Notizie sulla suocera di Terry

1. L’ufficio copiaggio gossip, ma solo se riguardano calciatori stranieri di squadre straniere, ha colpito questa volta John Terry (a proposito, quale allenatore di grande club italiano aveva definito Avram Grant ‘un perdente’ dopo una sconfitta ai rigori in finale di Champions?) per via di una vicenda di presunto taccheggio di sua madre e sua suocera da Marks&Spencer. Ah signora mia, questi stranieri…Non come i nostri ‘cattolici dell’anno’ con rubrica e figli illegittimi a cui hanno dovuto pagare alimenti solo costretti dalla magistratura. Per loro nemmeno una riga corsivata con la proverbiale ironia che tanto piace ai tifosi, si vede che la vicenda era meno curiosa delle scontate serate di Cristiano Ronaldo.
2. Non capiamo niente di motori e non seguiamo la Formula Uno dai tempi di Senna, quindi non siamo veri uomini (cerchiamo di recuperare con l’orrendo calcio). Però è curioso notare che non appena i tempi della Ferrari fanno schifo, sia pure solo nelle prove libere, i titoli siano tutti sui diffusori irregolari della Williams e di altri. E dire che Montezemolo non è più presidente della Fieg…
3. Grande interesse sta destando presso i lettori di Indiscreto la figura di Fulvio Marrucco, il procuratore di Salvatore Bocchetti: cioé uno dei grandi amori di Lippi, insieme ai sigari, al tridente dell’Udinese, a Motta e al mare. Marrucco nasce come commercialista a Napoli parecchi anni fa, ed entra in grande stile nel calcio proprio nell’epoca MoggiFerlaino: era procuratore di Corradini, uno dei fedelissimi della casa, di Gianfranco Zola (lo è tuttora, tanto è vero che in Inghilterra si era scritto di Bocchetti al West Ham), di Edoardo Bennato (!), ed è stato legato al bravo Franco Zavaglia oltre che al bravissimo (imitatore) Massimo Brambati. E’ un piccolo mondo, il calcio italiano, in cui il sospetto invade le menti degli onesti e, a maggior ragione, dei disonesti. E dove in ogni caso, come dice giustamente Sconcerti, siamo amici di tutti.

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  1. Stefano, al di là dei paradossi e delle iperboli che ho usato, a me è sembrata una dietrologia eccessiva la tua: Lippi può essere criticato e giudicato in mille modi, compreso per la sua vicinanza a certi personaggi (Cassano potrebbe essere convocato se avesse un altro procuratore?), però credo che tutti i Ct non solo italiani ragionino più o meno in questo modo, avvalendosi del proprio potere e facendo riferimento a precise “correnti” all’interno del movimento calcistico. Ricordo che all’epoca delle convocazioni nel 2006 molti cercarono di fare le pulci ma si convenì che l’unico nome su cui si poteva discutere era Panucci, di assistiti Gea ce n’era un tasso risibile, ed il progetto tecnico ruotava su un Totti zoppo che non può essere collegabile ai personaggi loschi di cui si parla. Infine tutti i vincitori del mondiale, soprattutto i Gattuso e i Materazzi per intenderci, hanno espresso parole di apprezzamento sincere per il lavoro di Lippi e per il suo modo di fare gruppo proprio al di fuori di certi criteri di appartenenza. Secondo me il rischio con questi ragionamenti è di incartarsi in una falsa lotta tra buoni e cattivi, mentre c’è un’immensa zona grigia e cialtrona che spesso tu contribuisci a svelare. Insomma, più del procuratore di Bocchetti, pensavo di leggere qualcosa da parte tua su Carraro commissario di lega…

  2. Volevo solo dire che da campione del mondo Lippi potrebbe dire di no alla gente a cui una volta era costretto a dire di sì. Vero poi il discorso sul calcio strumento di controllo sociale: ma vale per tanti altri campi, dalla religione alla politica ‘alta’ (per settimane, mentre l’economia crollava, tutti i titoli erano per Eluana), passando per qualsiasi forma di cultura o intrattenimento che non sia direttamente collegabile ai nostri diritti primari. Possiamo anche parlare del Medio Oriente, ma Lippi rimane l’uomo di sempre.

  3. Lo sapete che sono il censore dei post fiume e che alla fine vi perdono 🙂 Grazie, sto meglio e sono uscito a fare la spesa: ovviamente dopo giorni di sole oggi a Milano piove!!:-(

  4. Jeremy: lo sapevo, mi sono lasciato prendere la mano e mi aspettavo il tuo post. Chiedo venia. Piuttosto, va meglio con la febbre?

  5. Complimenti: meritava davvero!! Ti perdono il fiume in piena!! 🙂

  6. Mamma mia alenar! Potevi fare almeno due puntate!! Ora mi tocca leggerlo tutto!:-)

  7. Interessantissima la dietrologia sulle convocazioni lippiane, con sospetti di favori e magna magna con procuratori, confratelli e amici degli amici della turpe truppa moggiana. Giusta l’alzata di scudi a difesa di un calcio italiano che almeno a livello di club è uscito dalla palude dopo calciopoli, in fondo Matarrese e Galliani, Oriali e Preziosi sono ancora lì e qualcuno voleva commissario di lega Franco Carraro(!). Per tornare a Lippi, non essendo una persona per bene come certi suoi colleghi, diventa lecito non solo criticarlo per l’aspetto tecnico (Cassano no Pepe sì è una perla), ma soprattutto perchè ha sicuramente un tornaconto nel convocare modesti calciatori dell’Udinese e del Genoa, in un intreccio di poteri forti che andrebbe analizzato meglio. Del resto il percorso storico dei CT in Italia è pieno di leggende metropolitane che sfociano nel complottismo puro. In fondo è un ruolo prestigioso e centrale per le sorti di un paese che ha sopportato passivamente un ventennio fascista, 50 anni di Dc e 15 di berlusconismo, ma insorge per un’eliminazione ai mondiali di calcio o per un rigore non dato. Tutto iniziò negli anni ’70: dopo la bufera coreana che travolse Fabbri, i pomodori a Valcareggi dopo la finale dell’Azteca e il disastro in Germania, qualcuno capì che per la stabilità ed il bene del paese non si poteva affidare le sorti degli azzurri a personaggi sempliciotti e naif come quelli. Si creò al centro tecnico di Coverciano una task force di dubbia moralità, con mafiosi, corruttori, servizi segreti deviati, generali in congedo, politici senza scrupoli, insomma una loggia malefica strettamente correlata non solo per motivi geografici alla P2 di Gelli che si riuniva ad Arezzo. Nel giro di qualche anno si stabilì che il calcio sarebbe diventato l’oppio del popolo italiano come e più della religione, prevedendo il boom mediatico dovuto alla televisione, ai biscardi, ai controcampi. Serviva una figura forte e di fiducia: Bernardini era lo specchietto per le allodole, intanto cresceva alle sue spalle Bearzot, all’apparenza un friulano tutto d’un pezzo, in realtà un asceta massone che fumava con la sua pipa sostanze che la narcotici non ha mai saputo individuare. Si faceva ascoltare nei suoi silenzi. Portò la nazionale a giocare benissimo in Argentina, ma quel quarto posto dovuto all’inesperienza e alle topiche di Zoff non poteva bastare. In Italia giocar bene e piazzarsi serve a poco: dal mondo dell’imprenditoria e della politica si sa che per conseguire il massimo risultato bisogna vendere l’anima al diavolo ed affidarsi ad un sottobosco di stratagemmi maligni. Molti si chiesero come mai Bearzot preparasse il successivo mondiale spagnolo con apparente lassismo, mentre il calcio italiano era squassato dal primo scandlao scommesse. In realtà lavorava nell’ombra. Per la squadra si affidò al blocco juventino, campioni abituati a vincere in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, sospinti dal vento Fiat per tanti anni. Porte chiuse per i piangina interisti e romanisti: Pruzzo e Beccalossi a casa, calciopoli è ancora lontana da venire. Dentro un centrocampista bello ed inutile come Antognoni, un attaccante generoso come Graziani e soprattutto un fauno proveniente da chissà quale girone infernale dantesco, quel giocoliere di Nettuno dal nome Bruno Conti, che arò i campi del Sarrià e del Bernabeu sino a sfinire di dribbling e di veroniche gli stupiti argentini, brasiliani e tedeschi. Fuori dal campo si patteggiava con i camerunensi e si comprava creatina in dosi industriali. L’urlo luciferino di Tardelli entrò nella storia. Italia in festa: un giulebbe! Tutti cavalieri ed eroi nazionali: Bearzot gran commis della loggia sull’aereo che riportava in patria i vincitori del mundial si permise di sbeffeggiare in diretta al telegiornale il presidente partigiano Pertini, barando laidamente a scopone con i fidi dioscuri Zoff e Causio. L’impresa saziò i complottisti e nella successiva campagna messicana Bearzot si dedicò ad una nuova tesi: come far digerire una sconfitta agli italiani. Sapeva di non avere a disposizione la squadra dell’82, impossibile ripetersi, quindi da nostradamus calcistico convocò Galderisi per compiacere quell’imprenditore di Arcore che era alto come lui, si inventò il dualismo Galli -Tancredi in porta per far capire che nessuno avrebbe avuto il carisma di Zoff, Mise in cabina di regia Di Gennaro, uno che sarebbe diventato commentatore Sky e lo avrebbe ringraziato fornendogli un decoder HD. Infine, nella partita decisiva con la Francia, fece marcare Platini da Beppe Baresi, uno che con l’inter lo ha sempre fermato…Sappiamo come andò a finire. L’importante era suscutare compassione, sino al limite dell’infermità mentale…Il sauccessore di Bearzot fu Vicini: uno preparato a dovere dai loggionisti, ma senza carisma nè pelo sullo stomaco. Si limitò a dare il numero 10 a Giannini per geopolitica e a scatenare Schillaci, sostenuto da Dell’Utri e Belzebù in quelle notti magiche. Non bastò: il potere occulto era interessato a spartirsi mazzette sugli stadi e sulle infrastrutture, più che a vincere il mondiale casalingo. Si sottovalutò il potere di quel diavolo di Maradona che aizzò i napoletani, mentre il pusher di Caniggia fece un brutto scherzo a Zenga quella notte al san Paolo. Sappiamo come andò a finire…Arrivò l’era Sacchi: diretta emanazione del club che il centro di potere aveva scelto per rilanciare il calcio italiano in tutto il mondo. Non si badò a spese, tra elicotteri, giocatori fortissimi, fatture false, accordi con la camorra per spartirsi scudetti sull’asse Milano- Napoli, medicinali di ogni genere e persino la chicca della nebbia artificiale di Belgrado, direttamente commissionata al Rambaldi di ET per i momenti di difficoltà. L’Arrigo però era convinto che in nazionale sarebbe bastata la sua scienza tattica. tutta farina del suo sacco, e diffidò degli aiuti occulti: così il diavolo col codino prima lo vaffanculeggiò in diretta in mondovisione, poi lo trascinò in finale con magie esoteriche, infine scagliò per rivalsa il rigore decisivo fuori dallo stadio di Pasadena. Sacchi non si riprese più: ancora oggi disserta di calcio con amabile malinconia e ogni tanto lancià le sue provocazioni utopiche: ” Datemi un terzino che fa bene la diagonale, un difensore centrale che regge per 90 minuti l’elastico, datemi pressing e intensitè ed io vi batto il Brasile del 70 giocando senza portiere e con Mannari centravanti…” Arrivò Cesare Maldini; al Maligno chiese solo un figlio superuomo, supereroe, difensore tra i più forti di ogni tempo. Poi vigliaccamente si defilò, lasciando in panchina Teocoli mentre lui si divertiva a fare cabaret con ala Gialappas. Finì con Di Biagio che si stampò sulla traversa francese. Arrivò il nuovo millennio ed ormai a Coverciano ci si rese conto che il popolo italiano era talmente infervorato dalla stagione dei club, dai processi di Biscardi, dalle moviole e dal moggismo imperante che la nazionale era diventata una parentesi nioiosa e poco affascinante. Zoff provò a vincere un europeo ma le manone di Toldo e il gol di Del Vecchio non potevano bastare, il Maligno stava coi francesi. Bastò una parola di Berlusconi per indurlo a defilarsi. Arrivò la svolta clerical- tradizionalista del buon vecchio Trap. Uno che in panchina si affidava all’acqua santa dove poteva andare? Non bastò la disfatta coreana per indurlo in tentazione: così al successivo europeo, pur di liberarsi di lui, i loggionisti inviarono un paio di picciotti in Scandinavia e si accordarono per un’eliminazione grottesca. L’interesse per la nazionale era ai minimi storici. Ma stava per arrivare lo scandalo che avrebbe potuto distruggere l’intero calcio italiano: lo tsunami di calciopoli mise in ginocchio i poteri occulti proprio in vista del mondiale tedesco. Per fortuna ci si era preparati per tempo: di nuovo un CT come Lippi, scafato da tanti anni di vicinanza con Moggi, che avrebbe dovuto affiancarlo. In piena crisi, quasi al limite della sommossa popolare, il Marcello ebbe l’idea geniale: non solo patti col diavolo e culo in abbondanza. Serviva la filosofia bearzottiana, l’idea del noi solo cntro il mondo intero, che in Italia funziona benissimo, quasi come il sostegno della mafia o un pagamento in nero. Finì in trionfo, ma non bastò per restaurare il potere del Male. Occorreva dare spazio ad un ingenuo come Donadoni, uno capace di schierare secondo i dettami bearzottiani della cultura della sconfitta prima Semioli (!!) con i francesi assetati di rivincita, poi il Totem Tatuato(!!!) al debutto con l’Olanda nell’europeo. Il progetto lippiano era evidente: tornerò da salvatore della patria un’altra volta, sfidando il destino e i disegni eversivi. Per celebrare il suo Ego smisurato affronterà un mondiale con Pepe che vale quanto Semioli, con i Bocchetti che gli passano gli amici procuratori, tanto l’Impero del Male proseguirà, quei poveri ingenui degli italiani si accapiglieranno insultandomi, dandomi dell’antipatico. Continueranno a scaldarsi per le convocazioni bizzarre, per televotare le nomination dei reality fra Fabrizio Corona e la macrozinnuta del Grande Fratello, si chiederanno se il festival di Sanremo è stato influenzato dalla De Filippi. Questi i veri problemi di un paese sull’orlo del baratro, mentre il presidente del consiglio tra le ovazioni riesuma Bettino Craxi e sotterra Fini…

  8. @Ferrari: no, non credo. La Formula 1 annoia anche e soprattutto i vecchi appassionati e intenditori tecnici, il Ciclismo (anche quello di oggi) annoia solo chi non capisce tutto quello che succede prima della volata (succede anche nel rugby, quando la gente si chiede “ma perchè uno non aggira la mischia ed entra di lato?! Son tutti lì fermi!…”). Ci sedessimo al tavolino davanti all’ultimo Mondiale (quello vinto da Ballan) e potessi spiegarti cos’è successo (sopratutto in casa spagnola, con tutto il corollario di liti e rivendicazioni post-gara) ne resteresti coinvolto più che in un intrigo di John Grisham.Per quanto riguarda il ciclismo su pista, sono noiose per i non appassionati le gare a cronometro, il trial e l’inseguimento. Ma Keirin e Sprint divertono ancora (ho appena finito di cattura lo Scratch femminile: galattico! Pensos emrpe ad una roba del genere in Italia, con corollario di scommesse istantanee sul posto come l’ippica, la pelota o il keirin in Giappone…), anche se le piste corte permettono meno colpi di scena (prima chi partiva da dietro sfruttava la scia ed era favorito, adesso chi prende la testa è più difficile da recuperare). Mi dispiace, hai mancato il bersaglio…p.s.: all’ultima Milano-Sanremo, se non ti sei accorto di cos’è successo sulle salite è perchè forse non conosci la materia: lì io ho capito che avevo sbagliato il pronostico, lì Cavendish ha vinto la gara…

  9. @L. Ferrari: era solo un riferimento a un manga/anime, non c’entrava proprio niente con l’argomento

  10. Ti aspettavo Dane…Il fatto è che mi ricordavo la tua diatriba con Nick sulla F1: non si può negare che in confronto a quello che si vedeva vent’anni fa (per non parlare del fine ’70/primi ’80 (prima non c’ero) lo spettacolo in pista sia enormemente minore e non biasimo chi lo considera soporifero o lassativo. Continua però ad esserci un mondo attorno che a qualcuno può interessare a appassionare e di cui l’ora e mezza di gran premio è la componente più importante ma non l’unica, sia che succedano robe da neurodeliri, sia che si risolva tutto con chi esce primo alla prima curva. Così la Sanremo: c’è una preparazione che può avvenire in diversi “circuiti” (sarà più in forma chi viene dalla Tirreno Adriatico o chi viene dalla Parigi Nizza?), c’è un percorso che può essere più o meno tirato con un meteo più o meno variabile o magari va tutto ma puoi finire per terra neanche per colpa tua. Poi è chiaro, dipende da quanto ti coinvolge emotivamente l’evento, se tu dici “dei gp guardo solo la partenza, il resto mi serve per la pennichella, tanto so già come va a finire” è probabile che ci prendi, come se io prima della Sanremo 2010 ti dico “guarda che sulle Manie e sulla Cipressa non succede un tubo, quelli che hanno dichiarato che faranno fuoco e fiamme dichiareranno che ci hanno provato ma nessuno collaborava, sul Poggio ci sarà un italiano che ci prova per 100m, invano, e poi volata” sei sicuro che sbaglio di molto? Poi magari salta fuori il Cancellara, lo Tchmil o il Chiappucci della situazione, ma vale anche per il Kubica, il Vettel o il Panis della F1, non credi?

  11. Ferrari, ma se secondo te tutto ciò che avviene prima della volata della Milano-Sanremo è inutile, secondo te perchè in volata alcuni hanno la gamba e altri no?!…

  12. @axel: E a chi non l’ha capita la spieghi?@Jeff: sono attendibilissimo, non mi viene in tasca nulla…:D! E ti dirò che in tempi non sospetti auspicavo un arrivo proprio di Rosberg alla Ferrari, per cui se mi dà ragione (per quel che vale) dimostrando di essere l’ottimo pilota che penso sia mi fa solo piacere (cerco di fare il tifo, ma senza usare paraocchi…)

  13. Lawliet sarebbe molto meglioscusate la battutaccia (chi la capisce)

  14. L., con quel cognome lì non sei attendibile… 😀

  15. 2. E perchè chi non segue la F1 non dovrebbe essere un vero uomo? Io mica mi vergogno di trovare assolutamente inutile quanto accade nella Milano-Sanremo prima dell'ultimo km (prima che qui mi sbranino ricordandomi tutte le conclusioni diverse dallo sprint di gruppo, ribatto che anche nei gp di oggi ogni tanto succede qualcosa che scombussola le simulazioni al computer…:D). In realtà è già da un po' che si parla di questi retrotreni forse irregolari o forse no (e il sasso l'aveva lanciato Briatore circa due settimane fa) e che la vittoria in Australia se la potessero giocare ex-Honda e Williams: nella mia beata ingenuità potrei anche non ipotizzare la cialtroneria ma piuttosto uno spiegare allo spettatore che segue solo le gare perchè assisterà (forse) ad un duello Rosberg-Barrichello piuttosto che all'atteso Ferrari-McLaren con Alonso terzo incomodo.Piuttosto vorrei aggiungere altre osservazioni: 1) è in atto da tempo una guerra (causa, neanche a dirlo, la spartizione dei soldi) con i team da una parte (che fino ad ora hanno fatto fronte comune) e la FIA+Ecclestone dall'altra (che hanno tutto l'interesse a far si che il fronte si divida)2) quest'inverno i team più in difficoltà causa crisi economica globale erano tre: Honda e Toyota (per spese eccessive in relazione ai risultati ottenuti e all'andamento del mercato) e Williams (sponsorizzata da RBS e motorizzata Toyota). Guarda un po': sono gli stessi team che hanno avuto l'idea geniale di interpretare il regolamento (proprio impossibile ipotizzare qualche dritta venuta dall'alto per il suddetto motivo?)3) Vero che dall'altra parte della barricata alla Renault si è aggiunta la Ferrari (non proprio nessuno, e se poi si aggiungessero anche BMW e Mercedes…), ma è anche vero che di eventuali ricorsi si discuterà dopo due gp già disputati, con dei potenziali nuovi pretendenti al titolo e quindi un (sempre potenziale) maggiore interesse che possa attirare pubblico e soprattutto sponsor: se così fosse la Max&Bernie avrebbero una buona mano, con tutta la possibilità di una soluzione a tarallucci e vino se il giochino non riesce…4) a proposito di titoli che sviano…Ma qualcuno che sottolinei che il campione del mondo becca quasi due secondi dal prode Barrichello che ha un motore Mercedes forse neanche come il suo c'è? E non è che forse ma forse è un po' più facile fare una macchina competitiva quando hai anche i progetti della concorrenza sotto il naso?Buona F1 a tutti!

  16. Anche Grant fa parte dei “ssero tituli” ?




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