Scarpate in faccia

Oscar Eleni dal nido del cuculo dove i giornalisti tirano le scarpe in faccia a chi li ha presi un po’ in giro. Dovrebbe accadere anche qui mentre l’ondata contro la scuola slava porta alla vendetta sommaria i nani e le ballerine che non riconoscono i meriti per risultati acquisiti, visibili su qualsiasi annuario, persino sulle pubblicazioni che erano diventate quasi clandestine, neppure ai Pesic, ai Repesa, a Markovski sì, basta che sia lontano da loro. Meritato il rogo. Hanno pensato a tutto meno alla difesa del buon senso e per Gelsomino Repesa il castigo doppio è sentir dire ad uno come Jennings, uno che viene dalle elementari, che finalmente la testa dei giocatori era libera. Avessero mandato via prima Allan Ray, avessero chiarito prima il ruolo di finto pivot, avessero parlato tutti più chiaro, forse non saremmo arrivati alle dimissioni farsa. Ora tutto riparte e sembra che Nando Gentile, accusato da molti di non aver difeso abbastanza Jasko con i giocatori, giura che, come promesso in estate, non siederà sulla panchina che ora Bodiroga vorrebbe dare a Djordjevic. Le botte che si è preso faccia d’angelo sono quasi simili a quelle di Repesa e allora capisci cosa è accaduto davvero nella Roma bella che si parla via radio. Bodiroga, come Savic, sul rogo, ma più grande perché Dejan è uno gentile e non è vero che parla soltanto serbo come potrebbero giurare in Spagna, nella stessa Italia, come sanno gli americani, come testimoniano i greci. Certo Zoran picchia più duro, poi lo si vede più spesso dove più spesso se la prendono con qualcuno perché il colpevole a prescindere piace tantissimo e questo lo denuncia gentilmente Markovski a Diego Costa, uno che non ha partecipato al linciaggio degli aquilotti smarriti, che ha dovuto ammettere che Avellino aveva qualcosa, anzi, aveva molto di più, e si vedeva.
Festa nel borgo milanese perché le cose sembrano funzionare bene anche con la squadra in grigio sostenuta fino alla notte con il CSKA, nata in quella serata speciale, vista bene da chi ne pensava già bene alla nascita, pazienza se non è quella che molti si aspettavano e adesso, se dovesse arrivare un nuovo periodo di dubbi, non veniteci a dire che la pazienza dell’inverno era obbligatoria perché in certe situazioni, si dice, devi fare di necessità virtù. Mah nooo: e al diavolo i luoghi comuni.
Dicevamo delle scarpe tirate in faccia e sembra che nelle elezioni dei comitati regionali importanti non sia avvenuto. Festa a Bologna, lacrime e applausi a Milano dove il rieletto Enrico Ragnolini, candidato alla presidenza federale fino al giorno in cui Meneghin ha detto ci sto, ha ringraziato l’ex numero uno relegato nelle file di coda al Leonardo da Vinci, prima di rendere omaggio al Mattioli schiena dritta e al Valsecchi che non è stato ancora radiografato dai sostenitori del nuovo corso che pure conoscevano i suoi salti sulla pertica quando si fece eleggere consigliere federale in quota atleti prima di pentirsi e dimettersi.
Scarpe in faccia a Boniciolli che così la smette di propagandare questa odiosa storia del basket col sorriso perché certi giocatori, poi, abusano e se telefona all’Inter spiegheranno quanto hanno riso seguendo Vieri, Adriano e compagnia cantante. Scarponi sulla testa a chi tirerà ancora in ballo Ettore Messina che ha capito in quale trappola lo volevano portare. Scarpe sul muso a Meneghin se non la smette di fare il piacione che ha sempre la battuta pronta e non fa vedere scritto per bene cosa ha in mente di fare per questo basket che non è poi così malridotto se in concomitanza con Juventus-Milan qualcuno a Pesaro e Montegranaro è andato a vedere, erano oltre 5000, lo scontro Scavolini-Sutor che è diventato il trionfo per Finelli , Garris e Flamini, arsenico per Sacripanti. C’era anche il vescovo Piero Coccia, omonimo di un buon presidente federale, di un buon avvocato, a cui tutti hanno fatto festa, ritrovando ironia, ma trattenendosi dal mandare dove sappiamo in troppi gli avversari come invece accadeva a Torino dove intanto sacramentava il cesellator cortese degli inizi a cui avevano tolto l’audio, quello che non ha ancora chiesto la testa di Mario Sconcerti allenatore sconfitto della corazzata SKY nel partitone contro la nazionale cantanti che a Cagliari ha portato in tribuna 1000 spettatori in più della partita contro la Juventus. Questa è la realtà. Meglio i cantanti, altro che storie e se SKY deciderà di mettere insieme la sua nazionale anche per il basket, allenatore Tranquillo con lavagnone, con Pozzecco creativo, chiedendo a Gherardini di organizzare una partita benefica contro la stampa di Toronto, tanto per provare, puntando poi altrove, nella speranza che i Cantanti italiani, stuzzicati dal Bagatta riapparso con la sua ironica-ironia oleosa su SportItalia, chiedano rinforzi, per il basket, si capisce, all’estero e siano pronti per la vera notte delle stelle che non compete più alla Lega, ormai decisa a combattere su altri fronti ora che potrebbe dire andate al diavolo e avere chi è capace di dirlo e scriverlo. Pagelle e non se ne parli più.
10 Ad Alessandro FINELLI perché avevamo già avuto il sospetto che fosse un grande allenatore nella stagione di Montegranaro dove subentrò a Pillastrini, ma poi altri si presero tutti i meriti e lui andò avanti, resistendo alle chimere, senza scomporsi quando gli hanno disfatto la squadra. Adesso va al massimo, strano che in estate non sia diventato lui il più richiesto sul mercato.
9 A Zare MARKOVSKI che quando vince a Bologna non infierisce mai. Gli piace avere uno stile, gli piace avere qualcosa da insegnare. Peccato che con Milano non possa fare le stesse cose perché se deve andare a cercare qualcuno di quelli che gli fecero il pacco regalo deve andarselo a cercare nello stadio di San Siro o nei dintorni e in questi giorni, aspettando Beckham, digerendo Torino e i punti di ritardo, non è aria.
8 A Marc IAVARONI, allenatore di Memphis che sta andando bene con i giovani orsi, che sta facendo il massimo confermando quello che ci diceva Riccardo Sales una volta quando parlava di Iava e Laimbeer, scoprendone il lato intellettuale dietro a quello del manovale pagato un tanto a canestro. Una scusa per ricordare il barone mentre altri lo dimenticano e altri cercano ancora un posto nel settore dove lui portò medaglie e loro rovine.
7 All’arcivescovo di Pesaro Piero COCCIA che ha voluto godersi dalla tribuna la sfida Scavolini-Montegranaro, che ha benedetto tutti, anche quelli che alla fine si cucivano le labbra con il filo di ferro perché erano già convinti di aver vinto la partita e poi si sono trovati sull’uscio il Garris ripudiato con troppa fretta da Bologna e Milano, il Flamini che aveva fatto bene a Napoli anche se non lo utilizzavano spesso.
6 A Mike HALL vero simbolo della nuova Armani, uno che ha resistito al vento della sfiducia, uno che ha tenuto il posto in squadra anche se alla porta bussavano cento agenti per cinquanta americani più forti di lui, sulla carta, si capisce, uno che ha fatto squadra con tanti compagni messi sotto schiaffo, persino con il Bulleri che non sarebbe rimasto se altri avessero pagato almeno metà dei suoi compensi.
5 A Gelsomino REPESA che ha lasciato per sfinimento la trincea di Roma spiegando di averlo fatto per amore, soltanto per amore, anche se appena ha lasciato la sua panchina si è visto che non è mai piaciuto a tutti, ai fabbri e agli elettricisti, agli avvocati e ai sapientoni sapientini anche se nell’omaggio di chi, comunque, ricordava una finale scudetto raggiunta dopo 25 anni, si è visto che la maggioranza aveva preso le parti dei giocatori. Peccato che Allan Ray non ci fosse a spiegare cosa non capiva del nostro caro Shrek.
4 A Dino MENEGHIN se non la smette di andare per assemblee spiegando che non è il mago Zurlì. Non è questo che vogliono i ragazzi dalla schiena dritta e con la scoliosi, a loro piacerebbe che lui avesse i lustrini in testa, un barzelletta sempre pronta mentre sul campo lavorano altri, quelli che sanno cosa valgono i voti e le società di base, quelli che sanno che se si deve sputare su qualcuno è più facile farlo sulle società professionistiche, almeno fino a quando pagheranno le spese per tutti.
3 All’ASSOCIAZIONE GIOCATORI per non essersi ancora ribellata davanti alla scarsa utilizzazione o, addirittura, alla eliminazione dal roster, dei ragazzi italiani con talento. Neanche una piega se Sacchetti preferisce Duskevics a D’Ercole, se Binetti viene più utilizzato di Berti, se Lechthaler resta seduto anche in partite dove potrebbe avere almeno 5 minuti, se gli italiani in formazione restano tutti a guardare. Fate sciopero, protestate, non aspettate di dare una scusa alla prossima Azzurra, anche se speriamo che non sia quella Scherzi a parte.
2 Al PRANDI che, dopo aver partecipato alla fiesta per la caduta di Maifredi, dopo aver presentato persino un programma, è sparito dai giochi e per lui neppure piangono i Tigellino di turno, i Bruto e i Cassio da ortofrutticolo.
1 Al GORDON fortitudino che guardava stupito quel tifoso che ha cercato di sapere come erano fatte le sue tonsille. Possibile che in America non conoscano le regole del gioco? Anche da loro sono sempre di più quelli che mandano a quel paese gli allenatori, prendendo in giro i giocatori. Non facciano le vergini e se devono proprio arrabbiarsi ci mostrino perché.
0 A SKY che va benedetta per la proposta di una giornata basket il 4 gennaio, ma che va maledetta perché ci farà scoprire che non esiste pace famigliare per poter dimostrare che la fidelizazione ellittica è completa, pazienza se si lamentano figli, nipoti, mogli. Noi ci saremo anche a costo di svenire ogni volta che sentiremo l’eco della saggezza tattica. Cioè quasi sempre.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)
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