Il mondo di Melvin

di Alec Cordolcini

1. Il mondo di Melvin iniziava in un paese dalla forma di stella a cinque punte e terminava sulle banchine del molo di una città dalle tradizioni marinare. Il mondo di Melvin era un pallone da inseguire, erano chilometri da percorrere su campi di morbida erba oppure spelacchiati e duri come la roccia, era la consapevolezza di essere “one in a million”, per dirla con i compianti Guns ‘n Roses (Axel, perché “Chinese Democracy”? Non era meglio la pensione rispetto ad un bolso ritorno?). Ogni squadra ha il suo giovane promettente prelevato dal vivaio. Uno di quelli del Volendam è l’attaccante classe 88 Melvin Platje (si pronuncia “Plach”), giocatore incluso nella categoria di cui sopra più in quanto giovane che non perché promettente. Quest’anno Platje ha conosciuto la Eredivisie. Attaccante di riserva nella squadra yo-yo per eccellenza del calcio olandese, sempre su e giù a cavallo tra le due uniche divisioni professionistiche del paese, e la musica probabilmente non cambierà nemmeno al termine di questa stagione. Il mondo di Melvin comincia a cambiare in autunno grazie a due reti realizzate nel giro di una settimana contro Willem II e De Graafschap. Non un’impresa meritevole di titoli in prima pagina sui giornali sportivi, che però arrivano. Perché il buon Melvin le segna di mano e in entrambe le occasioni riesce a farla franca, con grande sdegno di un’opinione pubblica poco avvezza a simili performance di antisportività (in costante crescita purtroppo anche tra canali, dighe e mulini a vento). La vicenda si archivia con una bizzarra proposta di ingaggio per Platje da parte di una squadra di pallamano. Melvin aveva vissuto il proprio wahroliano quarto d’ora di notorietà e sembrava pronto a tornare nel suo mondo. Poi è arrivato il quarto di finale di Coppa d’Olanda a Kerkrade contro il Roda, l’ingresso in campo sul 2-1 per gli avversari, la rete del pareggio a sua firma. Mancano nove minuti ai tempi supplementari quando un lungo lancio dalle retrovie pesca Platje nei pressi del vertice sinistro dell’area di rigore; Melvin si coordina ed esplode un destro al volo che si insacca sotto la traversa. Roba da Van Basten, scrive Algemeen Dagblad l’indomani. Tutto vero. Un gesto tecnico di squisita fattura, sicuramente tra le marcature più belle dell’anno. Il Volendam guadagna la semifinale, che giocherà a domicilio contro l’Heerenveen. Una vittoria potrebbe portare gli altri oranje, tuttora fanalino di coda della Eredivisie, direttamente in coppa Uefa, dal momento che l’altra sfida vedrà di fronte Twente e Nac Breda ad Enschede, con i Tukkers molto vicini al secondo piazzamento Champions consecutivo.
2. Per arrivare così in alto in coppa il Volendam aveva dovuto eliminare in precedenza l’Ajax, in un incontro deciso ai supplementari dall’idolo locale Jack Tuyp, già trattato tempo fa in questa rubrica. Fondamentale in quell’incontro è stato però un altro giocatore originario di Naarden, la città dalla forma di stella a cinque punte citata all’inizio (piccola divagazione: Naarden è una suggestiva città-fortezza famosa per ospitare il più vecchio parco naturale d’Olanda e caratterizzata da una “fortificazione alla moderna”, per info http://it.wikipedia.org/wiki/Fortificazione_alla_moderna ). Jack Verhoeven, il portiere famoso per i suoi 103 chili di peso e la sua immagine (totalmente errata) da rozzo e violento teppista da stadio, è stato infatti fondamentale nel fermare tutti i tentativi di Suarez e compagni. I tifosi dell’Ajax non la presero molto bene, tanto che quando il Volendam fece visita all’Amsterdam Arena in campionato urlavano “pizza!” ogni volta che Verhoeven toccava palla, riuscendo ad innervosirlo e distrarlo in maniera sufficiente a fargli incassare due gol. Guai però a chi osa criticare il mitico portierone a Volendam e dintorni. Sarebbe come in Italia tifare contro la Ferrari, o sostenere che Buffon non sia il miglior portiere del mondo.
3. I quarti di Coppa d’Olanda hanno però regalato almeno un’altra perla agli amanti del calcio giocato. All’ultimo minuto del secondo tempo supplementare di Twente-De Graafschap l’austriaco Marko Arnautovic ha preso palla all’interno dell’area di rigore, superato di scatto il diretto avversario e concluso dalla destra con un morbidissimo pallonetto infilatosi nel lato opposto della porta dei superboeren. Ennesima perla della collezione privata del talento di Floridsdorf, quartiere di Vienna. Onore al tecnico inglese McClaren che ha saputo valorizzare questo ragazzo dal turbolento passato (categoria Van Persie, Cassano, Balotelli) e dal grande futuro. I telefoni bolliranno quest’estate a Enschede.
Alec Cordoldini
(in esclusiva per Indiscreto)
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  1. la mia scheda di Arnautovichttp://footballart.iobloggo.com/archive.php?eid=1329003&y=2008&m=12&d=27

  2. Ooijer (“Ooia”), Kuijt (“Kaet”, ma la “e” in realta’ e’ un suono a meta’ con la “o” e non so come scriverlo – sicuramente pero’ non si pronuncia “kaut” come fanno certi commentatori, perche’ in quel caso sarebbe scritto “kout”), Cruijff (piu’ o meno “Craef”, pero’ con le vocali chiuse).

  3. A proposito di calcio olandese (tra l’altro complimenti, molto bella questa rubrica) e di pronuncia dei nomi dei calciatori, potreste dirmi come vanno pronunciati OOjier e Kuyt (e di conseguenza Cruyff)? Grazie

  4. Arnautovic? A Firenze con Prandelli nel tridente con Mutu e Gilardino. Oppure nella Lazio. O in un Inter coraggiosa, dove potrebbe far rifiatare Ibrahimovic o giocarci accanto. Bisogna osare. Tanto, peggio di cosi a livello europeo…

  5. Mi piace troppo il calcio olandese continua fucina di grandi talenti, in questo caso in quale squadra Italiana potrebbe trovare un buon collocamento Arnautovic? Il suo ruolo preferito?




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