Sangue e Arina

di Oscar Eleni

Oscar Eleni dal Capo Berta dopo aver visto passare l’enfasi ciclistica della Milano-Sanremo, dopo aver cercato l’onda per allontanarsi dal brutto imbroglio della ripetizione di una partita per errore arbitrale, errore dei cronometristi, errore in generale. Non dovevano passare 40 giorni per capire che c’era stato un pasticcio, ma adesso chi li fermerà più gli azzeccagarbugli che andranno comunque in tribunale per qualsiasi decisione. Peggio il tacon del buso dicevano dalle parti dove Meneghin è cresciuto. Si guardi intorno, onda su onda, perché chi lo accompagna veste gli stessi abiti di chi ancora pensa che i ricchi scemi delle categorie professionistiche vanno spremuti, accusati, portati alla sbarra se la Nazionale mancherà le qualificazioni, ma non certo aiutati a chiudere bene un campionato che avrà comunque delle code adesso che il Papalia di Rieti fa sapere che, comunque vada, visto che lui ha interessi nell’ippodromo di Agnano, gli farebbe piacere continuare con Napoli che, come sapete, per ora non esiste. Bufera sul mare e allora ci consoliamo ascoltando Bruno Lauzi e la sua Genova per tanti di loro, perché si avvicina il giorno della festa da Vittorio, detto Ciccio, Dal Pozzo, la rimpatriata per maturi baskettari che hanno bisogno di aria pura per rivitalizzare cervelli che devono pur ricordare qualcosa, anche se non è sempre vero che si stava meglio quando era peggio. Sarà un sabato speciale provando a riconoscersi, senza chiedere degli affetti, dei figli, della prostata, del mondo intorno a noi, di questo basket che porta in trionfo telecronisti che parlandoci da Pesaro urlano cento volte nel microfono di essere appollaiati sul trespolo all’Adriatic Arina. Diteglielo voi che non si fa così, radunatevi pure nella piazza di Pesaro per bruciare la strega che sembra decisa a rovinare la stagione della Scavolini, ma non fermatevi sulla porta della protesta soltanto perché avete visto la diretta di Rai Sport da Rimini che ci ha riportato alla telecamera fissa, con giganti che diventano omini, con canestri che non vedi, con il buio intorno all’evento. Certo il pericolo è quello, ma anche nel cielo di SKY si diano una bella ripulita e non facciano cadere le cose troppo dall’alto, con la prosopopea del dicotiledone che conosce le lingue importanti, quelle che si parlano a casa Stern, a casa di chiunque consideri il basket europeo qualcosa da scartare dopo il tiggì, ma mai prima di Marzullo.
Siamo disperati, ma l’onda ci porterà nelle braccia di gente che forse ci darà consolazione ed è un peccato che Meneghin abbia troppo da fare, perché magari gli avrebbe fatto bene quella immersione nel mare diverso del castello Dal Pozzo, uno che faceva impazzire Paratore. Si guardi intorno, stia in guardia. Quelli che lo hanno pregato in ginocchio di accettare la presidenza saranno gli stessi che danzeranno sotto la statua di via Vitorchiano, ammesso che ne abbiano messa una per ricordare i ragazzi con la schiena dritta che hanno rimandato a scuola Maifredi. Ci vuole “ u pilu inttu stommaco” come dicevano i primi padrini e Meneghin ha già preso due o tre rimpalli: prima gli arbitri, poi le facce smorte dei ragazzi NBA che per la Nazionale non avranno tempo, adesso questa mina della ripetizione, a squadre già cambiate, di una partita che dirà moltissimo per retrocessione e tabellone play-off.
Già, ma cosa può interessare ai nuovi consiglieri se la Lega basket mangerà il cranio dei traditori del bilancio, di quelli che un giorno, ci sembra fosse proprio Savic, si alzarono in piedi per dire ai “poveri” del regno, ci sembra che fosse Crovetti con la Ferrara da proteggere dopo tanta fatica, che non potevano domandare un campionato senza retrocessioni perché se non avevano la forza per stare in A1 allora era meglio se rinunciavano subito. Certo adesso qualcuno si pentirà di tanta durezza, perché aveva un senso passare in maniera meno stressante la stagione che porta alla qualificazione nell’ultimo dei gironi infernali del basket europeo, quello dove se sarai battuto e considerato peccatore ti costerà il contrappasso del ghiaccio gelido, della fiamma che brucia tutto senza sapere a quali santi votarsi nel dopo se la Francia dovesse essere migliore di noi.
Meglio il sabato dal marchese, con Dal Pozzo e Guido Carlo Gatti avremo il pieno di nobiltà, rimpiangendo il calendario che terrà Tonino Zorzi lontano dalle minacce del Bufalini che vuole molti di quelli stregati dalla sua simpatia intorno alla grande tavolata. Nella domenica senza calcio, tutta dedicata al basket dai ragazzi di Sky, che non vedevano l’ora di entrare in pompa magna in ogni “Arina” (sì, arina, non urina caro correttore) che si rispetti, adesso che da un po’ di tempo vengono respinti sulla porta della casa dell’Uni Caca, banca che, come tutte, ha ben altri problemi che valutare la volgarizzazione del marchio affidato a Malaga, in questa bella domenica, dicevamo, avremo il santo derby di Bologna, l’unico vero derby e Zorzi dovrà starsene in trincea con Boniciolli mentre dall’altra parte Pancotto sceglierà gli uomini con i quali andrà all’assalto per salvare la Fortitudo che sembra decisa a tirare fuori le unghie, forse un po’ tardi, come dice il suo proprietario Sacrati.
Nel castello parleremo anche di Antonutti che ha folgorato il popolo di Udine toccato dalla grazia di una convocazione semi azzurra a Domegge. Lo aveva fatto un paio di volte in 23 partite. Ma torneranno alla carica i sostenitori della guerra santa per liberare il giocatore italiano dal peso del gregariato al servizio di americani, stranieri, non tutti bravissimi. Certo dovranno essere molto convincenti perché poi dovremo spiegare che se io Treviso, io Fortitudo, io Pesaro, io Milano, porto a maturazione un giocatore che piace alla NBA, un giocatore italiano, si capisce, se io, nello sforzo, prendo pallate in faccia nelle partite europee, se io investo tanto sapendo di incassare poco, verrò salutato e lasciato in braghette di tela come dovrei comportarmi con i fratellini di Bargnani, Belinelli, Gallinari? Mistero glorioso che nessuno vuole risolvere perché sapete bene cosa diranno se, per disgrazia, o anche per evidente debolezza, non dovessimo portare a casa nessuna coppa con Benetton e Virtus Bologna, se i campioni di Siena scopriranno che il malocchio li ha presi di mira.
Pagelle prima che il mare ci inghiotta e ci porti nella corrente fino alle acqua calde che stanno già bollendo e sono piene di barracuda con un nuovo sistema di cronometraggio che si può, potenza della tecnica e del progresso, persino rimettere a posto senza aspettare che passi la ronda di notte.
10 Alle lacrime di ZUKAUSKAS l’unico giocatore che sembra aver capito davvero cosa vuol dire essere uno della Scavolini. Non gioca sempre bene, non ha fatto una grande stagione perché si è fatto male subito, però quando c’è stato bisogno di una difesa fatta seriamente lui c’è sempre stato.
9 A Barack OBAMA che sfidando i Peterson della terra, accettando di farsi prendere in giro persino dai rosei della terra, da quelli che ci hanno messo qualche giorno a scoprire che i medici di Gallinari hanno un nome, da quelli che il basket italiano se lo mettono sotto ascelle mai lavate, ha messo la sua firma sulle previsioni per le finali NCAA.
8 A Fabio FACCHINI per le sue 600 partite in serie A, non per i suoi colleghi, cominciando da quelli che ancora considerano il fallo intenzionale un’arma impropria da usare quando decidono che una regola stupida non va più interpretata, ma soltanto applicata per far venire le lacrime agli occhi anche a quelli che non si sono mai illusi di aver obbligato i santoni FIBA a cambiare altre stranezze dello stupidario sul campo. Voto alto per il più bravo del gruppo, basta che non si ritiri, basta che non sia costretto dall’invidia a fare come Collina.
7 A Daniel HACKETT uscito dalla giostra del torneo NCAA con l’onore delle armi, dopo aver fatto soffrire Michigan State, dopo aver dimostrato di essere pronto al grande salto, ma prima, sia gentile, pensi alla Nazionale e allo scontro con Parker che gli darà più visibilità delle pantomime nelle varie festicciole estive.
6 Al prode ANTONUTTI perché i suoi punti che hanno inchiodato Caserta, riaprendo uno spiraglio salvezza per Udine, arrivano proprio quando stavamo ripassando il diario della settimana domandandoci dove fosse finito. Certo i ragazzi del coro Italia un po’ li senti, un po’ li perdi. Nella stessa stagione, nella medesima partita. Perché un conto è camminare sul burrone tenuto dalla corda delle prime punte che ci mettono sempre la faccia, un altro è avere la palla che scotta, quella che adesso per i clonati è soltanto palla medicinale nel momento in cui si scopre che certe partite vengono giocate con il coltello in bocca.
5 A Francesco CUZZOLIN, valente preparatore atletico dei tutti verdi di casa Benetton, maestro nella costruzione dei muscoli e della tenuta aerobica per i russi, in futuro per la Lettonia, perché non doveva dirci che Bargnani ha bisogno dell’estate per mettere a posto quello che la NBA stritola in una stagione. Bastava dire quello che pensano tutti: il raduno azzurro non deve essere troppo lungo e proprio Recalcati, con Meneghin, ricorderà i fuori giri per collegiali esagerati.
4 A Massimo BULLERI se non scrive subito un libro insieme al calciatore neo azzurro Pazzini, per spiegare a chi fa una gran fatica a capire certi giocatori, cosa è cambiato nella loro vita passando dall’Armani a Treviso, dalla Fiorentina alla Sampdoria.
3 Alla rivolta di RIETI contro gli arbitri, nella terna c’era il Lamonica considerato fischio d’oro da quasi tutti, perché non può essere questa la strada anche dopo aver scoperto di essere stati abbandonati da troppa gente che aveva promesso vita eterna al basket sabino, cosa che era avvenuta anche ai tempi del grande Milardi, nella meravigliosa età dell’oro di zio Elio Pentassuglia, di zio Willy Sojourner, dei ragazzi prodigio Brunamonti e Zampolini.
2 A BONICIOLLI e PANCOTTO se non si terranno il più lontano possibile dal tormento di una città come Bologna che durante la settimana del derby tende a stritolare tutto. Non c’è bisogno di chiedere consigli a Mourinho, non ci sarà bisogno degli artigli di Sacrati né della creatività di Sabatini. Meglio che sia soltanto il campo a dire certe verità, ammesso che in sfide del genere conti davvero la verità.
1 A Valentino RENZI, presidente della Lega, se non ci farà sapere presto e con argomentazioni solide il futuro televisivo del basket. Avrà visto anche lui certe riprese che sono certo più deprimenti di certi commenti lecca lecca.
0 Alla COMMISSIONE che ci ha messo 40 giorni per decidere che Fortitudo-Montegranaro si deve rigiocare. Chi vede azzerata la vittoria urla indignato, chi ha una occasione di rivincita parla di giustizia, ma in tutto questo scopriremo che il finale di stagione diventerà territorio per avvocati più che per i giocatori e questo lo consideriamo un crimine contro il campionato.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)
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