Senior non vuol dire sfigato

La seconda semifinale di Detroit (notte fra sabato e domenica, poco prima delle nostre tre) sembra un po’ più scritta della prima, non solo per il modo in cui North Carolina ci è arrivata. Cioè asfaltando avversari modesti (Radford), medio-buoni (LSU e Gonzaga) e buonissimi come Oklahoma nella finale del South Regional. Non inganni il punteggio, 72-60, con cui sono stati rimandati a casa i fratelli Griffin: la partita è stata in ogni sua fase una dimostrazione di equilibrio tattico e di superiorità mentale del ‘perdente’ (perché non grida) Roy Williams. Il recuperato Ty Lawson è l’uomo del destino: playmaker che sa usare marce diverse, buon tiratore, penetratore sempre sotto controllo. Tyler Hansbrough ha intensità sacchiana, senso del rimbalzo offensivo, buona difesa ed in generale sembra fatto apposta per la NCAA, ma più decisivi saranno Danny Green, altro senior, che quest’anno ha molte più responsabilità (soprattutto tiri in momenti caldi) del passato e l’elegante Wayne Ellington. La Villanova di Jay Wright ha due uomini di riferimento, il realizzatore super Scottie Reynolds ed il solido Dante Cunningham (senior anche lui), e rispetto ai Tar Heels un maggiore dinamismo. Emozionante nella finale dell’East Regional con la favoritissima Pittsburgh, il college di Philadelphia avrà una filosofia tattica ben precisa: correre, muovere la palla e non subire la buone difese vicino al tabellone di Hansbrough (che in questa fase del gioco è piaciuto anche contro Blake Griffin) e di Deon Thompson. Anche questa semifinale conferma la tendenza attuale del college basketball: nella maggior parte dei casi (poi è facile citare gli esempi contrari di Derrick Rose o Greg Oden) si arriva alle Final Four con gruppi che crescono nel tempo e non con il freshman fenomeno che ha la NBA già nella testa. Senior non vuol dire sfigato, anche se con queste regole non si può impedire ad un diciannovenne di guadagnare adesso quello che forse, infortuni permettendo, guadagnerebbe fra tre anni.

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  1. Rimane un mistero anche la non vittoria nel 1997-98, nella prima stagione post Dean Smith: in campo c’erano Vince Carter, Antawn Jamison e Shammond Williams…

  2. Son passati più di tre lustri dalla rivoluzione dei Fab Five di Michigan:a dispetto dell’abiura postuma dei parrucconi Ncaa,Webber e soci modificarono definitivamente il panorama universitario.Anche i metodi di reclutamento non son cambiati,penso che di freshman giardinieri pagati profumatamente sia pena la Big Ten…E’ molto più semplice vincere con una compagine di senior affiatati; quelli da “one’n’done” curano le proprie cifre e gli applausi della posse personale. I Tar Heels mi sembrano veramente superiori al resto della truppa,ma storicamente son riusciti a perdere contese non impossibili:nel 1995 furono sconfitti malgrado uno squadrone con i Rasheed Wallace,Stackhouse,Mcinnis…




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