Siamo fra di noi

di Stefano Olivari

Per deformazione mentale siamo sempre rimasti più impressionati da chi non guarda le grandi partite che da chi le guarda. Così non ci ha stupito tanto che l’evento televisivo più visto in Italia nel 2008 sia stato Italia-Francia dell’Europeo, con 23.491.000 spettatori di media (share del 74,11%), quanto che 36 milioni e mezzo di connazionali non abbiano seguito la sfida. Questo ed altri pensieri profondi sono sorti alla lettura di ‘Un anno di Rai’, il libretto riassuntivo del 2008 che l’emittente di stato ha pubblicato di recente. Secondo classificato, a distanza siderale, il ‘W Radio 2’ televisivo di Fiorello con 10milioni e 600 mila spettatori di media, terzo il messaggio di Napolitano a reti unificate (non che qualcuno lo abbia realmente seguito, ma è il classico momento in cui nel paese si tiene accesa la tivù pur di non parlare con i parenti). Il secondo evento sportivo più visto è stato il Gran Premio di Formula Uno del Brasile, con 9.892.000 spettatori (vista l’ora, nemmeno c’era il doping dell’abbiocco post cannelloni e brasato), mentre fuori dalle grandi manifestazioni, nel calcio ‘normale’, medaglia d’oro a Italia-Montenegro dello scorso ottobre con quasi 9 milioni. Per quanto riguarda il calcio di club il record 2008 è invece dello Juve-Inter di Coppa Italia con poco meno di 8 milioni. Dati che confermano una banalità: il bacino d’utenza potenziale del calcio di club è di poco superiore ai 10 milioni e per la tivù in chiaro il prodotto costa troppo. E’ impressionante vedere che l’Eredità, un programma che costa pochissimo, trasmesso ogni giorno, faccia più ascolto dello Juve-Inter sopra citato. Dal punto di vista commerciale Carlo Conti nella tivù in chiaro vale insomma venti volte Del Piero e Ibrahimovic messi insieme, considerando la serializzazione. Tolto il grande evento, a cinque italiani su sei del calcio frega pochissimo o niente: con buona pace della società di indagini di mercato che dirama bollettini della vittoria, forse anche perchè consulente della Lega e di certi club.
stefano@indiscreto.it
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  1. L’audience del calcio va analizzata con cura. Certi numeri vanno ponderati e non bisogna essere esperti di statistica per affermare che i 20 milioni di spettatori di una partita della nazionale alla fase finale di un mondiale possono tranquillamente diventare 30 o 40 grazie ai gruppi di ascolto,soprattutto con orari delle partite favorevoli. Diverso il discorso per la stagione dei club: rimango dell’idea che tra l’impatto della pay tv e l’offerta differenziata ed estesa con anticipi, posticipi e coppe e campionati europei assortiti, il pubblico giovanile difficilmente tenderà ad innamorarsi ed appassionarsi ad un calcio business da fast food,rispetto alla nostra generazione cresciuta attaccandosi alla radionalina per tutto il calcio minuto per minuto. In fondo i nostri padri sono cresciuti nel mito radiofonico di Coppi e Bartali, molto più coinvolgente e popolare, al di là dei valori sportivi, del dualismo televisivo Moser- Saronni.




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