Fratelli di taglia

di Alec Cordolcini
1. Uno dei grandi difetti della stampa calcistica italiana è la persistente sottovalutazione di qualsivoglia avversario che non sia Barcellona, Manchester United e compagnia milionaria. La sconfitta della Roma al St. Jakob Park di Basilea la scorsa settimana ha dato vita ad una serie di commenti riassumibili nella frase: “Quanto è messa male la Roma per perdere contro una compagine svizzera?”. Una volta tanto è difficile non essere d’accordo. Il 2-0 incassato contro il Basilea appare come il sintomo di un vero e proprio sfacelo (almeno in ambito europeo) dei giallorossi, perché avvenuto contro una squadra che non solo galleggia al settimo posto nella Super League elvetica (campionato composto, è bene ricordarlo, da dieci squadre), ma che in nove giornate ha raccolto il magro bottino di tre successi, tutti arrivati nei minuti di recupero. 2-1 casalingo all’Aarau fanalino di coda (Streller sul fischio finale), 2-1 in trasferta al Sion (Frei nel recupero), 3-2 al Comunale di Bellinzona (rigore di Huggel a tempo scaduto). Un ruolino di marcia decisamente poco esaltante per una squadra alle prese con una difficile fase di transizione, oltretutto affidata all’uomo sbagliato, Thorsten Fink, allenatore con poca esperienza e reduce da un esonero in Zweite Liga. Contro la Roma inoltre mancava la coppia centrale di centrocampo (Huggel-Gelabert) e il primo sostituto (Da Silva), ma dal momento che si sta parlando di elementi capaci di offrire solo quantità la differenza non si è notata. L’under-21 svizzero Cabral e il veterano Chipperfield hanno fatto pienamente il loro dovere, al resto ci ha pensato una sassata di Carlitos, giocatore che meriterebbe ben altri palcoscenici se solo mostrasse maggiore continuità. Sono bastati questi tre giocatori, più il brillante Inkoom in fascia (ma in campionato anche lui è molto altalenante), per avere ragione della Roma. Nemmeno il più ottimista tra i tifosi renani avrebbe potuto immaginare un simile esito.
2. In Svizzera è bastato arrivare a inizio settembre per comprendere che il Basilea di Fink non sarebbe stato competitivo in chiave titolo nazionale. Non era però possibile immaginare che alla medesima data fosse finito (o quasi) il campionato. Dopo nove giornate lo Young Boys, pur reduce dalla prima sconfitta stagionale in Super League (0-3 contro il Neuchatel Xamax), mantiene sei punti di vantaggio sul Lucerna e sette sulla coppia Neuchatel-Zurigo. Un divario nemmeno particolarmente ampio, non fosse per la solidità mostrata dal club di Berna, nettamente il migliore per gioco, compattezza e qualità. Lucerna e Neuchatel sono belle sorprese dai reparti offensivi vivaci e prolifici (Ianu-Paiva, con Yakin alle spalle, i primi, Gavranovic-Brown i secondi), ma le rispettive rose non garantiscono continuità di prestazioni ad alto livello. Decisamente meglio, a livello qualitativo e strutturale, lo Zurigo, che finora però ha sacrificato punti e vittorie sull’altare di un’allegria difensiva, non riscontrabile nel recente (vincente) passato, da squadra di Prima Lega. Tra i portieri Leoni e Guatelli sembra essere in corso la guerra della papera (anche in Champions, con il primo ostinatamente deciso a regalare gloria alle punizioni non propriamente irresistibili di Cristiano Ronaldo, ed il secondo cacciatore di farfalle nel preliminare contro il Maribor), ma è tutto il reparto arretrato a soffrire costantemente. Viene così vanificato il miglior Vonlanthen visto da anni a questa parte, dopo i flop in serie di Brescia, Breda (Nac) e Salisburgo (Red Bull).
3. Anche in coda tutto sembra già scritto: la salvezza sarà un affare privato tra gli argovesi dell’Aarau e i ticinesi del Bellinzona, con l’intrusa Grasshopper destinata a levare le tende una volta risolta la propria crisi. Le altre sono già lontane. L’Aarau non è imbarazzante come il Vaduz della passata stagione, ma il livello è comunque da Challenge League. Il Bellinzona è un pizzico meglio, ma non riesce a giocare bene per più di trenta-quaranta minuti a partita. Potrebbe bastare per chi schiera in campo l’Eto’o, il Drogba o il Messi di turno, non per i granata dell’inespresso Russotto (grande talento, ma i tanti, troppi ricami indicano un giocatore che scende in campo più per sé che per la squadra), del veterano Lustrinelli (la sua esperienza può essere utile per la crescita dell’under-20 svizzero Alessandro Ciarrocchi) e del sottovalutato Hima (rendimento alla mano, il centrocampista francese è il miglior giocatore dell’attuale Bellinzona). A livello tattico mister Schällibaum raramente ha convinto, anche se poi la scorsa stagione la salvezza è arrivata in carrozza. I campanelli di allarme però stanno suonando.
4. Dall’Inter alla Juventus, più una spruzzata di Fiorentina. A Wettingen, Canton Argovia, hanno mischiato il diavolo e l’acqua santa. E’ accaduto il 24 marzo 1971, quando l’Fc Inter Wettingen, colori sociali nerazzurri, si è trasformato nell’Fc Juventina, maglia a strisce bianconere. Il nuovo nome è nato proprio dalla fusione tra Juventus e Fiorentina, in quanto nel gruppo dei fondatori era presente, in mezzo ad uno stuolo di simpatizzanti della Vecchia Signora, un membro di fede viola. Attualmente questo club di origini italiane guidato dal presidente Serafino Mannarino milita in Terza Lega, il quinto livello calcistico svizzero, e rappresenta la punta dell’iceberg delle società amatoriali svizzere fondate da immigrati italiani. Dall’Ac Palermo Zurigo di Carlo Notaro all’Fc Italia Zurigo, dall’Ac Verona all’Us Avellino fino all’As Italiana Berna e all’Inter Club Zurigo. Fratelli di Svizzera.

(In esclusiva per Indiscreto)
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