I gregari di Moser e Saronni

di Stefano Olivari
1. Coppi e Bartali, sempre le stesse storie con i figli sempre più vecchi. Fiorenzo Magni, sempre più un gigante. Moser e Saronni, i nostri primi anni Ottanta. Vista una puntata di Porta a Porta più interessante di quelle su Cogne, Erba e Garlasco messe insieme, nonostante l’assenza assoluta di novità. Venendo agli anni Ottanta, ci piace ricordare un episodio della rivalità fra Moser e Saronni che non riguarda il Giro d’Italia, vinto due volte da Saronni (1979 e 1983) ed una da Moser (1984 per volere Gazzetta, cancellando il tappone che avrebbe incoronato Fignon).
2. Mondiale di Praga, agosto 1981, che bello quando il Mondiale di fatto chiudeva l’estate: All’ultimo giro c’è in testa un gruppo pieno di italiani: i due grandi rivali, poi Baronchelli, Panizza, Masciarelli, Contini, Battaglin, Gavazzi. Da sottolineare che sui corridori di testa è rientrato, recuperando da solo (!) due minuti di distacco uno dei migliori Hinault di sempre, fresco vincitore del suo terzo Tour oltre che campione del mondo in carica. Scatti ripetuti, soprattutto di Baronchelli l’anno prima secondo a Sallanches (bravo Hinault, però quel salto di catena…), ma marcature a uomo. A una decina di chilometri dalla fine altro scatto del mantovan-bergamasco, compagno di club di Moser nella Fam Cucine, accompagnato da Robert Millar. Baronchelli non è certo uno sprinter, ma è senz’altro più veloce dello scalatore scozzese (nessuna parentela con David): insomma, nel caso dietro nessuno insegua la medaglia d’oro è sua, risarcimento per una carriera grande e sfortunata (dai 12 secondi di distacco da Merckx in giù). Ma a quel punto si rifà sotto un gruppo scatenato, trainato da…Miro Panizza, compagno di club di Saronni nella Gis. Nelle vere rivalità non si accetta la vittoria ‘dell’altro’ nemmeno per interposto gregario. Altro scatto di Millar, questa volta in solitario a due chilometri dal traguardo, altra ricucitura operata da Panizza. A quel punto, con i migliori tutti insieme, sarebbe logico che gli azzurri organizzassero un treno per Saronni. Moser però finge di non capire e così nasce una volata stranissima, in cui ognuno corre per sè. Ai 400 metri Baronchelli ricompare in testa, ma la sua trenata è poco convinta, così un nervoso Saronni parte troppo presto (si dice sempre così, con il senno di poi).
3. La spunta Freddy Maertens, già giustiziere di Moser a Ostuni, su Saronni e Hinault (straordinaria l’impresa del bretone, visto il recupero). L’ultima vittoria nella carriera del belga, passato ingiustamente alla storia italiana come uno sprinter opportunista quando invece è corridore da classiche e al top della forma anche da grandi giri (ha vinto la Vuelta del 1977 e senza caduta avrebbe vinto anche il Giro poi andato al compagno Pollentier). Alfredo Martini è furibondo, ma in vita sua ha visto di peggio e saprà passare oltre. L’anno dopo Saronni si rifarà, con uno dei gesti sportivi simbolo del nostro decennio.
stefano@indiscreto.it
Video: le fasi finali del Mondiale di Praga, con la telecronaca Rai di Adriano De Zan

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  1. andando un po’ in avanti con il tempo, posso chiedere agli illustri ospiti di questo sito un commento su gli altri protagonisti del ns ciclismo, solo qualche anno più in la’, protagonisti di altre rivalità, molto molto più sopite, ossia Fondriest, Bugno e Chiappucci?dal mio modesto punto di vista Bugno era 3 spanne sopra agli altriFondriest non sono mai riuscito a definirlo bene ma mi è sempre sembrato sopravvalutato, sebbene alcune vittorie parlino per lui

  2. Ero moseriano anche io, per puri motivi sportivi (la Roubaix sopra tutto), ma tanti addetti ai lavori che li conoscono in profondità (non io, quindi) giudicano meglio l’uomo Saronni dell’uomo Moser. Credo che il Giro a cui ti riferisci fosse quello del 1979: una portierata, se non sbaglio…

  3. @Stefano “il Giro d’Italia, vinto due volte da Saronni (1979 e 1983) ed una da Moser (1984 per volere Gazzetta, cancellando il tappone che avrebbe incoronato Fignon).”Tutto giusto ma ricordiamo, come dicono quelli veri per “completezza d’informazione”, che Moser fu capace di vincere quel Giro a 33 anni, mentre Saronni a 27-28 l’è sciupà, e che uno dei 2 Giri (non ricordo quale) fu vinto da Saronni grazie all’incidente occorso al mitico Norvegese Knut Knudsen travolto dall’ammiraglia..di Saronni! Ero Moseriano e detestavo Saronni anche come persona, in quanto lo ricordo alquanto arrogante. Il racconto sul Mondiale di Praga, bellissimo tra l’altro, mi rafforza notevolmente questa opinione.

  4. Quante storie legate al Mondiale di ciclismo!. Ho pianto quando avevo 7 anni per la sconfitta del mio primo idolo. Poi la cavalcata di Adorni a Imola nel ’68. Il rettilineo senza fine di Bitossi a Gap nel ’72. E poi quella domenica di pioggia attaccato a una vetrina di Regent Street a Londra davanti a un televisorino che trasmetteva un insulso concorso ippico mentre io sognavo Moser che intanto veniva bruciato da Knetemann…

  5. Mi ricordavo che De Zan fosse scarso come telecronista, ma non così tanto! Come cantava Zero: “Viva la RAI!”

  6. peraltro Panizza, a mia memoria, è stato il ciclista cui nella storia è stato più volte accostato l’aggettivo “generoso”

  7. Mi ricordavo male la squadra di Baronchelli, me ne scuso con dolore (il dolore è per la memoria, non per le scuse, dovute). In quel gruppo il luogotenente di Moser era Palmiro Masciarelli, fra l’altro visto pochi minuti fa in tivù come team manager dell’Acqiua e Sapone. Diventa ancora più incomprensibile quell’inseguimento di Panizza…

  8. Da moserista (tradizione famigliare), dico che i due erano atleti in tutto differenti, che Moser aveva una classe indiscutibile (al di là degli esperimenti in vecchiaia).L’anno dopo, se ben ricordo (ma ero infante), ci fu un bellissimo gioco di squadra. Vero?

  9. clap clap.Da saronniano dico che era una spanna sopra Moser 🙂

  10. @Olivari:il Gibì era della Bianchi-Piaggio in quel 1981.Maertens,piaccia o meno,fu l’ultimo prospetto merckxiano del ciclismo belga.Fortissimo,pagò con un rapido declino l’abuso di cortisone e una “programmazione” folle.Aveva il motore per vincere il Tour.

  11. bel racconto.ero bambino ma ricordo quella vittoria di Marteens, la mia delusione da tifoso di Saronni e l’incazzatura di mio padre, credo per i motivi da te raccontati




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