La Svizzera che si sorprende

1. Sul primo numero del 2009 di “Rotweiss”, mensile di calcio svizzero, è stato tracciato il bilancio annuale della nazionale rossocrociata, incappata in dodici mesi dove le delusioni hanno ampiamente superato le soddisfazioni, basti pensare al deludente Europeo casalingo e all’umiliazione subita contro il Lussemburgo nelle qualificazioni a Sudafrica 2010. Se l’elezione di Hakan Yakin, capocannoniere e miglior assist-man della Super League 07-08 nonché miglior giocatore della Nati agli Europei, quale miglior giocatore dell’anno è apparsa tanto scontata quanto doverosa, ha positivamente colpito vedere comparire il nome di Blaise NKufo nella casella “sorpresa dell’anno”. La rivelazione è un attaccante di 33 anni. Non capita certo tutti i giorni.
2. Nazionalità svizzera ma origini congolesi, con la madrepatria lasciata all’età di 4 anni per fuggire dalla guerra civile e seguire il papà infermiere in una nuova vita oltre le Alpi, prima del 2008 NKufo veniva ricordato dai tifosi svizzeri soprattutto per la fuga dall’albergo dove era in ritiro la nazionale a poche ore dall’inizio di un’amichevole tra gli elvetici e Austria nel 2002. Il motivo era un’accusa chiara e precisa: l’allora ct Köbi Kuhn non lo faceva giocare perché era di colore. Razzismo, di quello strisciante; il peggiore. Il chiarimento solo cinque anni dopo, quando il reparto offensivo della Svizzera piangeva miseria e il giocatore segnava gol a grappoli in Olanda, chiudendo puntualmente la stagione in doppia cifra. Un infortunio a poche settimane dal fischio d’inizio dell’Europeo ha però impedito a NKufo di disputare, a 33 anni, il primo grande torneo internazionale della sua carriera. Il suo 2008 da incorniciare è perciò quasi interamente legato alle qualificazioni ai Mondiali, con quattro reti in altrettanti incontri, tra i quali spicca la pesantissima vittoria in Grecia, fondamentale non solo per smuovere la classifica ma soprattutto per rimettere psicologicamente in carreggiata il gruppo dopo la mazzata post-Lussemburgo. NKufo c’era e ha risposto presente. Una sorpresa per gli svizzeri, non certo per chi segue la Eredivisie olandese.
3. Carriera girovaga tra Svizzera, Qatar (dove con l’Al-Arabi ha vinto il suo unico campionato in carriera) e Germania fino a 28 anni, NKufo ha trovato a Enschede, casa del Twente, il suo ambiente ideale. Ci gioca ormai da sei stagioni, ha realizzato 95 reti in campionato (gli ultimi due li ha chiusi a quota 22) e vede all’orizzonte il primato di bomber di tutti i tempi dei Tukkers, detenuto da Jan Jeuring con 104 centri. Un record nella storia del club lo ha in ogni modo già stabilito lo scorso gennaio andando a segno in sette incontri consecutivi. Esistono giocatori che, come il buon vino, migliorano con il passare il tempo. La stagione attualmente in corso (9 reti e 5 assist finora) ne è la conferma più grande. Nel nuovo Twente di McClaren ci sono due giovani di squisito talento che si stanno prepotentemente affacciando alla ribalta: Eljero Elia e Marko Arnautovic. Attorno ai loro nomi in questi giorni sta impazzando il toto-mercato: Manchester City, Inter, Bayern Monaco, Arsenal. Giocano rispettivamente attaccante sinistro e destro in un 4-3-3 dove NKufo agisce come punta centrale mobile che rientra sulla trequarti, si propone per lo scambio e si muove continuamente per creare gli spazi giusti a due giocatori con molto più talento, e freschezza atletica, di lui. Tutta un’altra musica rispetto alla legnosità di certe performance, soprattutto in passato, con la maglia di una Svizzera fossilizzata su un poco propositivo 4-4-1-1. Con l’arrivo di Hitzfeld però le cose, almeno sotto il profilo del gioco e della mentalità, sembrano in lieve fase di miglioramento, e il giocatore infatti ha trovato una prolificità mai riscontrata prima.
4. Blaise NKufo è un personaggio che farebbe la felicità di qualsiasi giornalista davvero innamorato della propria professione. Le sue interviste sono sporadiche però mai banali. Si può parlare di scacchi, di filosofia, di integrazione, delle teorie del sociologo svizzero Ziegler, di psicologia, di povertà. E magari anche di calcio, un ambiente che probabilmente abbandonerà una volta appese le scarpe al chiodo. Perché è un mondo troppo finto per uno come lui.
5 Nota finale. Non siamo né parenti né conoscenti né procuratori di NKufo (se lo fossimo gli sconsiglieremmo di venire a giocare nel Torino, club al quale è avvicinato dalle ultime voci di mercato). Semplicemente, ci piace.
Alec Cordolcini
(in esclusiva per Indiscreto)
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