Il primo gol di Friaca

A 84 anni si può morire senza suscitare troppa pietà, e Albino Friaca Cardoso adesso è morto. Di polmonite, all’ospedale di Itaperuna: circa 300 chilometri a nord del Maracanà, per dare un’idea. Friaca era stato uno dei migliori brasiliani della generazione perduta degli anni Quaranta con la maglia del Vasco da Gama (con trascurabili parentesi nel San Paolo e nella Ponte Preta), ma soprattutto era stato lui a segnare il gol del vantaggio nella Derrota, La Sconfitta con tutte le maiuscole del caso. Il 16 luglio 1950, alla sua settima partita con la Selecao aveva finalmente trovato la prima rete: si era all’inizio del secondo tempo. Poi il ritorno lento verso centrocampo di Obdulio Varela e tutto il resto: poesia allo stato puro, che purtroppo ha ispirato cattiva poesia. In contrasto anche con le immagini: vera l’idea del capitano uruguayano di spegnere l’entusiasmo brasiliano, ma i due minuti furono quasi tutti persi con proteste all’indirizzo dell’arbitro Reader (a quasi 54 anni il più vecchio ad avere mai diretto una finale mondiale) per un presunto fuorigioco di Friaca, che con un destro sporco aveva sfruttato l’assist di Ademir. Friaca-Zizinho-Ademir-JairChico: una prima linea passata alla storia senza i due dell’epoca ritenuti più forti: Tesourinha, fermato da un infortunio prima del Mondiale, ed il pazzo (anche in senso letterale) Heleno. Tornando a Friaca, nel giorno del ‘Maracanazo’ si fece comunque valere al di là del gol: fu il solo dell’attacco a non farsi condizionare dall’atmosfera assurda ed ebbe una buonissima occasione per il due a due che avrebbe evitato la fusione alle ventidue medaglie d’oro fatte preparare dal presidente del Brasile. Fu anche l’ultimo brasiliano a toccare il pallone prima che Reader fischiasse la fine della partita. E l’inizio sia dell’incubo che della consapevolezza che giocando con un po’ di testa nessuno avrebbe potuto battere quelli che sarebbero diventati i verdeoro, abbandonando la sfigata maglia bianca.
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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  1. Stefano Olivari

    Confermo, l’avevo scritto fin dall’inizio! Ma non mi sembra un svista grave…

  2. Pierfrancesco

    miseria ladrissima, ero certo che non ci fosse scritto! Sicuro che il Direttore non l’ha aggiunto dopo? 😀

  3. Carlo

    Tesourinha!!! un personaggio mitico, come e più di Arthur Friedenreich!!!Avevo letto qualcosa su di lui otto secoli fa…Stefano, ci racconti qualche aneddoto?

  4. Dane

    Pier, era scritto nell’ultima riga del pezzo…

  5. Pierfrancesco

    Piccola postilla per l’ultimo brandello di aneddoto che quasi tutti dimenticano di citare riguardo a quella finale (che poi finale non era, ma partita conclusiva e decisiva del gironcino a sei squadre) dei mondiali del 1950: quella fu l’ultima partita del Brasile in maglia bianca e spallone azzurro. La portata della Derrota fu così vasta e tremenda che la nazionale sudamericana decise, fra la scaramanzia e l’esorcismo, di cambiare completamente il colore delle sue divise, adottando quel verdeoro ripreso dalla bandiera nazionale e che poi diverrà celebre in tutto il sistema solare ed oltre.




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