L’ultimo concerto di Adriaanse

di Alec Cordolcini

1. Difficile stabilire chi abbia più nemici tra Josè Mourinho e Co Adriaanse. Entrambi schietti, diretti, allergici ai compromessi e alle invasioni di campo. Amati e spesso rimpianti dai tifosi, tollerati dai dirigenti, invisi a buona parte dei colleghi e della stampa. Adriaanse non ha mai vinto la Champions League, eppure ha saputo regalare pagine di splendido calcio, iper-offensivo, creativo e spettacolare, senza però diventare un “santino” alla Zeman. L’ultima fermata del 61enne Adriaanse, che ha annunciato il proprio ritiro a fine stagione (“a 61 anni desidero svuotare la mente e rilassarmi, magari insegnando pianoforte”), è stata la città di Mozart, Salisburgo, casa dell’ambizioso Red Bull. Il magnate austriaco Dietrich Mateschitz esigeva il titolo nazionale, dopo il deludente secondo posto targato Trapattoni (vincitore però l’anno prima) dello scorso campionato, ricordato soprattutto per l’umiliante 0-7 rimediato in casa contro il Rapid Vienna. E’ stato accontentato.
2. Gol, spettacolo e polemiche in casa Salisburgo. Riguardo ai primi, il nome da citare è uno solo: Marc Janko, autentico uragano arrivato ad un passo dal record del mitico Hans Krankl, che nel campionato 77/78 con la maglia del Rapid Vienna chiuse a quota 41 reti. Janko si è fermato due gradini sotto, un bottino comunque sufficiente per contendere fino all’ultimo turno la Scarpa d’Oro a Diego Forlàn, premiato poi dal miglior moltiplicatore assegnato alla Liga. Doppiette, triplette e persino quaterne (lo scorso 19 ottobre all’Altach): Janko ha comunque stabilito un nuovo primato quale miglior marcatore stagionale di sempre del Salisburgo, superando i 23 centri realizzati da Oliver Bierhoff nella stagione 90-91. Niente male comunque per questo panzer viennese, figlio di atleti professionisti (papà Herbert era nazionale austriaco di salto in alto, mamma Eva vinse una medaglia di bronzo nel giavellotto alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968), che non era nemmeno tra i convocati nella nazionale austriaca per Euro 2008, nonostante il reparto offensivo di quest’ultima annoverasse elementi (Linz, Hoffer, Kienast e l’eterno Vastic) non propriamente definibili “macchine da gol”.
3. La messe di reti seminata da Janko ha finito con l’oscurare il buon rendimento offerto da numerosi suoi compagni di squadra, favoriti dal 4-3-2-1 elastico proposto da Adriaanse, che prevede un solo centrocampista di contenimento (Aufhauser o Niko Kovac), due interni capaci di inserirsi attaccando lo spazio (ottimo il camerunese Somen Tchoyi, arrivato in estate dallo Stabæk dopo esser stato eletto miglior giocatore del campionato norvegese) e una coppia di terzini (nota di merito per l’esterno destro tunisino Anis Boussaidi) dinamica nelle sovrapposizioni e in fase di spinta. Un atteggiamento sbilanciato che per taluni è stato causa di difficoltà (il centrale olandese Opdam, apparso lento e poco coordinato con i compagni, e lo svizzero Vonlanthen, scarsamente propenso al sacrificio a centrocampo), per altri di crescita e di maturazione. Tra questi ultimi va annoverato senza dubbio Ronald Gercaliu, terzino sinistro tornato in estate dal prestito all’Austria Vienna e proposto con ottimi risultati al centro della difesa. Bene anche il gigante antilliano Robin Nelisse, l’unico elemento della squadra, Janko a parte, a chiudere la stagione in doppia cifra (12 gol). Citazione infine per il camerunese Louis Clement Ngwat-Mahop, mezzapunta/esterno sinistro pienamente recuperato dopo la brutta vicenda (passaporto falso) che gli era costato la rescissione immediata del contratto con il Bayern Monaco.
4. I frequentatori abituali della Red Bull Arena di Salisburgo non si sono mai divertiti tanto come quest’anno, mentre i media si sono subito innamorati dell’attraktiven Offensivfußball proposto dai biancorossi, che hanno bagnato il proprio esordio nella Bundesliga austriaca rifilando un 6-0 al Mattersburg, per poi ripetersi in Intertoto con un 7-0 ai lituani dell’Fc Banants. Una simile filosofia di gioco ha però esposto la squadra, nelle giornate di scarsa vena, a brutte figure arrivate sotto forma di sonore scoppole, e proprio da queste hanno avuto origini le prime crepe nel rapporto tra Adriaanse e la dirigenza, il direttore sportivo Wolfgang Gran in primis. Quest’ultima ha rimproverato al tecnico di schierare formazioni estremamente offensive anche contro avversari di maggior spessore (vedi contro il Siviglia in coppa Uefa, canto del cigno europeo del Red Bull), sentendosi replicare che “Van Gogh ha un suo stile per dipingere, Adriaanse ha un suo stile per allenare”. Epilogo intuibile. Per la prossima stagione si ripartirà (al 99% senza Janko) da Huub Stevens. Spettacolo finito signori, si prega di accomodarsi all’uscita. wovenhand@libero.it
(in esclusiva per Indiscreto)
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  1. A proposito di grandi: ma avete visto il Cile di Bielsa – opportunamente citato da Valentino – che sta combinando in Sudamerica?

  2. sinceramente quel porto mi è sembrato tutto furchè divertente e travolgente nonostante ci fossero in rosa dei giocatori bravi e tecnici.

  3. Da Adriaanse a Stevens è come da Van Gogh a un imbianchino :DComunque personalmente ho un rimpianto, che quel suo Porto non fosse riuscito a sfondare in Champions League. Nel 2005-2006 era stato troppo irregolare, sprazzi di ottimo calcio alternati a cadute inspiegabili come la rimonta casalinga subita dall'Artmedia, e finì col non passare nemmeno un girone tutt'altro che inaccessibile con Inter, Rangers e appunto Artmedia.Dopo l'eliminazione aveva virato verso il 3-3-4 (!) e vinto la SuperLiga in scioltezza, ma purtroppo niente 3-3-4 nella Champions successiva, perchè si dimise in Agosto se non ricordo male.Apprezzo molto sia lui che Van Gaal e Bielsa, perchè sono tecnici che ritengono ugualmente importante proporre situazioni "studiate" anche per la fase offensiva oltre che per quella difensiva, quando invece per molti allenatori la sensazione è che il loro compito si riduca all'organizzare la squadra quando non ha il possesso-palla e per il resto lasciare che ci pensi il talento dei singoli.Certo, il calcio non è un'equazione matematica (a questo proposito Alec, mi viene da pensare alla foto sul tuo libro di Van Gaal che mostra sorridente il suo tomo sulla logica applicata al calcio…), ma io penso che un calcio offensivo "meccanizzato" di questo tipo agevoli parecchio l'espressione del talento individuale (sempre che questi talenti non vengano schierati fuori ruolo, questo è un altro discorso).

  4. Inarrivabile Co!Spero non abbandoni.




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