Gloria anche a Jure Zdvoc: uno giusto, uno che in Italia conosciamo bene. Cosa avremmo tirato fuori noi per giustificarci se nelle partite decisive avessimo dovuto rinunciare a Smodis? Qui si piange su Gallinari senza ancora avere scoperto come avrebbe fatto a far lievitare il gioco di una squadra speruduta. Scariolo è partito da una bella e sostanziosa difesa, pur avendo nel gruppo gente, tipo Navarro, che abbassa le chiappe soltanto se gli dicono che è l’unica minestra mangiabile nella Selecion. Noi dovevamo partire da questo, ma difendere costa tanto, così come costa tanto smetterla di raccontare balle tipo ragazzi in delirio per quello scontroso anti basket di Iverson, risposta a tutti i quesiti per chi non vuol confondere il tennis, l’atletica, con uno sport di squadra, anche se gli uomini del pick and roll hanno mistificato tutto questo. Difesa, gente. E niente delirio, anche se i bambini, come i fotografi vanno in delirio per qualsiasi passeraceo comune, basta che ci sia da far confusione: anche per Noemi e la D’Addario abbiamo avuto il deliro alla mostra cinematografica di Venezia. Eppure queste signore non avevano altro da mostrare che il loro tattoo.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)

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