Il marine che ispirò Stallone

di Stefano Olivari

1. Come tutte le estati noi di estrazione socio-culturale medio-alta stiamo rivedendo la serie di Rocky, quest’anno su Sky. Impossibile dire qualcosa di originale su una maschera che ha rappresentato alla perfezione l’America nei Settanta e negli Ottanta, trascinandosi poi con poche idee negli ultimi due episodi. E’ invece possibile ricordare l’ispirazione sportiva di Stallone, sceneggiatore fin dal primo episodio: Chuck Wepner, l’ex marine newyorkese che nel 1975 fu coinvolto da Don King in una sfida a Muhammad Ali che ebbe molto in comune con quella successiva e cinematografica fra Rocky Balboa ed Apollo Creed.
2. Wepner aveva diverse caratteristiche interessanti agli occhi del geniale organizzatore: a) era (è) bianco, cosa che in un’era dominata da pesi massimi neri aveva grande valore di marketing (mai come quello raggiunto qualche anno dopo da Gerry Cooney); b) aveva un record pessimo ma pieno di match, sia pure tutti persi, di grande valore: fra gli altri con Sonny Liston, George Foreman (messo al tappeto al secondo round, prima di essere fermato per ferita), Joe Bugner; c) aveva servito la patria nei Marines, non in prima linea in Vietnam ma comunque nei Marines, e pompare una rivalità con il renitente alla leva (ma pagandone in prima persona le conseguenze, al contrario di altri imboscati) Ali non sembrò vero all’ex recuperatore di crediti (punto in comune fra King ed il Balboa del primo episodio); d) aveva coraggio, ma tecnicamente non valeva la metà del campione e aveva la sconfitta scritta in faccia; e) dopo l’enorme dispendio fisico e nervoso della Rumble in the Jungle con Foreman, Ali aveva bisogno di una passeggiata per la sua difesa del doppio titolo WBC-WBA (all’epoca c’erano ‘solo’ due sigle).
3. Centomila dollari a Wepner e quasi due milioni al Mito: con queste premesse il 24 marzo 1975 al Richfield Coliseum di…Richfield, per l’appunto (paesino dell’Ohio a metà strada fra Cleveland e Akron, i fan di LeBron James avranno un’idea della geografia), andò in scena questa sfida all’apparenza impari. Alla quale Wepner si era preparato per la prima volta da professionista vero, rinunciando ai lavori part time da guardia giurata e da buttafuori. La maggior parte dei bookmaker non lo vedeva in piedi oltre la terza ripresa, ma in più di un’intervista lui disse che ‘Chi è sopravvissuto ai Marines può sopravvivere anche ad Ali’.
4. Era vero, anche se l’inizio fu terrificante. Wepner riuscì a mettere a segno pochissimi colpi fino alla nona ripresa, quando un diretto alla bocca dello stomaco mandò il campione al tappeto. Da lì al quindicesimo round si vide (noi l’abbiamo fatto grazie alla Grande Boxe, memorabile trasmissione del Rino Tommasi Fininvest) uno dei migliori Clay-Alì di sempre, che ridusse Wepner ad una maschera di sangue. Una maschera che tenne duro eroicamente, nonostante dal suo angolo gli gridassero di arrendersi, fino a quando l’arbitro decretò il ko tecnico. Sconfitto ma vincitore morale per lo spettatore medio, Wepner investì i centomila dollari alla Balboa e qualche anno dopo fu arrestato per avere venduto migliaia di autografi falsi di grandi campioni dello sport: molti di questi erano di Ali.
5. Quanto all’ispirazione data al telespettatore Stallone, non è mai stata certificata dall’interessato: anche per una questione, banalmente, di diritti. E’ invece vero che l’idea diede la svolta alla carriera di Stallone e che nel corso degli anni lui e Wepner si siano incontrati diverse volte (sul suo sito c’è anche una foto che li ritrae sul set del film Copland). Oggi l’ex marine vive di discorsi motivazionali, di comparsate ad eventi vari e di racconti riguardanti il passato: fisicamente sta meglio dell’Ali attuale, nonostante abbia preso il decuplo delle botte (fra le altre anche quelle di Joe Frazier, di cui era lo sparring partner prediletto). Rocky se l’è cavata.

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  1. Visto il "match" tra Wepner e Andrè…effettivamente Balboa-Hogan è l'esatta trasposizione cinematografica di quella specie di incontro… se notate c'è anche un tentativo di Wepner di stringere il collo di Andrè con l'avambraccio (l'arma che usò Balboa) e poi c'è il sollevamento con "lancio del pugile" da parte del wrester… gli americani direbbero "inspiration my butt! this is theft!!!"Direttò: mi hai fatto tornare alla mente il grande Gerry Cooney. Bel picchiatore, veloce, tecnico. Su You Tube ho rivisto il raccapricciante KO che inflisse a Norton dopo nemmeno un minutino, con la colpevole complicità dell'arbitro. Aldilà del drammatico epilogo, impressionante l'aggressività di Cooney, sia pur mai scomposta.

  2. Articolo davvero bello. Al di la' dei commenti e delle opinioni di altissimo livello tecnico espresse in articoli e blog (spesso interessanti ma comunque solo opinioni), per me sono questi i pezzi che fanno emergere Indiscreto dal rumore generale dei siti sport sul Web. Complimenti.Sui film non ho niente da aggiungere. Solo un certo orgoglio, essendo un Philadelphiano d'adozione. Perche' tra i meriti del primo Rocky vi e' infatti quello importantissimo di aver raccontato una storia riconoscibilmente Philadelphiana, e di aver dato alla citta' il suo mito.

  3. Leo

    Rocky 1 è eccezionale, il 2 bello, il 3 senza senso, il 4 trash all'inverosimile. Dal 5 in poi me lo sono risparmiato. Io comunque preferisco, leggermente, Rambo 1. Dialoghi stracult e sottofondo da autodistruzione, altro che Tarantino!

  4. Concordo, nel primo c'è tutto: azione, riscatto, musica, scene culto e una delicatissima storia d'amore. Degli altri sono legato soprattutto al quarto che è il primo che ho visto a cinema (avevo 9 anni, mamma mia…). L'ultimo, sarà che ero prevenuto negativamente, ma mi piaciuto, è stato al di là delle aspettative. Quanto ad Andrè The Giant che sia citato nel terzo? Con il match contro Hulk Hogan?

  5. Comunque I e II grandissima qualità di sceneggiatura e di idee, anche con gli occhi di oggi…III senz'anima, IV divino per gli allenamenti e gli spunti trash, V con i toni amari del I ma non riuscito, Rocky Balboa per certi versi commovente ma anche lui non al livello dei primi…della sfida ad André avevo letto, ma non l'avevo mai vista…adesso la cerco!

  6. @Stefano: OK avevo letto male, ora il discorso mi è più chiaro. In effetti Stallone parla di spunto. Sapevo anche io che Rocky rappresentava la sua ultima "occasione", direi che gli è andata meglio di Wepner. Per la verità non so se sarebbe nemmeno giusto che Wepner si definisca 'il vero Rocky', la sceneggiatura ha avuto diversi rimaneggiamenti ,nelle prime bozze Mickey era un personaggio negativo e lo stesso Balboa tendeva all'autodistruzione tanto da mandare a monte l'incontro rifiutandosi di combattere all'ultimo momento…

  7. Piccola chicca che già saprete (o che almeno il Direttore saprà senz'altro): l'anno dopo la sfida con Ali, Wepner le prese anche da Andrè The Giant in un match misto di wrestling-pugilato che mette nostalgia solo a pensarlo. Trovate tutto su Youtube…

  8. Stallone ha sempre ammesso l'ispirazione (ha raccontato, non so se nella stessa intervista, di avere visto in diretta il matach da solo, sul divano di casa, mentre meditava di lasciare la professione di attore), ma non di avere riproposto la storia di Wepner. Non è un caso che Creed sia un 'buon cittadino americano' mentre Ali era contro 'quella' idea di America, che Balboa abbia sempre combattuto in palestrine mentre Wepner fosse arrivato a quel march dopo avere incontrato (sia pure perdendo) i più grandi del suo tempo, che la carriera di Balboa sia partita da quel primo match con Apollo mentre quella di Wepner sia finita di fatto dopo quello con Ali: tante differenze che in una causa per plagio contano. Wepner dal canto suo si è sempre autodefinito 'the real Rocky', ma senza rivendicare diritti. Certo è che Sly lo ha sempre preso con le buone, facendogli complimenti pubblici ed invitandolo spesso sui suoi set.

  9. 5. non ho ben capito questo punto. Io ho il dvd di Rocky 1 in edizione speciale per festeggiare il venticinquennale con una bellissima intervista a Stallone che del film è sceneggiatore. Nell'intervista fa proprio riferimento a questa vicenda, ammettendo quindi di essersi ispirato, e si vedono anche pochi fotogrammi dell'incontro (la parte in cui Alì viene messo al tappeto). Stallone afferma che la chiave del film è proprio nel dialogo tra Rocky e Adriana la notte prima del match quando, dopo avere visitato il ring, si rende realmente conto che non c'è la potrà mai fare, ma il suo obiettivo è proprio restare in piedi fino all'ultimo round.Tra l'altro l'intervista molto interessante sulla storia del film e sulle successive dinamiche cinematografiche della sua carriera ha gettato una luce positiva (ai miei occhi) su Stallone che non pensavo così "in gamba".

  10. non conoscevo questa storia, veramente interessante.




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