Senza munizioni

di Oscar Eleni
1. Oscar Eleni alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all’estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. Se avrete pazienza potrete trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l’aria fritta. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l’ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l’occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente.
2. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla solita crisi di idee e progetti, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché Siena non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario Ferdinando Minucci che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono.
3. In attesa di sapere chi e come farà la serie A prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come Renzi, persona stimabile, si metta davanti ai legaioli confusi urlando che vuole la testa di Meneghin, ci domandiamo se un giorno potremmo davvero mettere sulla stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c’è il dubbio della sconfitta. Basta mandare allo scoperto randellatori che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.
4. Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il Taugres Vitoria sta battendo tutti nella corsa a Dario Saric, il quindicenne fenomeno di Sebenico che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di Vitali, un talentino che a parole la racconta sempre bene, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere e ora ci spieghino nel centro vacanze di Azzurra se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l’anno scorso il Caravaggio bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà Recalcati, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con Stonerook sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.
5. Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. Repesa glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con Bucchi c’è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione.
6. A proposito di Milano lo Sciascia nostro, l’unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l’arrivo di Flavio Portaluppi, uno nato nell’Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno Soresina lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente ridarà vita al trofeo Lombardia per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull’annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell’interno della società che ora farà diventare il Palalido un’arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.
7. Aspettiamo conferma anche per l’atterraggio morbido del paron Zorzi nel feudo di Treviso dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile Benetton, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po’ cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni vi danno già un‘idea del mar Morto retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo.
8. L’Eurolega, birichina, premia Dule Vujosevijc come miglior allenatore dopo un’altra meravigliosa stagione del Partizan che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?
9. Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l ‘architetto Alessandro Barzalich, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché Pesaro, intesa come Scavolini, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d’argento sull’arenile.
10. Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere Snaidero riportandolo all’antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche Trieste si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. Non fateci sognare soltanto d’estate.
11. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l’immagine dell’ultima partita di finale, quella finita 47 per gli sfidanti 82 per i campioni. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c’è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l’Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell’antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea.
12. Tornando a Milano che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche Verona, Torino, la stessa Trieste, la Fortitudo, magari Udine, tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell’Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di scrivere un libro sull’altra Milano, quella dell’All’Onestà, della Mobilquattro, insomma degli straccioni della lotta con Jura senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al “4-4-2” di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore, la foto di Dario Saric è tratta da http://www.elcorreodigital.com/ )

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