I proprietari dell’Hero

di Pippo Russo

E’ stato battezzato “Hero Global Football Fund”, e la sua missione è quella di acquisire e commercializzare i cartellini di giovani calciatori provenienti da paesi extraeuropei. In apparenza è una delle tante società specializzate in un settore del mercato dove il Far West è la regola. Né la formula del fondo d’investimento è una novità. In questi anni, infatti, si è parecchio parlato della MSI (Media Sport Investments), società la cui sede legale fu spostata nel 2004 dalle Isole Caiman a Londra, guidata dall’anglo-canadese-iraniano Kia Joorabchian. Il quale, oltre a essere uno dei personaggi che si muovevano dietro le quinte dello sfumato acquisto di Kakà da parte del Manchester City, viene indicato come uomo di fiducia degli oligarchi russi in esilio a Londra (Abramovich e Berezovsky in primis), in una connection che vedrebbe il calcio come una sponda per opache manovre finanziarie.
Tuttavia, il caso dello “Hero Global Football Fund” è diverso, e fa capire come l’interesse degli emiri non si fermi al mero acquisto di un club da rilanciare come il Manchester City. La società in questione non è un qualsiasi fondo d’investimento, ma ciò che a tutti gli effetti può definirsi un fondo sovrano. Fondato in Inghilterra nell’estate del 2006 da un gruppo di agenti calcistici (fra i quali l’onnipresente Pini Zahavi, il quale successivamente si fece da parte per evitare conflitti d’interesse; ciò che suscita ilarità), esso è stato rafforzato nell’ottobre 2008 dall’ingresso della National Bank of Dubai, il primo gruppo bancario della penisola araba nato dalla fusione di due attori di punta come Emirates Bank e National Bank of Dubai. Sotto la guida della famiglia regnante Al Maktoum, il colosso bancario che si presenta come uno dei grandi player globali del settore ha trovato nello sport uno dei campi d’investimento dal potenziale più redditizio. Ciò che giustifica un investimento da 30 milioni di euro nel fondo. Va sottolineato che la vocazione sportiva della famiglia Al Maktoum non è irrilevante. Uno dei suoi rampolli, il 45enne Ahmed Al Maktoum, ha vinto la medaglia d’oro di “double trap” a Atene 2004 e ai mondiali di specialità nel 2005, dopo essere stato campione nazionale di squash. La NBD ha assunto il controllo di “Hero Global Football Fund”, affidandone l’architettura finanziaria alla Emirates Investment Services Ltd.”. Nell’executive board della società sono stati inseriti personaggi del mondo calcistico anglosassone come l’ex direttore esecutivo della federcalcio inglese (FA) David Davies, l’ex arbitro inglese David Elleray, e Alan Hansen, ex calciatore scozzese del Liverpool nonché stimato commentatore televisivo per il Daily Telegraph e la BBC. Il motivo dell’ingresso nel mondo del calcio da parte di NBD è stato indicato dal chief executive Rick Pudner: “Gli investitori mediorientali vedono nello sport, e nel calcio in particolare, un settore dai grandi margini di crescita commerciale”.
Il meccanismo inventato per dare l’assalto a un mercato del valore stimato in 20 miliardi di dollari è quello che porterebbe “Hero Global Football Fund” a essere una sorta di Camera degli Affari del calcio globale. Investitori istituzionali e privati verrebbero chiamati a versare una quota d’accesso (circa 80 mila euro), in vista di un contropartita che da NBD viene indicata in un rendimento annuo del 10%. Tale rendimento, com’è ovvio, deriverebbe dalla compravendita dei calciatori i cui cartellini sono di proprietà del fondo. L’invito ad aderire sottoscrivendo una quota è stato rivolto anche ai club calcistici di qualunque nazionalità. Il che, oltre a porre le condizioni per cambiare definitivamente il modello di rapporto fra atleta e club (l’inserimento di una “terza parte” diverrebbe fattore strutturale e non incidentale), provocherebbe una situazione di promiscuità per la quale i club stessi dovrebbero scegliere fra l’incremento dei risultati sportivi o quello del valore finanziario dei calciatori di proprietà del fondo d’investimento. Da questo punto di vista è già arrivato un chiaro monito della FA ai 20 club inglesi di Premiership. Essi sono stati diffidati dall’investire nel fondo. Ma si tratta della stessa federazione che a tre anni di distanza dai fatti non è riuscita a sgrovigliare il caso “Tevez-West Ham”, allorché il calciatore venne “affittato” dalla MSI di Joorabchian agli Hammers e in divieto dei regolamenti federali.
http://www.myspace.com/pipporusso
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Il Riformista di oggi)
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  1. Ataru

    Limitarsi a considerare questa società come un’agenzia interinale per calciatori mi sembra sottostimare la cosa.Abbiamo tanto discusso sulla GEA, sulla sua posizione dominante e sul rischio non solo di influenzare il merato, ma lo stesso campionato e questo Hero ne sembra l’evoluzione genetica.Tantissimi soldi a disposizone, agganci importanti tra giornali e dirigienti, una società di calcio (con mezzi economici smisurati) controllata dallo stesso fondo di maggiornanza e sopratutto la proprietà dei cartellini e non più le semplici procure.Immaginate se il City dovesse giocare una partita importante contro una squadra con 3-4 titolari il cui cartellino è proprietà dell’Hero?Senza considerare la facilità con cui si possono aggiustare risultati per far lievitare i valori dei singoli calciatori.Altro che modello NBA, qui il segno è perfettamente opposto.

  2. Felix

    Così ad una prima rapida occhiata sembrerebbe una sorta di Adecco per calciatori…




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