Il penultimo gol di Litmanen

di Alec Cordolcini

1. Molti ricorderanno, con esaltazione o con stizza, dipende dalle simpatie, il 3-2 all’ultimo respiro con il quale il Milan eliminò l’Ajax nei quarti di finale della Champions League 2002/2003, che poi i rossoneri avrebbero vinto. Fu il danese Tomasson a decidere l’incontro al fotofinish. Era il 23 marzo 2003, e quell’incontro fece registrare anche l’ultima rete in una competizione europea di Jari Litmanen. Almeno fino alla settimana scorsa, quando l’intramontabile 38enne finlandese ha aperto le marcature nel successo del Lahti sugli sloveni del Gorica nel secondo turno preliminare di Europa League. Una marcatura che se da un lato ha permesso a questo giovane club fondato nel 1996 di proseguire nella sua prima avventura europea di sempre dall’altro ha portato il bottino dei gol “europei” di Litmanen a quota 30, permettendogli di affiancare in questa particolare classifica Marco van Basten, Alan Shearer e Dennis Bergkamp. Sgoccioli di carriera di qualità per il miglior giocatore finlandese di tutti i tempi (il suo erede designato al Lahti, Eero Korte, è finora poca cosa), il quale, pur non garantendo una presenza costante nell’undici titolare del Lahti in Veikkausliiga, riesce ancora a far “pesare” il proprio bagaglio di esperienza in ambito internazionale, dove spesso le certezze domestiche evaporano di fronte al primo ostacolo.
2. Ne sanno qualcosa HJK Helsinki e Inter Turku, rispettivamente la Juventus (in quanto squadra più titolata) e…, appunto, l’Inter (in quanto campioni in carica) di Finlandia. I primi sono riusciti a farsi eliminare dai lituani del Vetra perdendo 3-1 allo Stadio Olimpico di Helsinki dopo aver vinto 1-0 in trasferta, lasciando sbigottiti i tifosi locali che già pregustavano un viaggetto a Londra per incontrare il Fulham del vecchio maestro Roy Hodgson. Per salvare il posto coach Muurinen può ora aggrapparsi ad una sola certezza. Il titolo nazionale? No, la grande amicizia che lo lega con il patron dell’HJK Olli-Pekka Lyytikainen. I nerazzurri di Turku hanno invece alzato bandiera bianca contro i moldavi del Sheriff Tiraspol, mostrando tutti i limiti dell’impronta “olandese” donata loro dal tecnico Job Dragtsma. Perché quando gli infortuni colpiscono duro e la condizione fisica di molti elementi non è al meglio, allora la proposta di un calcio tecnico e veloce impostato su possesso palla, passaggi rapidi e sovrapposizioni continue può rivelarsi un boomerang. Soprattutto quando il contesto generale non è di primissimo livello. Così ecco Patrick Bantamoi trasformarsi da miglior portiere della scorsa Veikkausliiga in kamikaze abbatti-avversari, quasi come se colpire palla o gambe in area di rigore non facesse grande differenza; oppure l’ombra del giovane talento Mika Ojala vagare in mezzo al campo alla ricerca del senso della sua partita; o infine l’olandese Guillano Grot, che pur non essendo mai stato un bomber dalle medie implacabili qualche palla in fondo al sacco sapeva anche spingerla.
3. Il peggio di sé però il calcio nordico è riuscito a regalarlo con il Rosenborg, che ha rinnovato la tradizione delle figuracce europee made in Tippeliga (si ricordano il Lillestrøm eliminato dai lussemburghesi del Käerjeng o il Brann mandato a casa dagli svedesi, di serie B, dell’Ådvidabergs) regalando un momento di gloria agli azeri dell’Fc Qarabagh, la cui porta è rimasta imbattuta per ben 180 minuti. 0-0 a Trondheim, 1-0 in Azerbaigian; un’autentica impresa al contrario, soprattutto se si considera che il Rosenborg sembra essere ritornato quella corazzata capace di vincere titoli consecutivi a iosa, non avendo ancora perso nessuna delle prime 18 partite di Tippeliga. Torneo quest’ultimo tutt’altro che scadente; il Molde regala gol e spettacolo, i campioni dello Stabæk si stanno riprendendo bene dalla partenza di due terzi dell’attacco titolare la passata stagione (e in Champions se la vedranno con la corazzata nordica dell’Fc Copenaghen), il Tromsø ha recentemente distrutto la Dinamo Minsk in Europa League. Nessuna però riesce a mantenere il ritmo del Rosenborg dei vari Tettey, Annan, Sapara, Skjelbred, Prica, Ya Konan, Lustig, Demidov. Tutta gente che ha mercato all’estero. E che da oggi gode della massima simpatia in Azerbaigian.
4. Svezia infine, dove i campioni in carica del Kalmar non hanno voluto essere da meno dei vicini nordici uscendo anticipatamente dai preliminari di Champions League dopo aver dominato gli ungheresi del Debrecen. Spettacolo a domicilio, con un 3-1 (inclusa una traversa e un clamoroso rigore negato) che ha visto sugli scudi Rasmus Elm (strepitoso nel movimento tra le linee che lascia gli avversari senza punti di riferimento), il fratello David e gli esterni Sobralense e Mendez, bravi nell’aggredire gli spazi e nelle combinazioni; peccato che il tutto sia stato vanificato da un reparto arretrato che non sembrava conoscere nemmeno l’abc della fase difensiva, concedendo ad un Debrecen ordinato, scolastico e tignoso, ma nulla di più, ben due reti in Ungheria (un gioiellino quella del raddoppio firmata dall’idolo locale Zoltan Kiss) e una, in contropiede sullo 0-0 dopo pochi minuti, al Fredirksskans. Ma il masochismo, specialmente nel calcio, può davvero essere senza confini.
(in esclusiva per Indiscreto)
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