Gli occhi del geco

di Oscar Eleni

Oscar Eleni dall’università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l’unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e, se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. Viva il geco che saltava per la banda di Ocean, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che “tutto è strano”, che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto a Rieti, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c’è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della Lega dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su SKY anche le ultime colpe adesso che i puffi dell’iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al Franco Lauro smanioso, tornerà ad essere la RAI bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012 dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo.
Sarà per questo che Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno una stele in piazza del Campo con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce dice qualcuno, perché a Roma i giocatori di Cantù sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché a Teramo la disperazione Fortitudo ha scatenato la rabbia di chi si accontentava anche di una pena minima per giocatori già processati in curva, per una società già fotografata nel parco delle stelle. Certo le cose sono andate malamente, il blocco illegale di Brown che manda fuori posto la spalla di Gordon dopo 22” (o Cerebuch che vedi i nanosecondi, come è sfuggito il colpo?), i tiri sulle sirene, ma anche le troyadas variadas in un gruppo dove hanno continuato a credere che Huertas potesse davvero guidare un attacco, dove si è preferito, troppe volte, Cittadini a Fucka, dove non hanno lavorato abbastanza sull’ego del Mancinelli che anche a Teramo ha voluto fare il tiro da tre che è diventato condanna, dove hanno creduto a tutte le promesse che arrivavano persino da americani in fuga che, come hanno confessato poi, facevano banda e se ne sbattevano delle lacrime di chi oggi piange in A1 la perdita di una grande società come quella che si erano inventati Tesini, Lamberti e Parisini, come quella che Giorgio Seragnoli ha portato alla gloria nazionale ed europea.
Caro Geco aiutaci tu a sopportare le feste di Pesaro perché una stagione così balorda, mettiamoci pure infortuni gravi, è nata soltanto dalla cattiva coscienza di giocatori che si guardavano in cagnesco e non avevano nessun rispetto per un allenatore alla Pino Sacripanti che ti dà tutto e in cambio non vuole neppure essere ringraziato. Fino a giugno tutte le sere insieme mandando a quel paese chi sputa a Bonamico, come è successo a Scafati, mandando un telegramma di adesione a Claudio Sabatini quando dice “siamo un gruppo di fasulli” riferendosi alla Virtus che, come ogni stagione, a fine campionato, perde conoscenza di se stessa, della sua storia, nella speranza che siano sempre gli altri a salvarla come ha tentato di fare Cazzola scatenando la rivolta di chi sapeva e di chi sa che tipo di Virtus è passata da Porelli a Gualandi e poi al candidato sindaco, di chi conosceva il patrimonio ideale e non soltanto immobiliare delle vere Vu nere. A proposito di politica siamo sbalorditi sapendo che Magnifico giocherà nel Pdl contro Giorgio Giommi, la voce Vuelle, schierato col PD. E’ tempo di nespole politiche, ci giocano in tanti, peccato che nessuno abbia peso per aiutare il basket a scegliere bene il suo partner televisivo adesso che in Rai potrebbe essere messo da parte il De Luca che era amico sincero, anche se non gli permettevano di dimostrarlo sempre. Dicono che il nuovo sia un altro De legato altri Fidipu. Vigilate gente.
Prima del pagellarrium finale voci dal sen fuggite in base alla classifica:
Siena è furente perché ancora non sa come organizzare la squadra del futuro attacco europeo, ma appare certo che si rinforzerà nei lunghi e quindi punterà su italiani da centro campo.
Roma ha visto tutte le carte che può giocarsi Gentile, forse farebbe bene a confermarlo, ma prima deve avere garanzie che gli faranno una squadra equilibrata e forte dove Siena è forte.
Teramo in festa, allenatore dell’anno, americano Moss che ora vogliono tutti, si tratta soltanto di ragionare adesso che per Poeta si sveneranno da Milano in giù.
Treviso è squadra strana perché reagisce sempre quando diventa quasi sicuro che Mahmuti non sarà l’allenatore dell’anno prossimo visto che sono stati allertati Vujosevic e Perasovic e forse anche Repesa.
Virtus Bologna con il mal di denti, già separata in casa da un allenatore che vorrebbe sostituire con Valli o, cosa forse più logica, con Lino Lardo altro allenatore da premio, ma lo era anche Boniciolli prima di smarrire il bigino per salvarsi dalla creatività e dalla passione smisurata di chi crede di poter sempre spiegare come funzionano le cose nello sport e in questo gioco.
Su Milano una nube tossica permanente che dovrebbe essere liberata con alcune variazioni sullo spartito del primo anno vero della firma Armani. Si annuncia Crippa come manager in arrivo da Mosca e allora perché non credere anche in un Messina di ritorno? Basta colori tenui, meglio quelli forti. Da collezione primavera-estate.
Biella tutto bene, Bechi da confermare, americani da sostituire meglio, spogliatoi da riverniciare e allargare perché il palazzo nuovo è meraviglioso, ma carente dove fumano le docce.
Pesaro davanti al dilemma: chi resta e con chi. Come sempre. Il play-off ha rimandato al largo i mosconi, ma durerà poco.
Nel sottoscala senza play off sicura la partenza da Caserta del Frates, insultato dal primo all’ultimo minuto nelle ultime partite, dell’allenatore che forse tornerà a Reggio Emilia dove ancora si chiedono chi è il genio che ha cacciato Marcelletti via telefono. Certa la fuga di Markovski da Avellino con destinazione probabile Venezia, anche se un uccellino federale ha spiegato che il Meneghin prigioniero della riconoscenza ottica, non potendo garantire un rinnovo di contratto a Recalcati, perché poi sarebbe imbarazzante spiegare la mossa in caso di eliminazione europea, di limbo internazionale, ha forse trovato una via d’uscita con il part-time, liberando quindi l’allenatore per eventuali agganci e Venezia potrebbe pure pensarci. L’agente è già in movimento.
Difficile capire quanto è successo a Montegranaro, speriamo che Finelli si riprenda, speriamo che non vengano fuori altri maghi con giocatori fasulli da mettere in vetrina.
Chi si prende la Fortitudo? Repesa lo farebbe in A2? Lo farebbe con Savic? Ma ci sarà ancora una Fortitudo se non troverà la finestra per rientrare in A1? Bella scommessa.
A Udine tutti in piedi per ringraziare la famiglia Snaidero, ma forse era meglio farlo prima, dai giorni in cui una bella squadra venne smantellata per gelosia.
Pagelle al pistacchio:
10 A CAPOBIANCO allenatore di Teramo, allenatore dell’anno: non ci riferiamo soltanto al meraviglioso terzo posto, ma a quella febbre che sembra guidarlo in panchina come succede al rabdomante che va alla scoperta dell’acqua santa. Lavagne al rogo.
9 A Lino LARDO che meritava di poter guidare la rinascita di Milano, che merita una grande panchina, che ha fatto un capolavoro nel nome della passione di una città come Rieti che ora dovrebbe mobilitarsi per davvero.
8 Al greco KALAMPOKIS, nuova gioia della Benetton, perché ci ha dimostrato che in certe squadre, con determinati allenatori, è sempre l’ultimo arrivato a fare bella figura, perché non ha pregiudizi, non ha ricordi del passato, non conosce ancora bene le gerarchie interne.
7 A Denis MARCONATO che era davvero emozionato per il suo esordio con la maglia Armani. Certo un bel ritorno per uno che si è goduto la vera Spagna di Barcellona e quella splendida di San Sebastiano, anche se ci ha sempre lasciato perplessi sentire il cammellone che si lamentava perché fra i baschi la pizza è diversa da quella di Treviso. Speriamo che a Milano capisca la differenza fra il risotto e la….
6 A Pino SACRIPANTI uscito bello rubicondo da una trappola dove sarebbero caduti in tanti, uscito bello come il sole anche se non era lo stesso che scaldava i cuori di certi giocatori infidi.
5 A MARKOVSKI e FRATES che dovevano prendersi a braccetto per andarsene insieme lontano da chi li insultava, da chi non li ha mai potuto sopportare e, quindi, non gli ha mai fatti lavorare come volevano, senza nascondere che molte colpe sono anche degli allenatori testardi.
4 Alla NGC Cantù che è andata verso il suicidio sportivo senza potersi difendere perché è facile scoprire i giocatori che hanno fretta di vacanze, sono quelli che ti dicono di essere preoccupati, sotto pressione e con un parente da operare in America, una multa stratosferica da pagare in Svizzera.
3 A Matteo BONICIOLLI per non aver trovato la collina del silenzio sotto San Luca, per non essersi accorto che sarebbe stato nudo molto presto, per non aver valutato che certe verità sarebbero tornare indietro per tagliargli la lingua e non soltanto quella: se avvicinarsi a Siena vuol dire perdere 5 partite in fila, allora era meglio restare distanti e magari al secondo posto.
2 A Zoran SAVIC che pensa di potersela cavare con il reclamo per errori arbitrali mentre la Bologna Fortitudo ha pronto un verbale lungo come il Navile, mentre al processo contro incapacità gestionale i testimoni superano il numero degli abbonati di oggi e, purtroppo, anche quelli di domani.
1 Alla RAI che non ci può riconquistare con le sue dirette tipo la finale scudetto femminile vinta da Taranto, con la baraonda della A2, che non può farci vedere un orizzonte migliore di questa SKY permalosa, verbosa, da vedere con rigoroso spegnimento dell’audio, di questa televisione a pagamento che ammazza le notti e pensa di farti un favore. Si è ribellata persino la Gazza degli orgasmi che non ha neppure lo spazio per il calendario play off.
0 Alla LEGA che deve battere colpi forti in questi pochi giorni prima della mattanza play off. Troppe voci fuori dal coro, troppe anomalie, troppe notturne senza senso. Il Renzi che andava così bene in A2 non può essere cambiato a contatto con questi della A1 che pensano di vivere con luce propria quando, per la maggioranza, invece, sono soltanto pianeti senza sole.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)
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