L’attentato a Kenney

di Flavio Suardi

Jim Tillman, uno dei primi atleti di colore a vestire la maglia del Simmenthal, arriva a Milano nell’estate del 1968. Ha un carattere discretamente particolare, difficile da gestire, ma è pur sempre un buon giocatore: capace di produrre quasi 19 punti di media in due stagioni, concluse entrambe al secondo posto. L’esperienza milanese di Tillman è legata, in un certo qual modo, a quella di un altro giocatore destinato invece a lasciare un segno indelebile nella storia sportiva delle Scarpette Rosse: Art Kenney. Estate 1969: la Milano di Rubini e Gamba è impegnata in un torneo prestagionale, durante il quale si trova ad affrontare una rappresentativa formata dai migliori giocatori del campionato francese, tra cui proprio Kenney. Art gioca una partita incredibile, mettendo in mostra il suo marchio di fabbrica: stile rude ma redditizio, grande energia e fisicità. Ovviamente, e non solo per affinità di ruolo, il bersaglio principale di Kenney diventa proprio Tillman, che non la prende benissimo, come testimoniano alcuni scambi verbali non proprio all’acqua di rose durante la gara. Quello che sembra un episodio chiuso al suono della sirena si riapre quando, fatalmente, le due squadre si ritrovano ad alloggiare nello stesso hotel. Un gioco di sguardi che diventa un insulto, gli animi si accendono, ed ecco l’inevitabile: rissa da Far West con Tillman ad inseguire Kenney per tutta la hall. Prima fermata, il bar dell’albergo, con Tillman a domandare inutilmente una bottiglia da spaccare in testa a Kenney. Quindi il lampo di genio del colored statunitense: brandito il primo telefono disponibile, Tillman pretende di chiamare il fratello, militare a Verona. Diverse le versioni dei fatti, uniformate in questa: “Hey man – avrebbe detto Jim al fratello -, mandami immediatamente una pistola che devo ammazzare un tizio!”. Ovviamente la rivoltella non arrivò mai, ma Rubini dovette intervenire energicamente per evitare altri danni…Più o meno ricomposta la frattura, l’anno successivo Milano doveva risolvere il problema della sostituzione proprio del bizzoso Tillman. Occorre ricordare che in quegli anni c’era un’aspra concorrenza tra NBA e ABA ed era difficilissimo trovare dei giocatori disposti a lasciare gli Stati Uniti a cuor leggero. In un primo tempo la coppia Rubini-Gamba decise di puntare su Bob Lienhard, ma dopo averlo provato per una settimana gli consentì di andare a Cantù (dove ancora ringraziano) a causa di caratteristiche non compatibili con l’idea di gioco milanese. Il pensiero ricadde quindi sul roccioso Kenney, di cui a Milano si ricordavano bene proprio per l’episodio del precampionato dell’anno precedente, oltre che per gli ottimi risultati che stava ottenendo con la maglia del Le Mans. Rubini e Gamba giunsero con un velivolo minuscolo a Saint-Nazaire, quindi in auto appena in tempo per assistere alle finali del campionato transalpino e imbastire una trattativa con il giocatore. Kenney sarebbe stato il tipo di giocatore perfetto per il Simmenthal, ma restava un’incognita la sua reazione ad una proposta milanese dopo i fatti dell’anno precedente. Giunti al campo, si narra che Rubini abbia chiesto a Gamba di intavolare il discorso con una frase del tipo: “Parlagli tu perché altrimenti rischio di prenderle sul serio questa volta”. Dopo non più di cinque minuti di trattativa, iniziava l’avventura italiana di Art Kenney.
Flavio Suardi
(in esclusiva per Indiscreto)
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  1. Straw61

    il povero Super John fu il primo “microwave”, molto simile a Vinnie Johnson anche nel fisico…memorabile in game 6th, ultima partita della storia ABA, quando portò alla vittoria i Nets, sotto i 22 con Denver, mettendone 16 nel 4° periodo.

  2. Simone

    Ve lo immaginate John Roche con il tiro da tre all’europea? Una specie di mammasantissima… A proposito di fucilieri,si esibì anche nelle mitiche partite estive nel Bel Paese:Super John Williamson,il braccio armato del Doc.Un tiratore da paura!

  3. Stefano Olivari

    Un grande di quei Nets era Bill Melchionni, per interposto nipote Lee anche lui italiano…sia pure da LegaDue…a proposito, che fine ha fatto Lee Melchionni? Dopo Novara ho letto che voleva fare l’agente…

  4. Straw61

    Crow, Van Breda, Bantom e Hackett non giocarono mai col Doctor, ma evoluirono in edizioni dei Ets assai meno nobili…nei Nets da corsa giocarono invece Willie Sojourner (grande amico del Doc), il virtussino John Roche ed il fenomeno “ticinese” Rich Rinaldi (visto segnare 51 punti col Bellinzona trascinado una gamba tutta la partita !!)

  5. Flavio

    Per la verità c’erano anche Mark Crow, visto a Fabriano certamente e poi a Udine a fine carriera nel 1988; Jan Van Breda Kolff (Bologna 1983-85), Mike Bantom (Siena 1982-85, Torino 1985-86, Roma 1986-1989) e Rudy Hackett papà di Daniel, dal 1979 al 1988 tra Forlì, Livorno, Reggio Emilia e Porto San Giorgio.

  6. Simone

    In quei Nets c’erano anche George Bucci,Tim Bassett e Rich Jones: Spaghetti League forever!?

  7. Straw61

    Kim Hughes ha avuto un posto privilegiato per godersi i migliori anni del Doctor…beato lui !

  8. Flavio

    Dopo la stagione Innocenti, Hughes è tornato in America nei Nets e a Denver. Poi è tornato da noi: due anni a Roma (81-83), quindi Reggio Calabria (82-88) per finire la carriera a Brescia in A2.

  9. kalz

    Certo che mi ricordo Kim Hughes. Un po’ legnoso ma efficace. Tirava quasi sempre in gancio. Tornato in America ha fatto una buona carriera nei Nets

  10. Stefano Olivari

    Nel secondo anno in maglia Innocenti l’americano era però molto migliore: chi si ricorda di Kim Hughes?

  11. kalz

    La Innocenti. Il passaggio dal rosso Simmenthal all’azzurrino Innocenti è una ferita mai rimarginata

  12. gareth

    AAAGHHH, Brosterhouse! Mi fa venire in mente la stagione in cui le scarpette rosse giocavano con un terribile pigiamino azzurro, cessata l’era Simmenthal, qualcuno mi aiuta a ricordare chi era lo sponsor?

  13. kalz

    Sono commosso. Sulle “scelte” di Rubini ce ne sarebbero da dire. Intanto dopo la partenza di Tillman il lungo ostracismo ai gioatori neri. E poi oltre alla citata rinuncia a Lienhardt, mi viene in mente quella a Denton per privilegiare il famigerato Brosterhouse. Riesco anche a dire che la foto pubblicata fu anche copertina di un numero dei Giganti, dopo di che stramazzo al suolo vinto dalla nostalgia.




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