Emiri tentatori, di Oscar Eleni

Oscar Eleni dalla casa dello sceicco tentatore che vuole l’anima del diavolo, quella di Kakà e di suo padre Bosco, dal giardino delle delizie petrolifere dell’uomo che ha scoperto quanto si può essere deboli, dalla segreteria della reggia dove una avvenente baiadera ci regala il biglietto per un isola che finalmente c’è, un ‘altra di quelle dove sarebbe bello essere presidente, allenatore, commissario unico. Si chiama Himeshima, Giappone, dove si può lavorare meno, ma lavorare tutti, dove non hanno ancora sentito un coro decente dei tifosi che si allineano sugli stessi toni, persino quelli imbattuti ed imbattibili di Siena che invece di arrivare al sublime partendo dalla Verbena si sono fermati al capolinea dell’ovvio, quello dove i capi del coro girano le spalle al campo. Roba da mangiarsi il biglietto con tutte le barre energetiche antiviolenza.
In casa dell’emiro abbiamo anche provato a porre quesiti che vanno oltre il pallone, a lui piace quello del calcio, a tutti noi che siamo sull’isola di Meneghin e Renzi, darebbe un grande piacere se avesse le stesse manie per il basket, ma certo andrebbe prima a comperarsi i Lakers, i Celtics, i Knicks, ma non si sa mai, magari qui da noi, nascosto da qualche parte, c’è un figlio che ha scoperto il basket, la danza dei giganti in una montagna. Basterebbe poco. Con i 120 milioni di euro per Ricardo Leite potrebbe dare la felicità ad almeno 16 squadre su 16. Voi dite che con la stessa cifra si potrebbe dare felicità alla gente che ne ha bisogno, ma certo che capiamo e ci vergognamo, noi parlavamo tanto per stare in linea con il nuovo partito nato per combattere le schiene curve e l’overcoaching, sapendo di meritare palle di neve, palle di carta, palle con quello che volete voi adesso che vi hanno chiesto di considerare un allenatore in base all’utilizzo dei giocatori secondo salario. Non vanno tutti bene quelli che sono pagati molto bene, ma la colpa è di chi non li capisce al volo, di chi non si piega alla Fantozzi per farsi prendere a calci. Strano partito quello che difende gente che ha mangiato e stramangiato, fingendo di fare il bene comune, strano mondo quello che un giorno premia un allenatore e il giorno dopo vorrebbe bruciarlo. Tempi cupi se non sei Nando Gentile che manda tutti a quel paese, spesso sfiorando il mare della maleducazione, una reazione comprensibile anche se sarebbe bene curare pure questo aspetto della vita professionale, uno che fa masticare amaro i damerini, uno che ha chiarito le regole del gioco e del gruppo, uno che può dire agli osservatori NBA di starsene al bar perché lui farà giocare Jennings quando il ragazzo avrà capito che le ripetizioni, stranamente pagate da chi gliele dovrebbe impartire, servono per crescere tecnicamente e anche come uomo.
Stringiamo anche noi i tempi dopo il sondaggio in metropolitana sull’Armani entrata fra le sedici d’Europa, ma fuori dalle otto in Italia: molti hanno apprezzato il recupero nella grande corsa Devotion, molti continuano a pensare, noi di sicuro ci sentiamo arruolati in questo partito debole, che la squadra sia stata costruita male, con debolezze evidenti e insanabili ad alto livello, ma la maggioranza è ancora convinta che con due correzioni si potrebbe tentare il massimo sul tavolo se chi guida non avesse paura di trovarsi nella stessa palude dove ti spingono quelli che sanno di tutto e di più e hanno mani da clavicembalista al servizio di piedi che ragionano per quello che un tempo l’uomo eretto chiamava ancora cervello.
Sulla stessa carrozza la battuta più bella, comunque, è stata quella di un ragazzo vestito con la maglia dei Knicks, quella del Gallo comperata nel megastore di piazza Argentina, una piazza storica, almeno per chi scrive visto che ci è nato, una piazza tragica perché è a pochi passi da piazzale Loreto dove, come sapete, qualcosa di importante è successo davvero, prima e dopo la cura dei fasci. Ehi, tipo, lascia perdere storia e ricordi, tanto sei un superficiale, dicci di questa invocazione. Giusto. ”Caro Armani che stai nei cieli hai fatto bene a prendertela con Dolce e Gabbana, hai fatto bene a difendere i tuoi Proli nel viaggio di Olimpia verso la terra promessa, ma promettici che un giorno urlerai a Siena, proprio tu, maestro e donno, quello che hai detto agli stilisti della maglia rosa: mi avete copiato!”. Ve lo immaginate un basket italiano dove si copiano soltanto le cose migliori? Da delirio, da godimento oltre l’isola che c’è.
Pagelle e tocai, nel ricordo di una notte a Rivabella dove i presenti si sono portati sfortuna a vicenda, cadendo nelle stessa trappola del cibo non adatto ad un palato abituato ad altre ruvidezze come potrebbe giurare persino il Pellacani selvaggio che ha dovuto confessare di non sentire più emozione davanti a certa gente, a certi giocatori, a certe società, pronto a farsi chiudere nella sala torture al castello dell’emiro dopo aver confessato tutto alla guardia scelta Willy, il nostro re che ha schivato il pesce, ha perso le salsicce sbagliate con i fagioli sbagliati, ma questo succedeva alle Mura dove abbiamo scoperto alla radice la passione, ma anche la confusione mentale di ragazzini, allievi, che brillavano soltanto nelle orecchie, nei capelli, gente con il cavallo basso, la stessa confessione che il commissario P. ci ha fatto scoprendo per caso che la Lega ha già scelto il suo ex presidente, un sarcasmo da montagna ghiacciata che non abbiamo apprezzato perché Valentino e Dino, Meneghin e Renzi saranno più bravi dei soliti Bravi.
Pagelle o rompiganascioni.
10 A Bruno CARU’, eminente cardiologo, medico dell’Armani, e Fabio FACCHINI, eminente arbitro che per questo voto alto è esentato dal ritiro che ci aveva promesso tanto tempo fa per un voto basso meritato mentre faceva lo sceriffo nella sua Silverado dei canestri, perché questa strana coppia, due persone divertenti, conoscendole davvero, hanno dato vita sul campo di Siena al più bel teatrino mai visto su un campo sportivo. Cari registi che, giustamente, puntate su Verdone, Scamarcio e Castellitto per Italians, il basket può regalarvi gente anche migliore.
9 A Claudio SABATINI per questa rabbia che porta dentro e che gli fa fare sempre cose almeno interessanti. Rimborserà anche i poveri tifosi bastonati come la squadra a Treviso, porterà a cena i giocatori, anche quelli che costano troppo e rendono poco dando la colpa sempre agli altri, si darà da fare per rimettere a posto la chimica del gruppo adesso che i veri nemici sono venuti allo scoperto e ancora non hanno chiarito se Boniciolli è diventato pessimo con o senza l’aiuto del tattico Zorzi, dei grinder Melillo e Fedrigo. Voto con laude, per il rischio non per la scelta, dopo la presa di posizione contro Cazzola sindaco, soprattutto dopo aver sentito che i tifosi Fortitudo lo avrebbero votato perché non vedevano l’ora di mettere una croce sull’ avversario che più li aveva messi in croce.
8 A Giorgio BUZZAVO non certo perchè si è astenuto nella votazione per la scelta di Renzi, confermando che lui in quella Lega non ci metterà più piede, ma per la pazienza mostrata nel ricostruire la Benetton basket proprio come era nelle origini, esploratrice in campi difficili, sperimentatrice con personaggi nuovi che con i tuttiverdi si sono lanciati, rilanciati, rimessi a vivere.
7 Ad Allan RAY perché sentirlo parlare della nuova avventura con Ferrara, sentirgli dire che ha gioito per il successo contro Montegranaro, senza di lui sia chiaro, è così diverso da quello che ci stavano raccontando a Cantù quelli che hanno stappato bottiglie per la partenza del grande incompreso. Diciamo che i ragazzi venuti dal similmondo NBA sono anche timidi, ma non sono stupidi. Così come tutti gli altri che un giorno sono cattivi e l’altro diventano agnelli come avranno scoperto ad Udine, a Caserta e in altre terre, persino a Milano.
6 Al Luca BECHI biellese per aver ridato una faccia al Gaines dei tormenti, per aver trovato la benzina per far correre questa Biella che ora si libera delle catene di una classifica difficile e punta ancora verso l’alto.
5 A Zare MARKOVSKI che prepara in silenzio tutte le sue vendette perché doveva spiegarlo meglio ai fischiatori di Avellino, ai soliti furbi in serpa agli elefanti, che l’AIR sarebbe tornata a far paura appena si fosse fermato il pendolino sgradevole delle trasferte di eurolega, appena la mente fosse stata liberata.
4 Ai difensori di BOYKINS che non ritrova il passo e la voglia, ma non perde il vizio di perdere palloni incredibili, a Treviso ne ha lasciati alla Benetton in un numero superiore ai punticini che ha messo dentro nel cestino personale. Per questi punticini gli allenatorini persero la capa, per questi punticini gli allenatoroni finiscono per passare nel gruppo dei……
3 A Meo SACCHETTI che non riesce proprio a guidare la crociata delle purificazioni, quella che servirebbe a tante squadre per arrivare alla salvezza, per mettere a sedere chi non ha mai avuto niente d’importante da dire. Certo nel prossimo turno sarà davvero deprimente vedere chi fra Snaidero e Fortitudo resterà all’inferno.
2 A Carlo RECALCATI perché ci vuole davvero una fantasia speciale per convocare al lunedì uno come Poeta, visto rivisto, pesato bene, poche ore dopo una faticaccia in campionato, nello stesso raduno dove, stranamente, è stato chiamato anche Aradori. Se questo è fare il bene dei giocatori italiani, se questo vuol dire pretendere la primogenitura su certe scelte allora vi diciamo che non esiste un premio sufficiente per ringraziare un commissario tecnico del genere.
1 A Franco BERTINI, geniale giocatore, eccellente scrittore, se non torna a farsi sentire su questa Scavolini peccatrice che ha rovinato tutto un ‘altra volta, che si contorce nella ricerca di una strada comune sapendo che in questa guerra intestina per far cadere Sacripanti, per beatificare un Carlton Myers ed affini, si finirà per farsi davvero male. Lui può intervenire, insieme a Valter, per riposizionare, a nome della società, le coordinate dell’isola che a Pesaro c’era ed era bellissima, non tanto tempo fa.
0 Alla CURVA VUOTA del Pala Dozza perché ci siamo sentiti male davvero. Certo che quei giocatori con la faccia da impuniti meritavano un castigo, certo che se fossimo nella società, adesso che il destino sportivo in A1 è proprio sul baratro, manderemmo via immediatamente almeno due giocatori, quelli che piacciono di più ai flautisti del catodo e non è detto che siano tutti nascosti a SKY, ma è anche l’ora di far capire che quella, sbagliata o giusta che sia la squadra, bravo o cattivo che sia l’allenatore, credibile o meno che sia il presidente, è la loro squadra, la loro Nazione. Da difendere senza se e senza ma, perché del domani non v’è certezza e se cade un bastione a Basket City potrebbero cadere anche altre torri molto meno fortificate.
Oscar Eleni
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