Più mock che draft

di Stefano Olivari

1. Orfani del college basketball giocato, cerchiamo di farci piacere la versione parlata di un mondo che rappresenta (secondo noi, come del resto tutto) la vera essenza del gioco. Partiamo provincialmente da Daniel Hackett, che si dichiarerà per il prossimo draft rinunciando quindi all’anno da senior ad USC (ed in pratica anche all’estate con Recalcati). Purtroppo per i Trojans, eliminati nel torneo dalla straordinaria (in relazione al talento) Michigan State di Izzo, anche il freshman DeMar DeRozan ha avuto la stessa idea. Previsione: ha più mercato NBA DeRozan, mentre Hackett potrebbe essere scelto a metà del secondo giro. Incertezza quindi sul futuro suo e del padre Rudy: rimarrà a USC a fare il preparatore atletico? Per la serie ‘Non c’è bisogno di dare soldi in nero per attirare i talenti’. Nemmeno la NCAA è perfetta.
2. Al college le figure di riferimento sono ovviamente gli allenatori, visto che tutto il resto cambia a velocità vorticosa (sperando che Stern si sbrighi con il limite di entrata NBA a 21 anni). E fra i tanti movimenti il più clamoroso è al momento quello di John Calipari da Memphis a Kentucky. Già diretti i primi allenamenti, visto che secondo le regole NCAA è possibile allenare fino al 15 aprile prima della ripresa ufficiale, Calipari si è portato dietro tutto il suo staff: in primis Rod Strickland, proprio l’ex ottima (sia pure in contesti perdenti) point guard di mille squadre NBA. Per Calipari contrattone (4 milioni di dollari lordi, più incentivi e benefit vari) fino al 2017 ed una missione che Memphis non è riuscito a compiere solo per qualche tiro libero sbagliato.
3. Avete presente l’Air Force One visto in tanti film? Ecco, è da lì che Barack Obama ha telefonato a Roy Williams congratulandosi per il trionfo di Detroit da lui pronosticato (forse senza fantasia, ma quasi nessuno degli esperti era andato comunque più lontano di lì, Connecticut o Pittsburgh) e dando appuntamento alla Casa Bianca. Di sicuro Williams, che per la cronaca guadagna esattamente la metà di Calipari, perderà quasi tutta la squadra campione: i senior (Hansbrough, Green, Frasor), certamente Ty Lawson e magari anche gli altri junior Ellington e Thompson. Se gli ultimi tre citati cambiassero però idea il sogno di superare Dean Smith per tornei vinti non sarebbe campato per aria.
4. A proposito di North Carolina, il figlio di Michael Jordan ha scelto il college. Il diciottenne Marcus, nelle fila di Whitney Young miglior giocatore del torneo delle high school (class 4A, quella dei licei più grossi) dell’Illinois, andrà a Central Florida raggiungendo un suo vecchio compagno di high school. Scelta di profilo basso ma non rasoterra (4 apparizioni al torneo NCAA su 19 anni di Division I), in un’università che come gloria sportiva ha Michelle Akers, due volte campionessa mondiale ed una olimpica (di calcio). Dicono (noi l’abbiamo visto solo in mezza partita, oltretutto in streaming) che come guardia tiratrice potrebbe avere un futuro professionistico, sia pure senza statue. Nella stagione si è fatto onore anche il meno dotato fratello Jeff, di due anni più grande: lui è rimasto a casa, giocando a Illinois come walk-on (cioè senza la borsa di studio sportiva), ma tre mesi fa ha ricevuto la ‘full scholarship’ degli Illini di Bruce Weber. Lo si intravede solo per qualche minuto a partita, al di là del giudizio tecnico nemmeno lui sembra schiacciato dal mito.
5. L’elenco di chi si dichiara per il draft prima dei quattro anni di college mette tristezza ma non ci ispira commenti: quanti di noi di fronte alla prospettiva di guadagnare soldi veri a 19 anni avrebbero rimandato l’incasso nel nome della propria formazione umana e culturale, oltre che cestistica? Con il senno dei 19 anni, precisiamo. L’ultimo della lista, mentre scriviamo queste righe, è DeJuan Blair, il centro sophomore di Pittsburgh che qualche mese fa aveva promesso solennemente al coach Jamie Dixon che sarebbe arrivato all’anno senior in ogni caso. Poi spinto dal suo entourage e da vari siti di previsioni (l’ha dichiarato lui stesso) sul draft, ha ritirato la parola come il Vieri dell’Atletico Madrid con Sacchi.
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  1. quanti di noi di fronte alla prospettiva di guadagnare soldi veri a 19 anni avrebbero rimandato l’incasso nel nome della propria formazione umana e culturale, oltre che cestistica?Ma la formazione non dovrebbe servire a guadagnare qualche soldo in più di quelli che si ottengono dal fare il barman?Sulla formazione “culturale” meglio stendere un velo

  2. 1.L’Hackett dispone di notevole muscolo cardiaco. Mi auguro di sbagliare,ma in Nba difficilmente andrà oltre il cambio della point-guard titolare;probabilmente in una franchigia da lotteria perenne.Discorso differente per l’Europa: 35′ a contesa,in un contesto di medio-alto livello,non glieli nega nessuno.2. Ma allora è finito alla corte di Calipari! Avevo perso le sue orme in Russia.Strickland è stata l’unica vera alternativa “maledetta” a John Stockton. La versione Chopped and Screwed contro il be bop dell’asso di Spokane.Impareggiabile genio ignorante, dagli albori delle sue fughe liceali da Oak Hill Academy fino allo sbarco ai Knicks e la rivalità interna con Mark Jackson.Per quasi un decennio è stato un fenomeno: penso avesse il maggior incremento di rendimento nella post-season tra i playmaker.Impareggiabile nell'”uccellare” il lungo avversario sotto canestro,passatore sublime,primo passo felino,rimbalzista sorprendente.Ci si ricorda di lui,purtroppo,anche per le follie:un assist dietro la schiena,che finì in terza fila,nel supplementare di una garasette Spurs-Blazers consegnò la serie a Drexler e compagni…Incredibilmente non fece mai l’All Star Game,a causa del boicottaggio degli allenatori.A Portland nel 1996 scioperò contro P.J.Carlesimo;alla fine la franchigia fece firmare un curioso armistizio.Con la promessa della cessione estiva ritornò in squadra e la riportò in griglia playoffs.L’allenatore suggeriva uno schema? Il nostro fingeva d’ascoltarlo e poi partiva improvvisando in assolo… Nel primo turno pescarono i Jazz, nettamente superiori come organico, ma li costrinse(ro)alla bella. Prima della resa in garacinque,l’incomparabile visione di due super del basket che mostrarono(di fronte a Stockton e Malone!)i giochi a due più raffinati dell’epoca.Un ribelle senza pausa del Bronx che interagiva meravigliosamente con un improbabile rookie lituano trentenne,un certo Arvidas Sabonis…amarcord.E poi,diciamola tutta:gli altri saranno nella Hall of Fame,ma nessuno di loro ha vomitato un hamburger rientrando in difesa…




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