Falk vola alto

di Stefano Olivari
Il 2010, scadenza di molti contratti di superstelle NBA (primissimo fra tutti LeBron James, secondo Dwyane Wade, con i terzi che non scherzano), è l’anno di cui tutti gli appassionati parlano, ma la vera battaglia per delineare il futuro della lega nei prossimi decenni si combatterà l’estate successiva: è nel 2011 infatti che scadrà il contratto collettivo dei giocatori e che la NBA cercherà di mettere mano a regole che allo stato attuale impediscono di strapagare le superstar ma al tempo stesso quasi costringono a farsi strozzare dai role player con contratti pluriennali: Ben Wallace 14 milioni e mezzo di dollari a stagione, l’attuale Leandrinho Barbosa a 6,1, Jason Kapono circa per la stessa cifra, eccetera. Questo e molti temi interessanti vengono affrontati in un’intervista a David Falk, storico agente di Michael Jordan (adesso cura gli interessi, fra gli altri, di Mike Bibby, Mutombo, Brand, Coach K), sul New York Times di domenica: invitiamo ad andare sul sito del giornale a leggerla, così con la ristrutturiamo furbescamente facendola passare per nostra. Possiamo però dire che dall’intervista si evince che secondo Falk il commissioner Stern ha già nella mente una strategia ben precisa, volta ad ottenere i seguenti risultati: a) Salary cap vero, riducendo al minimo le eccezioni; b) fra le eccezioni, assolutamente abbattere la mid-level cap exception (esempio di mid-level exception è l’ingaggio di Kapono da parte dei Raptors, a cui comunque l’ex UCLA non ha puntato contro una pistola); c) Contratti più corti; d) Limite di età più alto per entrare nella lega. Nel lanciare il suo libro, The Bald Truth, Falk ha insistito molto sul quarto punto sostenendo una tesi non nuova ma comunque interessante: cioé che qualche anno in più nella NCAA (o in un’Europa meno dura e competitiva di quella trovata da Brandon Jennings) darebbe alla NBA giocatori tecnicamente migliori, più maturi come persone (fra un 21enne e un 19enne c’è un oceano di differenza), e soprattutto con una pubblicità gratuita di tre o quattro anni da parte della NCAA che farebbe entrare nella NBA con rullo di tamburi anche giocatori di livello medio. Siccome non tutti i diciottenni hanno la testa dei Kobe, LeBron o Garnett diciottenni, è quello che si augurano tutti tranne i freshman NCAA delle prossime stagioni e tranne ovviamente i colleghi di Falk, che non è un semplice agente e che all’apice del suo potere è arrivato ad essere una specie di Gea incarnata in una persona sola: con almeno un giocatore chiave e qualche comprimario in ogni squadra, piazzato secondo le logiche dello spettacolo (io ti do Bonolis ma ti prendi anche Piripicchio). E pensare che abbiamo conosciuto di persona il dirigente di una società calcistica italiana che asseriva di avere, nel suo nebuloso periodo americano, ‘inventato Michael Jordan a livello di marketing’. Non era Falk, ovviamente.
stefano@indiscreto.it

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  1. Vincenzo

    la lega ha fatto un prestito di 175 milioni a 15 squadre… mala tempora currunt

  2. Vincenzo

    Aggiungo, tutte le MLE di questo mondo non hanno impedito a Boston di perdere un giocatore fondamentale come Posey.

  3. Stefano Olivari

    Con tutto il male che si può dire delle eccezioni, va detto però che non hanno squilibrato la lega in stile calcio de’ noantri. Il payroll più pesante, quello dei Knicks con 96 milioni di dollari e rotti (dall’anno prossimo facciamo meno 20, con l’addio a Marbury che comunque aveva il contratto in scadenza) non è nemmeno il doppio di quello più leggero (Grizzlies). Ecco, quando Avellino avrà almeno metà del budget dell’Olympiacos, per citare due squadre che hanno partecipato alla stessa competizione, potremo dire che la NBA è un cesso (citazione del c.t.).

  4. Vincenzo

    ciao zoleddu, le exceptions ti permettono di firmare giocatori anche se sei gia’ sopra il cap. La mid level permette di firmare un giocatore allo stipendio medio fissato per quell’anno per il contratto collettivo, per il 2008 ad es. erano 5.5 milioni circa. visto l’ammontare, ma MLE e’ molto utile per firmare i Posey della situazione (role player utili per le squadre di alto livello).

  5. zoleddu

    cosa è la mid-level cap exception? qualcuno me la può spiegare? grazie

  6. Vincenzo

    Non son d’accordo TEG, primo perche’ fai troppo facile il discorso “trovare il nucleo della propria squadra”, delle 3 squadre col payroll piu’ pesante (Dallas, NY, Cleveland) nessuna puo’ dire di aver trovato un nucleo su cui puntare; secondo perche’ uno dei motivi di fascino della NBA e’ sempre stata la relativa stabilita’ delle grandi squadre. Stockton-Malone-Ostertag-Russell-Hornacek quanto sono rimasti a Utah? O Ewing-Starks-Houston-Sprewell a NY? Per non parlare ovviamente degli anni ’80… Avresti apprezzato i Celtics costretti a cedere Dennis Johnson o Ainge per motivi di salary cap??

  7. IL TEG

    Il salary cap morbido di adesso permette di far firmare un’estensione ad un proprio giocatore qualunque sia la propria situazione salariale (semplificando un po).In pratica franchige molto ricche, una volta che hanno trovato il nucleo della loro squadra, possono strapagare 3 4 giocatori e puntellare ogni anno il roster con la midlevel.Inserire un cap duro dovrebbe impedire firme come quella dei lakers di Bynum di quest’estate, e rendere allo stesso tempo la lega più equilibrata e i cambi di maglia più imprevedibili.Come dire…I’m all for it!

  8. Vincenzo

    Il punto 4 e’ indubbiamente quello piu’ controverso. Da spettatore, ovviamente, preferisco gente che non si palleggia sui piedi. Dal punto di vista delle squadre, ancora meglio, permetterebbe di valutare i giocatori su un arco di tempo piu’ lungo (c’e’ gente che non si e’ dichiarata l’anno scorso ma che nei mock era a meta’ primo giro che oggi fa fatica a entrare nel secondo). Pero’ vediamola dal punto di vista dei giocatori: in media la carriera di un giocatore al netto di infortuni dura dai 20 ai 35; obbligando a, mettiamo, 3 anni di college, ogni giocatore si perdera’ due anni di contratto, diciamo 2-3 milioni di dollari? si possono obbligare giocatori che riempiono palazzetti gia’ a livello universitario a lavorare gratis per due anni in piu’? probabilmente l’opzione europa diventera’ sempre piu’ percorribile: senza dubbio sarebbe interessante.sul salary cap “duro” non sono d’accordo, il meccanismo cosi’ com’e’ ora permette si’ a cuban o a walsh di fregarsene, ma la luxury tax viene redistribuita ai presidenti piu’ attenti al bilancio, aumentando la competitivita’ delle squadre minori.

  9. Straw61

    mi fa piacere constatare che Falk sul punto 4 sia d’accordo con me :-)…sono anni che sostengo, in estenuanti discussioni con i pelouches dei miei figli,che l’apertura agli high schoolers è stata una iattura devastante per il basket USA (insieme all’expansion eccessiva), abbassando dramaticamente il livello sia in NBA che in NCAA…

  10. Jakala

    Ti segnalo anche un articolo su Draftexpress di quest’estate, che trattava il tema degli ingaggi e dei posti a roster.La tesi, ristretta al minimo, era che malgrado il numero enorme di squadre e l’abolizione della injry list i posti a roster liberi sono sempre meno, di conseguenza i giocatori medi sono sempre più costretti a firmare al minimo, solo per accumulare anni di militanza, che servono appunto ad aumentare il minimo salariale.Il vero problema con la permanenza in NCAA è che i giocatori paradossalmente sono l’unica parte non professionista e sopratutto non pagata del sistema, cosa che a mio vedere è ingiusta, visto che la maggioranza di questi giocatori usa il basket per tentare di vivere meglio

  11. jeremy

    Ora capisco molte cose, tipo quella ciofeca di giocatore di Bradley e Boggs (meno ciofeca ma piu coreografico)a fare le superstar NBA in mezzo a Ewing e Barkley…

  12. Simone

    L’apice assoluto di His Falkness fu il casting(?) di “Space jam”: praticamente tutti i giocatori di contorno a Jordan erano assistiti dal buon(?)David.Fu la guerra con l’altro David,cioè Stern,a scatenare l’inevitabile lockout dell’estate 1998.Penso che il commissioner stavolta prenderà tutti di sorpresa:il salary cap duro e puro è inevitabile,la crisi finanziaria è solamente agli inizi e la recessione farà sparire alcune franchigie..Per fortuna dell’Nba,la gestione sarà oculata e il modello americano non prevede l’inquietante nebulosa di interessi extrasportivi del nostro oppio pallonaro…




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