Ci mancano

di Oscar Eleni

Oscar Eleni da Concordia Sagittaria dove, quasi sessantanove anni fa, la sua festa è il 5 marzo, pesciolone da mare, laguna, fiume, torrente, è nato Ottorino Flaborea, perché eravamo davvero curiosi di scoprire questo posto della provincia veneziana che persino Attila volle radere al suolo, questa Iulia Concordia diventata sagittaria perché si fabbricavano frecce, questa cittadina da polenta calda e figadei, da miele di acero e formaggio ubriacato nel mosto del raboso, questa culla per un tipo di giocatore, di uomo che difficilmente trovi riprodotto in natura, anche adesso, perché lui sapeva raccontarti le cose e, se il professor Nikolic gli negava un bicchiere di vino rosso, i compagni, in nome suo, per amore suo, mettevano il vino nel bottiglione della Coca Cola contando sul fatto che il prof era intelligente e non un caporale di giornata come qualche sfigato di oggi. Con Flabo si parla di arte, di basket, di uomini, di gente che a Biella gli ha voluto bene come il professor Bonali, della sua casa in Grecia, dei campi estivi che gli ha affidato Meneghin nella zona dove, per passare il tempo, va alla ricerca di tutto ciò che ricorda Tiziano e la sua pittura. Con lui passi il tempo e si comincia sempre dalle venti michette con mortadella che erano la sua colazione.
Il titolo di questa giornata parte proprio dal Ci manca. Ci è mancata una giornata col Flabo e con gli altri festeggiati a Bologna, quelli che sono entrati nella casa della gloria, da Ossola alla Pausich, da Vitolo a Messina, da Vitale al resto del corteo che ha accompagnato anche Giancarlo Primo e Nello Paratore nella domus aurea di questo sport in Italia. Ci è mancato tutto della solita Bologna che adesso nessuno riconosce più se anche da quelle parti vorrebbero una ronda. Ci è mancato il viaggio, la zingarata, gli amici di Rivabella, anche se non ci sono tutti simpatici quelli che amano Ugo oltre la prima tagliatella con molta forma, ci siamo sentiti un po’ soli al freddo delle battute del circolo SKY dove una volta, una soltanto, ci siamo trovati d’accordo, quando hanno perso il collegamento ed è arrivata sfumata la voce del Poz che aveva compreso che una Virtus in battaglia fisica contro Siena avrebbe dovuto rinunciare a qualche peso piuma a qualche bella gioia come il Giovannoni che si è battuto, ma non ha influito come dicevano i suoi urli dopo un canestrino di prepotenza. Gente strana quella che ci parla dal Cielo in tutù. Erano nel corteo per impiccare Boniciolli quando aveva provato a verificare se questa Virtus poteva ancora mettersi sulla strada di Siena e persino di Roma. Ricerche che qui non funzionano. Se ne torni ad Ostenda, vada a Trieste. Lo hanno tormentato e poi perdonato perché, secondo loro, lui ha capito che peccava di presunzione, perché si era messo nella neve poco prima di Canossa senza fiatare mentre il coro, dopo anni di premi a McIntyre, si sono resi conto che forse è proprio Stonerook la roccia dove è stata costruita la fortezza senese, la base solida che la Nazionale avrebbe potuto avere se non ci fosse stato di mezzo l’odio delle contrade baskettare, esistono anche quelle come vi direbbero i presidenti di A1 e di A2, se qualcuno avesse ragionato davvero per il bene comune, come si spiega oggi aprendo la bocca tanto per dare fiato e fingere di essere quello che non si è mai stati.
A proposito chiedo ad ascoltatori pazienti, gente che non ha tolto spesso l’audio, se dal salotto di Coppa Italia, fra i lustrini di Ga Ga, è mai venuta fuori la notizia che Siena aveva vinto anche il torneo per under 17 battendo Treviso 92-86, e che Milano, quella di Armani, aveva alzato i trofei dell’under 15 (battuta la Virtus) e dell’under 13 (superata la Scavolini). Eravamo certo distratti e ce ne scusiamo, ma il fatto contava tantissimo. Siamo sicuri che ne hanno parlato a lungo, pazienza se dei tre giornali sportivi soltano uno ha dato almeno la notizia dei punteggi. Tutta gente disperata pensando al giocatore italiano vessato e nascosto, tutta gente impegnata a farci capire che Eze e Soragna non erano più amici alla fine della fiera di semifinale, che Brown non amava più gommolo Ford e non era certo perché l’hombre vertical che pesa come una piuma ha uno stipendio che lui neppure si sogna. Era importante anche quello e adesso partirà la crociata contro la multa che estingue le squalifiche, una questione aperta da anni, dal giorno in cui Vitolo, non certo per caso dopo una serata alla Bella Napoli, diede tre turni di sospensione al presidente Meneghin in modo che non potesse giocare l’ultima sfida scudetto contro la Virtus sul campo di Milano. Diciamo che siamo in mezzo a questo pissi pissi bau bau dai giorni in cui Kicanovic atterrò con un calcio al basso ventre il povero Villalta e Sandro Gamba lo inseguì scatenando la famosa rissa dove Rubini, finalmente, ebbe lo scalpo di Slavnic che lo aveva atterrato anni prima nella bolgia di un Simmenthal- Stella Rossa. La corrente integralista, guidata da Enrico Campana, voleva la gogna e la squalifica per Gamba, punizione per tutti, persino per il Galleani. Stankovic, fortunatamente, la pensò in un’altra maniera così adesso abbiamo un presidente federale e un presidente di Lega A2 che saranno pure ricordati per la vittoria all’europeo. Adesso siamo alla stessa guerra per bande. Basta pagare. Squalificare e silenzio, pur sapendo che il vantaggio andrà comunque ad una terza squadra non meritevole dell’omaggio. Si gira sempre intorno al castigo invece di fare un po’ come nel rugby quando lorsignori si presentano alla prima mischia. Non urlate tanto se gli arbitri scrivono sul referto e non vogliono l’aiutino della moviola, quelli ragionano così, bastava vedere le loro facce al momento in cui Tola ci annunciava che erano pronti allo sciopero contro un consiglio federale che ancora non si era seduta a tavola per sentire come era cambiata, in peggio, ve lo diciamo subito, glielo diremo anche lui, la voce del Meneghin che con l’impostazione presidenziale sembrava scapparci via, almeno fino a quando non ha guardato oltre il microfono dell’archeologo lavagnista De Rosa con la faccia dei giorni in cui era davvero un re leone come questo Stonerook, come lo sarà il Moss di Teramo che deve essere sfuggito agli osservatori che vanno in giro a prendere mezzi giocatori, ominicchi e non offrono la grande platea a gente che vale tanto dentro un campo, ma soprattutto fuori.
Mi manca, ti manca, ci manca dicevano i raccoglitori di figurine, tutto quello che era un tempo il respiro del mare dove la gente non fingeva di essere buona e cordiale. Si litigava, accidenti, ma almeno era vita da fidipù e non da fidipà. Qui sono pere al rosolio, nascondendo le cose, facendo i musini e poi mettendosi in ginocchio per paura di non essere accettati. Ti fanno fuori dicendo che sei di vecchia scuola, ma presto lo saranno tutti loro e vedremo. Tormenti per giornate felici, pazienza se qualche faccia di bronzo ti ha detto sono con te e poi è andato a sparlare di te con un altro. La ruota gira anche nel vescovado.
Alleluia per la finale di coppa Italia che non è stata una mattanza come sognavano quelli che non vedevano l’ora di spiegarci come il basket non piaccia più a nessuno, sport per nani, sport nascosto. Non sempre, cara gente. Ogni tanto ci si diverte anche da noi per la coppina come dicono i senesi, onestamente anche adesso che hanno finalmente vinto, anche se fa venire rabbia scoprire che forse gli spagnoli si sono divertiti di più con la vittoria del Tau su Malaga perché hanno avuto anche il supplementare. Ci penseremo insieme a Messina che ha lasciato, pure lui, la gloria ad altri sotto il cielo di Russia. Diciamoci la verità in questo momento la beatificazione di Ettorre e del Pianigiani dovrebbe dare fastidio anche a loro perché poi capita che perdano contro “squadrette” come Milano, che facciano ogni tanto splash tipo Zagabria, perché non è così che si costruiscono i rapporti capaci di resistere per la vita. Chi si può fidare di tanta piaggeria?
Pagelle e passatelli da Concordia Sagittaria, terra dove si lanciano frecce e dove all’altare degli unni tiene un discorso Shaun STONEROOK il capitan Sparrow, il re leone che ha illuminato la coppa Italia.
10 Ad Ettore MESSINA che ha fatto venire un brivido a tutti quando ha ricordato che deve la sua carriera, la sua storia di grande allenatore, all’eterno duro Gianluigi Porelli. Avere memoria conta più che avere amici in sala regia.
9 A Dino MENEGHIN per aver tirato un calcio al secchio dove gli arbitri stavano filtrando il vino del primo sciopero contro chi ancora non aveva fatto il primo consiglio. A lui per aver voluto il mondo Fiba, da Stankovic a Baumann nella bella Bologna, per far sapere che quel mondiale del 2014 deve essere organizzato qui. Lo vogliono i sindaci, persino la Moratti prima cittadina della Milano afroattrezzata in fatto d’impianti sportivi, lo vuole Recalcati perché ci ha detto che dopo il fango, se ci sarà questa occasione, potremmo vincerlo noi quel mondiale.
8 A Nidia PAUSICH per aver portato a Bologna la sua simpatia, il suo gruppo di veterane, per essere stata qualcosa di più di una grande giocatrice, per essere anche adesso qualcosa di più di una allenatrice.
7 Al presidente di TERAMO, l’avvocato Antonetti, per quei dolci baci, quelle splendide carezze alla sua squadra mentre finiva la semifinale contro la Virtus Bologna. In passato eravamo stati critici con questo dirigente che non aveva pazienza con allenatori che poi, si è visto, sono andati benissimo in carriera, ma adesso facciamo il tifo per lui nella speranza che possa aggiungere qualcosa e non togliere la collana di Capobianco numero uno, uno che sembra naturale anche quando impreca e ci piace davvero.
6 Al creativo SABATINI, a parte l’intervallo lungo nella finale (il caso Eze sembrava importante, ma anche questa variazione al tema regolamento era da condannare a prescindere da chi ti dice che sei rimasto indietro e non vedi e non senti il soffio NBA. Uhm) perché ha diretto bene le operazioni, ha presentato una bella Virtus e, giustamente, ha detto, che ora devono farsi avanti altri per organizzare la coppa. Giusto, ma forse non esiste una città dove chi vince può festeggiare senza sentirsi preso per i gioielli.
5 A Matteo BONICIOLLI perché deve essere proprio antipatico a tanta gente se la sua corsa verso la finale, e la finale stessa hanno meritato appena un buffetto, se la gente ha valutato più la febbre di Kaukenas dei guai di Langford, se ha considerato più importante la luna storta del grande Mac del colpo al costato che ha messo fuori gioco Terry, uno ridimensionato secondo chi non si è neppure accorto che aveva davvero male. Non c’era la prova TV come nel giorno del Langford in borghese. Uno che se ha rispolverato la uno tre uno lo ha fatto perché in giro c’era Peterson, sulla panchina c’era Melillo, che a Milano a giocato, c’era Casalini che è stato storia Olimpia in ogni settore, perché con lui c’era Zorzi. Certo quasi tutto vero, come il ricordo del Boscia di Antalia che con quella difesa fu messo nello sgabuzzino dell’ottico lungimirante.
4 Al povero KOPONEN, un ragazzo di talento, usato come merce di scambio nei discorsi fra chi avrebbe visto più volentieri un italiano al posto di questo uro finnico che poi, magari, in estate ci darà fastidio come se davvero si potesse avere paura della sua Nazionale se con Azzurra andranno quelli veri e non tutti i Mario Pio da balera.
3 Alle LAVAGNE SKY in giornate dove a Bologna c’era veramente tanta gente da far parlare, da portare al microfono, in giorni dove c’erano certo più storie da raccontare che schemi da svelare. Non ci convinceranno mai di essere dalla parte della ragione, anche perché poi si contraddicono e fingono di commuoversi per quello che a loro proprio non interessa, a meno che il petegules non sia farina del loro sacchetto da cipria. Dal coordinatore Corsolini avranno sentito soltanto elogi?
2 A Ferdinando MINUCCI per aver voluto a tutti i costi la coppa Italia pur sapendo che nelle ultime 21 edizioni soltanto tre volte c’è stato l’ambo tricolore: Milano nel ’96, Virtus Bologna 2001, Treviso 2003. Questa sfida alle maledizioni, lui che spesso ha esagerato con la scaramanzia, dimostra che quando sei forte davvero niente ti può far paura ed è per questo che adesso lo invidiano al punto da vedere la sua lunga mano anche quando stà già pensando alla Futur Generation. Perché due allora? Così, per agitare un po’ chi non dovrebbe compiacersi troppo per le tante genuflessioni nel passeggio ai Banchi di Sopra e di Sotto.
1 Al capitano della Benetton, il prode SORAGNA risvegliatosi in coppa, per quel faccia a faccia nello spogliatoio con l’arbitro a cui chiedeva di guardare il filmato. Troppo avanti nel tempo, una volta non sarebbe stato così e questa sua implorazione pèr l’utilizzo del mezzo tecnico ci ha fatto sentire più vecchi. Ci mancherete.
0 Al TOLA in occhiali scuri che ci vorrebbe far credere che gli arbitri sciopereranno davvero se non potranno eleggersi i loro rappresentanti, se non avranno autonomia totale. Battaglie giuste, posto per la rivendicazione totalmente sbagliato, un po’ come con i falli intenzionali e questa volta Meneghin ha tutte le ragioni per urlare che questo tecnico al nuovo consiglio federale è una porcata fatta a tutto il movimento che aveva promesso il dialogo fra le parti, almeno per il primo anno. Roba da radiazione.
Oscar Eleni
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