Giù Dalmonte

di Oscar Eleni
Strane cose ti vengono in mente se cerci un antidoto al fuoco di Sant’Antonio. Chiedi in giro e allora l’amico ti ricorda di averlo avuto proprio in occasione di una trasferta di Cantù a Belgrado, quando l’eroe del Partizan era l’onorevole Vlade Divac, oggi presidente del comitato olimpico serbo con meno preoccupazioni del Gianni Petrucci che scopre di avere Barelli, uno tosto e ben coperto politicamente, come un avversario in più, per il CONI, oltre al Chimenti amico di Toto Bulgheroni, Varese e la sua stella, che è convinto della vittoria dell’attuale presidente del golf anche se tutti dicono che voteranno per l’ex presidente della federbasket. Certo loro sanno cose che noi umani non immaginiamo se prevedono tradimenti alla luce della notte. Nessuno sa dirti il nome della medicina per curarti, ma tutti hanno almeno un ricordo su questo fuoco e sembra di essere nel giardino dove Luca Dalmonte ha cercato di risvegliare l’orgoglio canturino come fece, ma senza successo, dopo la sconfitta contro Milano nell’andata, nel bosco dove l’allenatore dell’Armani si svela finalmente dicendo che l’eurolega è affascinante, ma crea anche tanti problemi, ma no?, dove si scopre che l’amicizia non conta se al Palalido buttano fuori un allenatore che aveva chiesto il permesso di vedere l’allenamento pre derby, con la giustificazione che sarebbe stato a porte chiuse, salvo poi scoprire che in tribuna c’erano poi gli stessi che nel disastro contro il Prokom inneggiavano all’allenatore bolognese. Ora Dalmonte sa che era temuto, sa che non sono tutti sorrisi veri, così come dovrebbe sapere che la Virtus Bologna è una strana squadra e non soltanto perché a mezzogiorno la NGC ha sempre digerito male la colazione. Il ricordo del fuoco a Belgrado e di quella Cantù porta a pensare che quella di oggi non è proprio parente e non soltanto perché, a parte Mazzarino, che vivrebbe in piazza, gli altri cercano di andarsene il prima possibile, chi al Nord, chi al Sud, chi al Milan Lab. Certo basta sentire cosa dicono i vecchi appassionati appena vedono qualche cammello che gira per il campo dando spintoni, tirando anche quando non è il caso. La proprietà ha capito il problema della doppia sfida con l’Armani, apprezzando la soluzione lavoro duro per togliere la depressione, ma questa trasferta è difficile e chi ci chiede da cosa dipendano gli alti e i bassi di Cantù riusciamo soltanto a dire che la squadra vive bene se è libera mentalmente, ma diventa un problema se esistono catene che la tengono sul fondo del suo mare. Roba di testa più che di tecnica, pur dovendo riconoscere la differenza di cilindrata con certe avversarie e la Virtus di oggi sembra avere qualche cavallo in più, ma il divertente, nella stagione vissuta sotto il cielo del Cantuki è che questa NGC, come il glorioso Seabisquit, potrebbe avere reazioni balzane e a Bologna sanno che La Fortezza è tale di nome, ma non sempre di fatto se le cose cominciano a mettersi male.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)

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