I piedi nudi di Zahoui

di Stefano Olivari

Il nome di Francois Zahoui ci scalda il cuore, quindi ringraziamo Alessandro F. (fratello della Christiane dello zoo di Berlino?) per la richiesta. Acquistato nel 1981 per soli 15 milioni di lire, quando aveva 19 anni, dall’Ascoli di Costantino Rozzi, l’attaccante ivoriano ebbe problemi di ambientamento (eufemismo) e fu oggetto di mille leggende più provinciali che metropolitane. Fra le altre cose si disse e si scrisse che essendo abituato a giocare a piedi nudi (nell’Italia del 1981 si pensava che tutti gli africani giocassero a piedi nudi, alla Abebe Bikila) fosse impossibile reperire scarpe adatte a lui anche nelle Marche, che delle scarpe è la terra promessa: secondo misurazioni giornalistiche, quindi presumibilmente false, aveva il 42 di larghezza ed un quasi palanchiano 38 di lunghezza. La realtà è che era troppo leggero per la nostra serie A, nonostante la buona tecnica: Mazzone lo metteva in campo solo per perdere tempo, nella squadra di Brini, Mandorlini, Nicolini, Torrisi, Greco e Novellino. Dopo due stagioni con poche presenze, Rozzi lo vendette molto bene al Nancy, da lì poi andò al Tolone (con allenatore Rolland Courbis) per poi chiudere nel 1993 nel Nevers: dieci anni di calcio francese, quasi tutti a buon livello, per poi tornare in Costa d’Avorio ad allenare. Poi il ritorno in Francia: fra il 1999 ed il 2001 ha guidato il Tolone (che nel frattempo era fallito e ripartito dai dilettanti), rimanendo poi a livello semiprofessionistico. Il 2008-2009 lo ha visto allenatore dell’FC Seynois, squadra di un sobborgo di Tolone.
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  1. la nostalgia è canaglia per definizione@Dane: per me uno che nasce in Sud Africa e cresce calcisticamente in Sud Africa è sudafricanoper gli stessi motivi per me Balotelli è italiano, Sivori e Camoranesi sono argentini e Amauri e Deco sono brasiliani, al di là delle nazionali in cui giocanopoi ci sono i casi strani tipo Klose e Podolski, nati sì in Polonia ma che vivono in Germania fin da piccolisu casi ancora più strani (tipo Gerald Asamoah per la Germania) evito di pronunciarmi perchè sinceramente non so

  2. Non che oggi se la cavino meglio con i nomi, eh…fra Zanetti, Sanetti e Ssaneti…

  3. @Amarcoz: il mitico Cvetkovic! Che Tonino Carino chiamava Sescolic…p.s.: manco i nomi sapevano oronunciare, e c’è chi rimpiange quel giornalismo…@Axel: anche perchè Firmani non è che fosse proprio così africano…@Charlie: se calcoli che in Italia son sempre stati trattati come cretini gli slavi (contro cui gli italiani han sempre sudato…), figurati cosa potessero pensare degli africani.La solita mentalità idiota…..

  4. Zahoui… Ricordavo in effetti che fuori dall’Italia dimostrò di essere un buon giocatore, certo in quell’Ascoli trovare spazio era difficile, c’erano fior di giocatori (le fantastiche provinciali della Serie A anni Ottanta, quelle che strappavano punti su punti alle grandi abbassando la quota scudetto e sognando di tanto in tanto la coppa Uefa…) e il nostro calcio (meno peggio di quanto venisse dipinto all’epoca dagli esperti) era ancora fuori portata per un “normale” giocatore africano. Quel modo provinciale di parlarne è rimasto a lungo, purtroppo, caratteristica di certa nostra stampa “specializzata”: ironizzare e parlare per luoghi comuni senza sentire il bisogno di documentarsi e andare ad approfondire, salvo poi cadere dal pero durante i Mondiali di quel periodo storico di fronte a certe imprese di Camerun e Algeria.

  5. il primo africano in assoluto a giocare in serie A no (l’Inter negli anni ’50 aveva il sudafricano bianco Firmani), forse il primo di colore, diciamo forse il primo africano “doc”

  6. Che bei ricordi… Peraltro credo che sia stato il primo africano a giocare in italia, no? Ma aldilà del ricordarsi di uno come Zahoui, da tifoso ascolano quello che a me scalda il cuore (e fa anche una discreta rabbia) è il pensiero di quella dimensione calcistica ormai persa per sempre cioè quella che consentiva ad una provinciale, sempre in bilico tra A e B, di potersi comprare il capocannoniere “in carica” della Coppa Campioni (Borislav Cvetkovic). Oggi non può farlo neanche il Milan o l’Inter, il campionato (quando comincia) finisce ad ottobre da diverso tempo e allo stadio ormai vanno quattro teppisti più un manipolo sempre più sparuto di coraggiosi appassionati. Sarà che di economia non capisco proprio una fava…




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