Laterali e figurine

di Luca Ferrato

Incredibile ma vero, ogni tanto si trovano anche articoli che non parlano di calciomercato. Purtroppo questo, scovato sul sito del Guardian e scritto da Jonathan Wilson – quello di “Inverting the Pyramid” di cui abbiamo parlato qualche settimana fa – non lo abbiamo letto su un quotidiano italiano ma ci è particolarmente piaciuto. Wilson fa giustamente notare come si parli spesso di fantasisti o attaccanti e anche da noi quando si parla del dio calciomercato (cioè tutti i giorni) i nomi sui quali si discute sono sempre quelli: Diego servirà alla Juve? E’ Adebayor l’attaccante giusto per il Milan? Aguero potrebbe mai colmare quell’enorme vuoto che lascerebbe una eventuale partenza di Ibrahimovic? Con tanti saluti agli altri ruoli, come quello dei terzini di fascia o i laterali di difesa, chiamateli come volete: il numero due e il numero tre di una volta. Wilson fa notare come le ultime squadre che hanno vinto i Mondiali abbiano avuto sempre laterali molto forti, che sono stati determinanti durante la competizione iridata: Jorginho e Branco nel Brasile 1994, Thuram e Lizarazu nella Francia 1998, Cafu e Roberto Carlos nel Brasile vittorioso in Giappone-Corea nel 2002 e i nostri Zambrotta (quello del Mondiale, non l’attuale) e Grosso nell’Italia del 2006. D’altra parte anche la stessa Olanda degli anni ’70 era resa “totale” proprio dalla capacità che avevano i due laterali di difesa (Suurbier e Krol) di spingersi all’attacco, dando così l’impressione di una squadra che occupava tutte le zone del campo. In effetti lo faceva, oggi quasi tutti i terzini attaccano e ci viene più difficile capire cosa fece quell’Olanda in un periodo nel quale non era così usuale per gli uomini di difesa spostarsi in attacco. Wilson ci porta altri due esempi per far capire quanto il ruolo sia fondamentale, soprattutto nel calcio moderno. La Russia agli scorsi Europei è stata spettacolare e brillante, grazie sicuramente alle giocate di Arshavin e ai gol di Pavlyuchenko: ma il lavoro fatto dai due laterali Anyukov e Zhirkov è stato importantissimo. Questo è stato ancor più evidente quando i terzini sono stati bloccati nella partita di semifinale persa contro la Spagna. L’attaccante iberico David Villa si è infortunato al 34° minuto del primo tempo e il suo posto è stato preso da un centrocampista, Cesc Fabregas. In quel modo la Spagna è passata da un 4-1-3-2 a un 4-1-4-1. Così facendo altri due centrocampisti come Iniesta e Silva hanno avuto maggiori possibilità di allargarsi e poter così arginare le avanzate dei due laterali della squadra di Hiddink, che nello stesso tempo si dovevano maggiormente preoccupare dell’avanzata dei centrocampisti spagnoli. Altro esempio? Inter-Manchester United, ottavo di finale di Champions giocato a San Siro. La sofferenza nel primo tempo dell’Inter – che era sul punto di crollare- è stata evidente a tutti, sia a chi era allo stadio sia a chi guardava la partita a casa davanti alla tv. Alex Ferguson a sorpresa non ha schierato Rooney dall’inizio e al suo posto sulla fascia sinistra d’attacco ha inserito il coreano Park. Questo aveva anche lo scopo di arginare Maicon, che tutti sanno l’importanza che ha nel gioco d’attacco dell’Inter. Park dava anche la possibilità di far avanzare Evra, che a nostro avviso è stato uno dei migliori nel primo tempo di San Siro. Contromossa di Mourinho nel secondo tempo: fuori l’imbarazzante Rivas e dentro Cordoba, che ha dato più stabilità alla difesa e ha permesso a Cambiasso di non fare il difensore centrale aggiunto. Spostamento quindi di Javier Zanetti sulla destra per dare una mano a Maicon e soprattutto per arginare le avanzate del laterale francese del Manchester United. Prima abbiamo fatto riferimento al calcio totale olandese, ma sicuramente l’importanza dei laterali di difesa in grado di attaccare era stata evidenziata molto prima. Alcuni prendono ad esempio il Brasile del 1958 con il suo schema 4-2-4, ma quando si parla di tattiche e storia ovviamente tutto è molto opinabile. Quello che ci preme sottolineare – e lo fa ovviamente anche Wilson nel suo articolo – è che in sede di calciomercato oltre a scatenarsi sui vari Messi, Ribery, Rooney e Fernando Torres, un occhio di riguardo lo si dovrebbe dare anche a giocatori come Lahm, Anyukov, Evra e Dani Alves, che potrebbero risolvere problemi a più di una squadra trasformando in campioni centrocampisti e attaccanti con qualità normali. Poi il marketing editoriale, a tutte le latitudini, impone di fare i titoli su chi ha deviato il pallone in gol sulla linea di porta con lo stinco. Più grave è che questo calciomercato da figurine sia nella mentalità anche di tanti dirigenti: quante volte abbiamo letto dichiarazioni del tipo ‘noi quella cifra per un difensore non la spendiamo’?
ferratoluca@hotmail.com
(in esclusiva per Indiscreto)
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  1. @ Jcaffelatte: parole sante! Purtroppo, come ha spesso raccontato il Direttore, il ragionamento tipico dei media è quello “il primo in classifica bravo, il secondo ha fatto qualche errore, il terzo non ha avuto continuità, ecc.”.

  2. Concordo con Jeremy, nel Milan di Ancelotti è stato spesso sottovalutato l’apporto di Cafu, nel Milan storico quello di Maldini e Tassotti (che facevano tanti cross per Van Basten quasi quanto Donadoni ed Evani…). Lo stesso discorso vale non solo per i mostri insuperabili come Cabrini e Facchetti ma anche per gli onesti mestieranti come Benarrivo e Di Chiara nel Parma, Favalli e Pancaro nella Lazio, etc…Tutta gente che ha sempre garantito alla propria squadra quella spinta necessaria a far sì che poi i solisti mettessero la firma sulle vittorie…

  3. L’analisi è interessante e poco scontata, però il ragionamento di Ferrato qui rischia di peccare d’autoevidenza.Difficile trovare squadre che hanno vinto che fossero davvero costruite “male” e, dunque, è molto facile trovare nelle suddette formazioni dei terzini (o laterali, a seconda del modulo) che siano stai “all’altezza” della situazione.Certo, è vero che il calciomercato, con il blabla conseguente, si concentri solo su chi segna, però come ha detto qualcuno prima di me, avere un attaccante da 25 gol non dispensa certo dal baratro…

  4. Ok ma la chiosa è sulla capacità di terzini di qualità di far lievitare il rendimento di giocatori normali davanti a loro. Perche troppo facile Maicon? Maicon è proprio l’esempio classico di terzino che fa lievitare il rendimento di un’intera squadra e ne copre le pecche qualitative facendo il diavolo a quattro per 80 metri di campo. Certo è limitato difensivamente e soffre troppo quando lo puntano, ma resta un terzino dall’altsissimo rendimento. Sono d’accordo che la spina dorsale si molto piu importante e piu “affidabile”, comunque.

  5. mdm

    Non credo! Si parla di terzini che hanno inciso nelle vittorie al Mondiale… Troppo facile fare l’esempio di Maicon, che è il secondo giocatore per classe dell’Inter. Io sono più d’accordo con la teoria della “spina dorsale”.

  6. Bella scoperta: “il calcio e’ un gioco di squadra”. Chiunque abbia giocato un po’ (a qualunque livello…) lo sa benissimo che un terzino od un centrocampista di rottura puo’ essere determinante quanto un centroavanti da venti gol a stagione per l’andamento della squadra. A dimostrarlo c’e’ il Bologna in fondo alla classifica con il capocannoniere del campionato in squadra. Lo stesso giocatore che forniva prestazioni penose nelle due stagioni precedenti nel Genoa.Purtroppo il basso livello del giornalismo sportivo nostrano ha educato lo spettatore/tifoso verso i binari semplicistici del commento da bar dove conta solo chi segna il gol o chi fa delle giocate spettacolari. Cosi’ come cerca di proporci a forza il modello di un campionato popolato solo da quattro-cinque squadre e da altri 15 fantasmi.Io continuo a sognare una trasmissione televisiva settimanale sul calcio fatta come si deve. Cosi’ come anche una rivista. Purtroppo non ci sono e temo, non ci saranno per molti anni a venire. Resta, fortunatamente, qualche sito su internet. Indiscreto non e’ male, anche se a mio giudizio anch’esso insiste troppo sui soliti noti.

  7. Mdm credo che il discorso verta sulle qualità e capacità di un terzino in una situazione senza fuoriclasse. Pensa al Maicon dell’Inter che sembra un fenomeno solo perche è uno dei pochi dell’Inter che ragiona sul verticale e non sull’orizzontale. Comunque avere buoni terzini resta un’ottima arma tattica, ma come dice Luca stesso se ti affidi troppo a questi giocatori poi fai la fine della Russia con la Spagna: bloccati, finisci di giocare.

  8. mdm

    Bah. Il Milan ha vinto una Champions con Oddo da una parte e Jankulovski dall’altra. Non esageriamo. Mi sarebbe piaciuto anche un articolo sul crollo della figura dell’ala.

  9. magari, quello ti segnerebbe anche da 60 metri con una legnata sotto l’incrocio in rovesciata, altro che terzini ;)Alan Hutton del Tottenham, ex Rangers.

  10. Hutton? Oliver Hutton? 🙂

  11. un post che contiene più analisi tecnico-tattica di tutta un’annata della Gazzetta dello Sport et similia.Il discorso non fa una piega, in un calcio fisico e molto livellato è preferibile partire dalla costruzione sulle fasce che dal centro, nel quale servono valori tecnici enormi per imporre il gioco, mentre sul laterale un giocatore forte (ma non fenomenale) è già parecchio disequilibrante.Il panorama europeo, peraltro, è piuttosto ricco di ottimi interpreti del ruolo ancora lontani dalle grandi: Canella, Gamez, Iraola, Bale, Zhirkov, Hutton, Zabaleta, tanto per fare qualche esempio, costano meno dei vari Evra e Lahm e sono elementi di grande spessore e personalità.

  12. “occhio di riguardo lo si dovrebbe dare anche a giocatori che potrebbero risolvere problemi a più di una squadra trasformando in campioni centrocampisti e attaccanti con qualità normali”Luca se ti legge Lippi 🙂

  13. Mi piace l’analisi tattica; su Lahm personalmente lo ritengo un buon terzino o laterale (visto che terzino e contropiede sono termini vintage). Di lui pero’ ho ancora in mente la poca decisione nell’impedire a Torres di superarlo su una palla forse meglio gestibile in occasione del gol della Spagna. Una situazione difensiva che non mi è sembrata impossibile.




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