Un negraccio di trentanove anni

di Stefano Olivari

Nei commenti alle scorse puntate si è parlato di leggende che resistono anche all’evidenza di registrazioni audio-video. Fra queste il ‘negraccio’ di Nicolò Carosio pronunciato all’indirizzo di un guardalinee etiope, Tarekegn, durante la telecronaca di Italia-Israele a Mexico 1970. Episodio di cui ha parlato anche Massimo De Luca nell’ultima Domenica Sportiva. Peccato che lo storico giornalista (part time, visto che era un dipendente della Shell) dell’Eiar (sua la prima radiocronaca calcistica, nel 1932, un derby di Torino) prima e della Rai poi quel termine non l’avesse mai pronunciato. Abbiamo visto più volte la parte incriminata, quella del gol di Riva annullato per fuorigioco, notando ‘solo’ come Carosio avesse più volte chiamato Tarekegn ‘l’etiope’ in tono sprezzante e, se vogliamo proprio pensare male, colonialista. Ma fra avere un tono sbagliato e dire ‘negraccio’ c’è un oceano di differenza. Il collega Pino Frisoli è andato moltissimo oltre: presso la TSI (la Svizzera) è riuscito a vedere tutti i 90′, mai trasmessi da allora in forma integrale, e li ha raccontati nel suo blog. Nemmeno qui tracce di ‘negraccio’ e al di fuori di quelli usati per l’episodio di Riva nessun tono sbagliato. Tanto che alla fine della partita Carosio diede la colpa dello zero a zero di Toluca alla sfortuna. Insomma, un passaparola cialtrone che portò alla sostanziale cacciata di Carosio dalla Rai, dove era malvisto in quanto troppo antico e retorico (per non dire fascista) ed alla sua sostituzione immediata con Nando Martellini per le partite degli azzurri: nel 1971 l’ultima performance del siculo-inglese con l’emittente di Stato. Siamo a favore della storia ma anche contro la mitizzazione: lo stile di Carosio non era granché (ascoltate il racconto del gol della vittoria nella finale del 1934), il ritmo non esisteva e la conoscenza dei giocatori era appena sufficiente. Al suo confronto i principali telecronisti Rai di oggi sono dei giganti. Però dopo decenni di trionfi bene o male raccontati non merita di essere ricordato per una parolaccia, oltretutto mai detta.
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  1. "negro" e "negretto" sono termini entrati nel fantastico mondo del politically correct solo di recente (metà anni 90 o poco prima)….prima erano termini comunissimi. Basta vedere un fil qualsiasi (anche il meno "imputabile" di tutti: Indovina chi viene a cena)per comprenderlo bene…

  2. Per quanto riguarda la prima radiocronaca, credo siano vere tutte e due le versioni: il primo collegamento in diretta da uno stadio calcistico fu in occasione di Italia-Ungheria il giorno dell'inaugurazione del Flaminio (voce di Sabelli Fioretti, all'epoca giornalista della Gazzetta), la prima radiocronaca integrale dei 90' quella di Carosio. Non avendole sentite, mi rifaccio alla media di quello che ho letto da varie fonti: Sabelli Fioretti prima voce del calcio in diretta, Carosio primo nel fare una radiocronaca integrale. Varie anche le versioni sul debutto di Carosio: derby di Torino del 1932 o Italia-Germania del 1933? Il primo collegamento per una diretta sportiva, anche extracalcio, risale invece al 1927, per un gran premio di ippica da San Siro…

  3. "Negretto" era un'espressione usata spesso anche da Carosio. "Palla a Jair, il negretto dell'Inter". Ma uno non può essere licenziato due volte, anche se sono sicuro che Buran saprebbe come dargli un'altra bella lezione 🙂

  4. andando leggermente ot, io mi sono trovato ad essere infastidito più di una volta da telecronisti degli anni '80 che spesso si lasciavano andare ad espressioni del tipo "il negretto" parlando di giocatori di colore. Era un'espressione tipica di Pizzul se non ricordo male. Sicuramente non razzista conoscendo il personaggio, ma un po' fastidiosa , almeno per me, si

  5. Se mi si consente il paragone, un po' lo stesso trattamento che il mondo del calcio riservò a Pozzo nel dopoguerra: anche lui, come Carosio, "residuato" di un'epoca felice per lo sport italiano, eppure scomodissima per ovvi motivi, quindi occorreva cercare il primo pretesto per liberarsi di tali ingombranti personaggi. Direttore, in effetti in quell'espressione, "etiope", anch'io ho ravvisato un tono vagamente sprezzante, però qui si entra nel campo del processo alle intenzioni e defenestrare un collaboratore basandosi su questo fu semplicemente ridicolo. Anche sullo stile di Carosio si può discutere, ma ricordiamoci sempre che eravamo agli albori delle radiocronache e questi pionieri lavoravano in condizioni non propriamente ottimali. Due cose a chi mi sa rispondere: a me risulta che la prima radiocronaca calcistica italiana fu per Italia – Ungheria 4-3 del 1928, con Sabelli Fioretti, possibile? E per quanto riguarda i Mondiali del '34, dove saranno finiti i metri di pellicola girati in occasione dell'evento e di cui si fa menzione nel libro celebrativo di quel torneo (che il Guerin sportivo fra l'altro pubblicò a fascicoli anni fa)? Non ho mai visto alcunché, se non le solite ritrite immagini del gol di Guaita all'Austria e qualche spezzone della finale… Penso sia il Mondiale meno documentato, dal punto di vista video, persino di Uruguay 1930 esiste uno splendido filmato a colori sulla finalissima.

  6. Naturalmente tutta colpa dei komunisti, che all'epoca comandavano alla Rai, con i plenipotenziari di Mosca Delle Fave (pres.) e Bernabei (DG), antifascisti e soprattutto laici, vero Kaltz?

  7. il fatto è (anche) che passato alla TV si è capito che di nomi ne azzeccava pochi, mirabile la volta in cui si arrabbiò con prisco che gli diede bugatti in porta al posto di sarti nella finale di vienna 1964… lui non capì che quello in porta era sarti fino alla fine del primo tempo…

  8. D'accordo sulle critiche allo stile di Carosio, ma riconosciamogli che aveva una voce bellissima, non per niente veniva dalla radio. Nell'episodio ion questione fu chiaramente una vittima. Era stato fascista, colonialista, nazionalista e quindi i laici, democratici e antifascisti non vedevano l'ora di farlo fuori dalla Rai. A quei tempi non si indignò nessuno… purtroppo o per fortuna.




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