Di bene in Mellor

Si conclude oggi a Biarritz il vertice informale fra i ministri e sottosegretari allo sport dei 27 paesi dell’Ue, al quale era annunciata la presenza di alcune fra le massime autorità sportive mondiali: dal presidente del Cio, Jacques Rogge, al presidente della Fifa, Joseph Blatter, al presidente dell’Uefa, Michel Platini. Inaugurato ieri e fortemente voluto dalla presidenza di turno francese dell’UE, il vertice presenta diversi punti in agenda, l’ultimo dei quali è l’oggetto di uno scontro politico che ha accompagnato la vigilia del vertice e di certo ne ha affilato le tensioni. Enunciato tortuosamente nel programma di lavoro, il punto in questione recita: “Avvio di una riflessione su un sistema di autoregolazione del movimento sportivo attraverso il controllo di gestione dei club professionistici”. Una formula che di per sé non consente di cogliere il potenziale di tensioni insiste nell’oggetto, e la cui asetticità non disinnesca il conflitto tra due distinte visioni dello sport professionistico (calcio in primis): quella francese e quella inglese.
La premessa a tutto quanto è costituita dal “Rapporto Besson” sulla competitività del calcio professionistico francese, presentato lo scorso 5 novembre. Un documento coraggioso ma anche ricco di punti controversi, tanto da ricevere argomentate critiche dall’opinione pubblica sportiva francese. Stilato da Eric Besson, Segretario di Stato francese “per la Prospettiva e la valutazione delle Politiche Pubbliche”, dietro richiesta del suo collega responsabile di “Sport e Gioventù” , Bernard Laporte (in passato giocatore e allenatore della nazionale francese di rugby), il rapporto individua le carenze strutturali del calcio francese e ne indica delle soluzioni. Una parte di queste riguardano la necessità di sottoporre i club degli altri paesi europei calcisticamente più ricchi ai medesimi controlli coi quali devono confrontarsi quelli francesi. In particolare, Besson auspica la creazione a livello europeo di un organo che prenda a modello la Direction Nationale de Controle de Gestion (DNCG), che fa capo alla Lega Calcio francese (LFP) ma è dotata di ampi poteri; compresi quelli di elevare pesanti sanzioni contro i club che violino le regole di condotta amministrativa. Un organo che possa anche decretare la retrocessione per eccessivo indebitamento. E considerati i bilanci di molti club inglesi e italiani sarebbe una novità dalle clamorose conseguenze.
Contro questa visione dei rapporti di forza economici nel calcio internazionale, e soprattutto contro la possibilità che vengano istituite forme di controllo centralizzato a livello europeo, si sono levate voci virulente dal mondo del calcio inglese, soprattutto fra i commentatori dei giornali conservatori. Sulle pagine sportive del Times il tema domina da una settimana. Il capo dei servizi sportivi del quotidiano londinese, Martin Samuel, ha lanciato nell’edizione del 19 novembre una provocazione, corredando con un titolo a effetto la sua analisi sulla questione: “Il calcio inglese messo a repentaglio dalla Rivoluzione Francese”. Si è trattato del primo di una serie di articoli che brandendo l’infallibile arma dell’euroscetticismo sta provando a mobilitare l’opinione pubblica inglese contro la prospettiva disegnata dal Rapporto Besson, e che ha fatto segnare il culmine con l’apertura di un forum dal titolo esplicito: “Vuoi che il calcio inglese sia controllato dall’Europa?”. Dalle colonne di un altro quotidiano conservatore, il tabloid Evening Standard, ha preso la parola l’ex ministro David Mellor. Il quale è un personaggio mica da poco. Più volte arruolato nei governi Thatcher e Major, fu costretto alle dimissioni nel 1992 a causa della pubblicazione dell’autobiografia dell’allora amante, l’attrice Antonia de Sancha. La quale, fra le altre cose, rivelò che il ministro soleva copulare indossando la maglia del Chelsea, sua squadra del cuore. Nell’edizione di mercoledì dell’Evening Standard, Mellor ha parlato di “francesi invidiosi che stanno tramando per far finire il nostro dominio”. Certo, sarebbe stata cosa gradita se Samuel e Mellor avessero anche provato a spiegare come mai abbiano sentito il calcio inglese chiamato direttamente in causa dal Rapporto Besson.
Sullo sfondo rimane imprecisato il ruolo giocato da Michel Platini, presidente dell’Uefa. Quanto al sottosegretario italiano con delega allo sport, Rocco Crimi, i ben informati lo danno allineato alle posizioni oltranziste inglesi.
Pippo Russo
http://www.myspace.com/pipporusso
(per gentile concessione dell’autore, fonte: il Riformista di oggi)
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  1. Nick

    Sì Dane, è esattamente quello che volevo dire io.Il caso dello spalmadebiti è un po’ limite però: nel periodo in cui sono stati con il megadebitone senza ripianare, loro erano perfettamente in regola (nella “regola” dettata dallo spalmadebiti, appunto). Nel momento in cui l’UE ha suonato la sveglia e ha detto che quella roba lì non era affatto possibile, hanno ripianato.Che poi lo sapevamo tutti che non si poteva fare è tutto un’altro discorso….a me basta che siano in regola con la legge, perchè aspettare che questa gente sia “moralmente in regola” è un’utopia…

  2. Dane

    Sono d’accordo Nick, non c’è nulla di male nel ricco scemo che ripiana: basti che ripiani e entro la data prevista dal regolamento! Perchè gli sconti dati ai vari Valentino Rossi e Lotito causeranno un buco nelle case dell’erario che toccherà a noi riempire.Milan e Inter, tra decreto spalmadebiti approvato dall’Italia e poi bocciato dalla CE, son stati con un debito apocalittico (diciamo un centello…) in sospeso per anni! In quel periodo, fossero state due squadre francesi, non avrebbero potuto iscriversi al campionato! Poi conti truccati, acrobazie contabili, indagine farsa e conclusione salomonica!Però il cretino sulla TV locale ti dice “ma figurati se Berlusconi e Moratti non hanno i soldi per ripianare il debito con l’Erario…”Non me ne frega niente, se ce li hanno ce li mettano, subito però! Tra un mese comincia il campionato, entro domani ripiani sennò per 9 mesi Kakà te lo fai giocare nel giardino di Arcore…

  3. Nick

    Quoto Dane…il problema sono le regole NON uguali per tutti.Ma attenzione: questo non vuol dire che devono essere uguali per tutti anche le condizioni di partenza: nel ricco scemo che ripiana o nelle banche che concedono prestiti non ci vedo nulla di male, se tutto il resto è fatto secondo le regole. Sennò torniamo a parlare di Superlega…ma si finisce sempre lì.

  4. Dane

    Jeff, il problema è che ad alcuni è concesso di non ripianare o di farlo con calma (vedi spalmadebiti) mentre ad altri no. Quindi, parafrasando Spike, è come se a poker ad un giocatore fosse concesso di cambiare al massimo 3 carte e ad un altro fino a 5. O come se una squadra avesse un massimo di 3 sostituzioni e l’avversario un massimo di 6…

  5. spike

    jeff, rimane il fatto che alla fine si gioca allo stesso tavolo con regole diverse…

  6. jeffbuckley

    La materia è certamente complessa e ogni commento sarebbe superficiale; direi però di partire da una delle (per me) poche affermazioni condivisibili di Lippi, quella di definire la disinvolta gestione dei bilanci di alcune squadre come “doping amministrativo”. La questione però è copmplessa. Indebitarsi per triliardi di euro per comprare e strapagare tutti i campioni in circolazione è certamente inaccettabile se per farlo ometti di pagare le tasse o presenti fidejussioni farlocche (come ad esempio succede in Italia, aldilà di spalmature, plusvalenze ed altri trucchi più o meno legalizzati). Ma se sei in regola con tasse, contributi e stipendi e l’indebitamento lo ripiana il riccoscemo di turno? O se gestisci il tuo indebitamento, ad esempio con le banche, come qualsiasi altra azienda utilizzando i tuoi assets (come in UK?) L’inevitabile sperequazione resta forse discutibile dal punto di vista sportivo ma da quello economico-legale non è solo un altro esempio di come funziona il mondo capitalista?




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