Kraft, ragionamenti buoni dal mondo

di Roberto Gotta

Il sistema dello sport professionistico americano presenta qualche difettuccio, ma nel suo complesso è perfetto, se si ama lo sport in sé e non si è solo tifosi. Come noto, tutto è strutturato in modo che ci sia uguaglianza competitiva e di mezzi tra le squadre, lasciando che siano gli uomini con le loro decisioni, non i soldi, a fare la differenza (il baseball è messo un pochino peggio, ma la filosofia di base è quella). Ovvero, se hai dirigenti capaci crei grandi squadre, altrimenti diventi patetico, come lo sono da anni alcuni club. Ci si deve mettere alla prova, come del resto è naturale in una nazione in cui esistono furbi, delinquenti (vedi Bernie Madoff) e raccomandati, ma in una misura anche inferiore rispetto ad altre. Il calcio europeo è invece sempre stato libero, ingiusto, non competitivo: da un giorno all’altro arriva lo sceicco (caso Manchester City) o un suo simile e può spendere 200 milioni di euro, perché non esiste un tetto salariale né alle spese. Una situazione da Vecchio Continente, senza regole, senza rispetto per lo spirito dello sport. E qualcuno comincia non solo ad accorgersene, ma anche a prendere decisioni di conseguenza: durante una curiosa conferenza sullo sport e business al MIT, il Msssachusetts Institute of Technology, è emerso che Jonathan Kraft, figlio di Robert e dunque esponente della famiglia che dopo avere acquisito i New England Patriots li ha amministrati benissimo conquistando tre Super Bowl, si era interessato all’acquisto di una squadra di calcio europea, ma ha lasciato perdere dopo avere studiato bene la situazione. Ed avere compreso che non è possibile gestire bene un club quando non sai mai esattamente quali saranno le spese e le entrate. Troppo rischioso sfidare “gli oligarchi russi”, così li ha definiti, se non puoi gestire la tua società in maniera sensata, con un budget definito e ragionato. Nello sport europeo, invece, succede questo: uno spende, spende, spende fin che ne ha, magari vince un trofeo o due nel disprezzo dello spirito sportivo, poi scopre di non potercela più fare e si defila. Uno spettacolo triste, e rituale.
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Vecchio23)
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  1. @Italo Muti: hai talmente ragione che tutto quello che hai scritto dopo “una volta” è assolutamente superfluo. Io andavo al Palalido a vedere McAdoo che non dico sia come vedere Michael Jordan al Forum di Assago ma quasi… 😉

  2. Non esageriamo con la “mancanza” di tifo delle franchigie americane!Il Lambeau Field è l’inferno sulla terra per gli avversari dei Packers,il Rose Garden a Portland è il sesto uomo dei Blazers.Ci son esempi che coniugano perfettamente passione sportiva e salute finanziaria.E gli esempi positivi che si fanno per il soccer(!?) sono ormai passato remoto:oggi vincono solamente quelli che spendono,spandono e fottono il giocattolo.Ieri sera ascoltavo Platini su Sky: ha mandato un gruppo di studio negli uffici dell’Nba per tentare di “copiare” i meccanismi del tetto salariale.Ha definito ingiusta e antisportiva la prassi del presidente riccastro che mette soldi freschi per ripianare le gestioni allegre…Se lo dice il presidente dell’Uefa!

  3. Roberto si diceva infatti intrattenimento a livello pro (una marea di gente che va li soprattutto per mangiare e mostrare cartelli), non a livello scolastico dove tutti si accorgono che c’è la passione vera e il tifo.E ribadisco che a disgiungere passione e valori tecnici in campo ci perdono loro, a mio avviso.

  4. @DaneUna volta non era così. Non vedevamo l’NBA, ma Ignis, Mobilquattro, Virtus Bologna, Simmenthal, ci bastavano e avanzavano. Morse, Jura, Menghin,Recalcati etc, etc, avevamo l’identificazione e anche l’intrattenimento. C’erano anche più campioni, decisamente un livello maggiore. Finisco qui, altrimenti il direttore, sull’onda della malinconia dei tempi andati potrebbe fare un gesto inconsulto.Italo

  5. Arrivo tardi perché ero in viaggio, già altri hanno risposto adeguatamente all’osservazione secondo la quale gli americani sono per l’intrattenimento e noi per l’identificazione: questa unione americano=intrattenimento può valere per non-sport quali alcune discipline che si vedono su ESPN2, ma è invece proprio l’identificazione che sul puro piano della passione rende ad esempio il torneo di high school dell’Illinois l’avvenimento di cui si parla di più a Chicago, in questi giorni, assieme al torneo NCAA. I Bulls passano in secondo piano, l’attenzione è per lo sport universitario e scolastico, se ne fregano se non si tratta di giocatori che tra due anni vedremo nella NBA, a loro basta che rappresentino il college, la comunità. Identificazione, appunto. Due anni fa la finale del torneo di high school dell’Illinois finì 31-29 dopo un supplementare, con il point man della squadra vincitrice (Derrick Rose!), a tenere la palla stretta tra le braccia per un tempo infinito, senza muoversi, prima di partire per l’azione decisiva. Dal nostro punto di vista uno spettacolo inguardabile. Secondo il criterio americani=intrattenimento a partite del genere non dovrebbe assistere nessuno, invece il Civic Center di Peoria era pieno così. E ricordano solo che i ragazzi della Simeon HS hanno vinto il titolo, non che il 90% di loro non vale nemmeno il livello NCAA. Ora scusate se non potrò rispondere ad altre osservazioni ma ho di fronte 3-4 giorni in cui le residue energie mentali devo dedicarle al lavoro. Ciao a tutti

  6. Straw, la NBA è ad anni luce, quando vedo una partita di calcio campionato Primavera mi rompo i coglioni, una partita Ncaa invece se la vedi con la TV sfocata fai fatica a distingerla immediatamente dall’NBA…La differenza c’è, ma il campionato NCAA è molto più guardabile di un Olimpia-Montepaschi, abbi pazienza…

  7. Esattissimo Straw! Io continuo a pensare che smettere di tifare quando arriva il bello (cioè quando avresti a disposizione tutti quelli bravi assieme) è una stranezza tutta americana. Ovviamente capisco il motivo: l’appartenenza. La franchigia è un circo itinerante mentre la squadra universitaria resta nei cuori. Ma non posso che restare perplesso.Come dice Dane è questione di cultura diversa.

  8. dag, parlavo di evento March Madness poi è chiaro che conosciamo molto di piu la NBA.

  9. il basket NCAA è seguitissimo perchè è sport scolastico e dunque molto più sentito dalle singole comunità, la passione è enorme e nemmeno lontanamente paragonabile ad un discorso di “tifo” NBA…per il discorso livello di gioco, anche se l’NBA non è certo quella dei decenni scorsi, siamo ad anni luce di distanza…ci sono sì i Pato, Balotelli, Walcott etc., ma appunto solo quelli, cioè un manipolo di potenziali fuoriclasse in un mare magnum di mediocri e pipponi…

  10. jeremy, vorrei andare a chiedere i nomi dei giocatori delle squadre finaliste NCAA a 100 appassionati di basket in giro per il mondo e poi fare lo stesso con la finale NBA. Secondo te dove se la cavano meglio?Sulla popolarità negli States invece è verissimo, probabilmente sta sopra anche alla finale NBA.

  11. @Dag Nasty:perchè gli attori dell’Nba sono il meglio espresso da quel mondo,del quale l’Ncaa è serbatoio.Se non tifi per qualcuno vai a cercare il gesto tecnico e lo spettacolo:la lega di Stern è costruita su questi parametri. Poi c è il marketing che infiocchetta il prodotto.Difficilmente potrai confondere un assolo di Kobe con quello di un sophomore di USC.

  12. Dag, ma infatti la March Madness è seguita in tutto il mondo e negli USA è una stilla sotto le finali degli sport Pro (credo che sia superiore anche alle finali di Stanley Cup)….

  13. No, anzi visto così è una figata. Ma allora perchè nel mondo seguiamo tutti l’NBA quando abbiamo il basket universitario che è molto meglio?

  14. Dag, parli del campionato NCAA come se fosse il campionato Primavera di calcio: non è così, il livello è molto più alto e molto più vicino ai Pro. Questo sto cercando di farti capire.Il campionato NCAA è come vedere un torneo fatto da Pato, Balotelli, Bojan, Walcott, Santon, etc…Schifo?!…

  15. Hai pienamente ragione Vin, io semplicemente dicevo che negli States o c’è l’intrattenimento di altissimo livello (NBA) o c’è la super-passione (NCAA), ma senza gli atleti di punta. In Europa abbiamo la fortuna di veder le due cose coincidere e non mi pare poco. Ovvio che bisogna scendere a quelche compromesso e turarsi il naso di fronte agli oligarchi.

  16. beh per tifare non hai bisogno di fuoriclasse ma di identificazione, e tra comunità e scuole c’e’ una fortissima identificazione.spettacolo e intrattenimento invece richiedono le superstar. ed e’ quello che offrono le leghe pro. ma sono due cose totalmente diverse! se hai visto un evento sportivo negli states scommetto che anche tu ti sei stupito a vedere quanta gente si assenta per quarti d’ora interi a prendere da bere, da mangiare, a chiacchierare al bar con gli amici ecc.




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