Il teorema di Cramer

di Stefano Olivari

Rispondendo in ritardo ad una curiosità di Dag Nasty, partita da una vecchia puntata di ‘Arrivano i Superboys’, parliamo di un argomento che farà schizzare verso l’alto le pagine viste: la medaglia di bronzo del Giappone calcistico all’Olimpiade 1968. Shingo Tamai e compagni sono quindi il pretesto per ricordare la figura di Dettmar Cramer, l’allenatore tedesco che guidò la nazionale olimpica nipponica a Tokyo 1964 e ne fu poi direttore tecnico in Messico ponendo le basi di una passione che poi si sarebbe sviluppata seguendo vie e miti più brasiliani (non solo Roberto Sedinho) che tedeschi. Ovviamente i più lo ricordano come tecnico del Bayern Monaco della seconda e terza Coppa Campioni consecutiva (a stagione 1974-75 iniziata prese il posto di Udo Lattek giubilato di fatto da Beckenbauer, un Lattek che pochi mesi dopo avrebbe iniziato la sua strepitosa era al Borussia Moenchengladbach), ma il suo periodo giapponese merita di essere citato. Cramer, classe 1925, nasce come modesto giocatore a Dortmund e Wiesbaden, prima di entrare a soli 24 anni nei ranghi della federazione. Fino al 1963 ‘Napoleone’ (così chiamato per l’1,60 o giù di lì di statura e per i modi autoritari) lavora per nazionali giovanili e rappresentative regionali, poi accetta una rivoluzionaria (per l’epoca) proposta della ZDF: fare la seconda voce nelle telecronache. L’esperimento va così così e il campo gli manca: quando viene a sapere che il Giappone ha chiesto alla sua federazione un allenatore tedesco per preparare le Olimpiadi casalinghe lui si propone a costo quasi zero. Una bella esperienza (superamento della prima fase e sconfitta nei quarti con la Cecoslovacchia) con molti seguiti: Cramer diventerà di fatto fino alla pensione (storia di pochi anni fa) il principale docente di calcio nelle scuole federali, ricevendo per questo anche un premio speciale dall’imperatore Hirohito. Dopo Tokyo 1964 entra comunque nello staff di Helmut Schoen, dove con vari ruoli, due parentesi da c.t. (Egitto e Usa) e quella già citata con il Giappone olimpico nel 1968 (con Okano in panchina e Kunishige Kamamoto trascinatore in campo), rimarrà fino al 1974. Ma che cosa ha portato Cramer al calcio giapponese? Prima di tutto, a detta dei giornalisti giapponesi, un’attenzione verso la preparazione fisica che prima di lui era sconosciuta. E poi un interesse per l’aspetto psicologico del calcio, con una sorta di ossessione per le motivazioni individuali, che ne ha fatto un caposcuola anche in Europa.

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  1. Grazie Stefano! era proprio quello (non mi ricordavo però che non lo avessi scritto te)… intercedi per me per un bell'articolo sulla dinamo dresda e magari anche sul lokomotiv lipsia!…. tra l'altro sono già stato al nuovo stadio di berlino (della union si intende!)K

  2. Bell'articolo interesante sul serio. rilancio chiedendo.Tempo addietro il direttore fece un articolo sul calcio della ddr… (oltre al fatto che non riesco più a ripescarlo) mi piacerebbe saperne di più sulla questione "squadra di berlino est" ma soprattutto sulla Dinamo Dresda squadra che ho potuto "ammirare" più volte, dal vivo, negli ultimi 3/4 anni (in città c'è un simpaticissomo negozio/museo ed un fantastico distributore che permette ai tifosi di sovvenzionare) … fantastico.Insomma direttore se ne sai erudiscimi.K

  3. grazie Stefano! A proposito delle Olimpiadi del 1964, tu sai qualcosa della squalifica dell'Italia per "professionismo"? Ci siamo fatti riconoscere anche in quell'occasione?

  4. @Italo Muti:m'introduco sull'argomento postando il mio solo contributo annuale sul calcio giocato…Anni fa su un canale tedesco,a orari impossibili,vidi la replica della finale di Coppa di Germania 1973.Quel Borussia contro il Colonia.Una partita esaltante,arricchita dalla presenza di due fuoriclasse autentici:Overath e Netzer.Confermo,quel M'gladbach era veramente uno squadrone.

  5. @Stefanoquanti ricordi scaturiscono da quest'articolo. In special modo riguardo al Borussia e ai suoi "puledri":Wimmer, Bonhof, Vogts, Heynckes e Netzer, odiatissimo dal clan Beckenbauer e mobbizzato alla grande in nazionale, forse solo per il fatto di essere omosessuale.Italo

  6. a me interessava molto, complimenti stefano!!!




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