Miracolo anche a Essen

di Stefano Olivari

La grande Ungheria di Puskas e Hidegkuti, la Germania che cerca di risollevarsi dopo la guerra, la più grossa sorpresa della storia del calcio. Ingredienti ottimi che hanno prodotto un film riuscito a metà, il Miracolo di Berna (Das Wunder von Bern) rivisto qualche giorno fa dopo i suoi due-giorni-due nelle sale italiane. Lungometraggio, per dirla alla svizzera, con la regia di Sonke Wortmann ed attori a noi sconosciuti che in patria ha avuto però un successo strepitoso sia al cinema (nel 2003) che in tivù. Siamo ovviamente nel 1954 ed il protagonista è l’undicenne Matthias, figlio di un reduce di guerra appena tornato dalla Siberia dopo anni di prigionia e di morte presunta. L’ambizione sarebbe quella di descrivere i sentimenti di quell’epoca in Germania attraverso la vita di una famiglia di Essen. La madre che manda avanti faticosamente un bar insieme alla figlia (che esce con un americano, quindi per parte della Germania ancora un nemico), il figlio maggiore che mitizza la Germania Est e non capisce quel padre che pur non essendo nazista ha fatto il suo dovere di ‘bravo tedesco’ prima in miniera e poi al fronte, Matthias che quel padre non l’aveva mai visto e che lo giudica un uomo senza sogni, che non a caso detesta il suo amato calcio ed il suo amato campione: Helmut Rahn, del quale il ragazzo è portaborse e portafortuna. Il ‘Capo’, questo il soprannome dell’attaccante del Rot Weiss autore del gol della vittoria in finale, è per Matthias più di un’immaginetta da tenere sul comodino: il Bignami di psicologia direbbe è una figura paterna ma non giudicante. La parte davvero emozionante del film è questa, poi purtroppo c’è quella calcistica. Buona l’idea di non mostrare immagini di gioco se non qualcuna della finale sotto la pioggia, agghiaccianti le caratterizzazioni dei personaggi legati alla manifestazione: il giornalista macchietta con moglie al seguito (comportamento simile a quelli di alcuni grandi inviati nostrani, anche in un Mondiale), le frasi storiche di Herberger buttate lì a caso, Puskas rappresentato fisicamente come il Puskas di dieci anni dopo (addirittura si vede un suo fallo su Liebrich, un po’ come fare un film su Moro e farlo sparare a Prospero Gallinari), Adi Dassler venditore porta a porta di tacchetti intercambiabili quando l’antenata dell’Adidas esisteva già da quasi trent’anni, eccetera. Toccante il viaggio del padre e di Matthias verso Berna, con il calcio canale di comunicazione utile a dire molto altro: senza bisogno di guerre, ci siamo passati quasi tutti. In definitiva comprendiamo i grandi incassi in Germania, visto che quella partita ha segnato più di una generazione per motivi non certo calcistici e la materia è trattata bene (con il mitico ‘non detto’), ma anche quelli scarsi all’estero.
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  1. Volendo andare sul cazzone andante, citerei anche "Slap Shot" film con Paul Newman allenatore di hockey con i mitici Hanson Brothers a dare mazzate a tutto spiano. Non un film da Oscar, ma è entrato alla grande nell'immaginario collettivo.

  2. Nei film americani lo sport fa spesso bella figura, anche quando è solo lo spunto per raccontare altre storie (spesso d'amore, spesso melense) Due esempi passati spesso su Sky (ma da un po' non in programmazione) sono Stick it, sulla ginnastica artistica femminile (tra l’altro con una protagonista straordinaria…) e Imbattibile (la vera storia di un barista diventato un Philadelpia Eagle con Mark Wahlberg, questo straordinario per la ricostruzione dell’ambiente anni 70 con colonna sonora da urlo). Belli anche Hardball con Keanu Reeves (il baseball giocato da bambini in un quartiere difficile di Chicago) Jerry McGuire (Tom Cruise manager) e qualche altra decina di film sul baseball (di cui la metà con Kevin Costner)

  3. @Locatelli: veramente al primo posto He Got Game?Io l'ho trovato un film pessimo, pieno di retorica, con il classico direttore del carcere che sfrutta i detenuti e con quella cosa bruttissima delle finte università con nomi inventati, "Big State", "Tech U"…tristissimo.E poi le scene di basket sono pochissime e non esattamente memorabili…

  4. @Locatelli:fai riferimento a "Blue chips",film di metà anni novanta con un eccellente Nick Nolte.Altra "nomination",che definerei scontata,è "Toro scatenato" di Scorsese,nobilitato da un De Niro favoloso.

  5. non li cita nessuno i 4 giamaicani che fanno bob?

  6. Concordo con "Teen-wolf", simpaticissima commediuola anni '80 con un MJ Fox fresco e brillante.tra i "capolavori" su sport al cinema però metto al 1° posto "He got game" di Spike Lee, con l'attuale NBA Ray Allen protagonista con un fantastico Denzel Washington come suo padre.E poi mi ricordo un film carino con Shaq che fa il collegge e Nick Nolte allenatore, ma proprio mi sfugge il titolo.

  7. Per motivi affettivi vado su "Victory" (Fuga per la vittoria) di John Houston, con Stallone, Michael Caine, Pelè, Bobby Moore ecc. Scene di calcio così così (non orribili però), ma film ben fatto e sempre godibile, con tocchi di classe e ironia."Victoire, victoire!"Poi bello anche "Teen wolf" (Voglia di vincere) con Michael J. Fox che fa il cestista-licantropo. Ottima teen comedy, con questo film mi innamorai del basket…

  8. @IL TEG:bel film,la storia di quella Texas Western è anche un pezzo di "american life".Io scelgo Stone perchè riesce a conciliare l'epos,le immagini del gioco son favolose,con l'epo(..),ovvero la corruzione endemica del sistema.E' un manifesto perfetto del robosport.Trovo incredibile che nessuno abbia avuto il fegato,in Europa,di far lo stesso con Dio Foot.Sul versante docu,vado con l'odissea umana di "Hoop dreams".

  9. E' nato un sondaggio?Io dico Glory Road (1996 credo), storia della partita di pallacanestro "più importante di sempre".

  10. Il rapporto tra calcio e cinema è sempre stato difficile.In Italia,a parte il cinetrash,gli esempi sono pochissimi:"Ultimo minuto" di un Avati ancora ispirato(velo pietoso sulle ultime produzioni..)e con un Tognazzi al solito strepitoso.Esperimento coraggioso fu "Valzer" di Giuseppe Maira;un pò pretenzioso ma sicuramente originale e rischioso.Con la metafora del calcio come Male assoluto..Uscendo dai nostri confini,e sullo sport in generale,il campo s'allarga notevolmente.Io voto per l'Oliver Stone del crudele "Any given sunday",un capolavoro che concilia fascino e cinismo.




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