Mai dire Maya

di Oscar Eleni

Oscar Eleni dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubantuum, il luogo delle pietre perdute, per capire se dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i Maya ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero Sabatini cederà un giorno la Virtus, se davvero l’uomo di Futur Station lascerà il posto in serie A alla Fortitudo, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di Siena, contro la strategia Minucci, se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che Alberto Bucci ed Ettore Messina dicono alla gente di Bologna: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere.
Certo se a Milano ci fossero stati Sacrati, Savic, Sabatini, Corbelli, quelli di Pesaro o di Udine, il povero Piero Bucchi non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e Zamparini, loro e Cellino o Corioni, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla Buzzavo, alla Minucci, alla Livio Proli e non è un caso che siano proprio Siena e Milano a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto.
Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. ‘Leggeri come?’, direbbe Calvino. Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po’ nel pianeta per ridere di certa ottusità.
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? Benetton e Montepaschi, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del Forum o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l’ultimo no di certo. A Salsomaggiore il responsabile della nazionale giovanile, il Ramagli che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a Reggio Emilia, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia Alessandro Gentile, figlio di Nando, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide Pascolo di Udine, il Claudio Tommasini della Virtus Bologna, poi il Metreveli senese e il Wojciechowski trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un’intera redazione, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c’era Nicolò Melli, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall’operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano Potì che invece ha vinto il titolo juniores con Pistoia, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il Casalpusterlengo del Curioni che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell’All’Onestà, della Xerox, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di Pavia, in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l’anno prossimo anche se il Cioppi in trionfo dovesse lasciarli per la sua Pesaro.
Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge di essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare D’Antoni che girava sul Sile sulla barchetta Benetton nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta. La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza.
Dunque la finale scudetto. Perché Siena favorita? Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l’attacco, magari, batte in testa. E’ successo dopo l’incidente di Lavrinovic, lo si è visto con McIntyre non sempre in tiro, lo si capisce quando Kaukenas va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un’altra cosa, perché contro Siena la zona classica, a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio Sangarè, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l’uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, l’Armani in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d’Europa e una delle 16 d’Europa.
E’ pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l’ultimo Price, valutando il Vitali anemico dell’ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo Taylor di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di Recalcati, magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s’infilasse pure Rocca si potrebbe dire che il povero Eze avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se Hall e Katelynas hanno la testa e le braccia per far stancare Stonerook.
Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. Siena è strafavorita, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.
Vaticini al latte di giugno.
10 A Corbani, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l’allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.
9 Al Pino Sacripanti perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.
8 A Recalcati e Meneghin che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei che, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.
7 Al Baiesi che ha lasciato Biella perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l’Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.
6 Ad Andrea Niccolai che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l’entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono Sconochini e Boni, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica? Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà al Mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.
5 All’associazione arbitri che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena-Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.
4 Alla Lottomatica Roma che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull’ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un’ altra squadra sbagliata.
3 A Mike D’Antoni perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.
2 All’arbitro Paternicò perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l’angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.
1 A Marcello Lippi perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d’invidia pensando all’Italia tre presentata nell’amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest’anno a Siena o l’anno scorso a Montegranaro?
0 Al capestro SKY per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma a lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l’espontaneo di Barcellona che ha inseguito Federer mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)
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