L’ultimo film di Besson

Succede in Francia, paese in cui lo sport è una cosa seria e si vede assegnare una rilevante funzione sociale. Lo scorso 5 novembre il primo ministro François Fillon si è visto consegnare un rapporto dal titolo “Accrescere la competitività dei club del calcio professionistico francese”. Si tratta di un documento di 165 pagine, disponibile gratuitamente in versione PDF sul sito della Lega Calcio francese (LFP). A curarlo è stato Eric Besson, segretario di stato (ruolo che nell’ordinamento francese corrisponde a quello di un nostro sottosegretario, ma non altrettanto inflazionato) con un incarico peculiare: egli è infatti responsabile per “la prospettiva, la valutazione delle politiche pubbliche e lo sviluppo dell’economia numerica”. Praticamente un altro mondo; sia con riferimento a compagini ministeriali dove trova posto un dicastero per l’Attuazione del Programma di Governo, sia riguardo alla diversa attenzione che lo sport si vede riservare da un esecutivo nazionale.
La richiesta di condurre un’indagine sullo stato di salute del movimento calcistico nazionale venne formulata la scorsa primavera dal Ministro dello Sport francese, Bernard Laporte, rugbista di spicco in patria sia come atleta che come allenatore della nazionale. Laporte , nel corso di un’intervista rilasciata a “Le Figaro”, esternò un interrogativo la cui soluzione gli parve urgente: per quale motivo il budget annuo del Lyon è di 140 milioni di euro mentre quello del Real Madrid è di 300 milioni di euro?. Tipico esempio di interrogativo semplice (persino grossolano, a dirla tutta) che può far scaturire risposte complesse. Come quelle contenute nel rapporto stilato da Besson.
I contenuti del documento possono essere sintetizzati come segue: una parte dedicata a fotografare le condizioni strutturali del movimento calcistico nazionale, nella quale viene condotta anche un’analisi comparativa con riferimento ai quattro principali campionati europei (inglese, tedesco, spagnolo e italiano, allineati in ordine di produttività economica); e una parte contenente l’indicazione delle soluzioni possibili. Fra queste ultime, la fissazione di un tetto salariale, l’incentivazione alla costruzione di stadi che siano di proprietà dei club, la sollecitazione a ripensare la filosofia dei centri di formazione affinché essi possano orientarsi maggiormente a coltivare l’élite agonistica anziché allargare la base, l’invito a riservare una quota dei proventi delle scommesse allo sviluppo del movimento, e l’auspicio per la costituzione di un organo europeo di controllo e gestione sul modello della severissima DNCG (“Direction Nationale de Controle de Gestion”) che fa capo alla Lega Calcio francese.
Indipendentemente dalla condivisione dell’analisi e delle soluzioni proposte, la lettura del Rapporto Besson dà l’effetto di una boccata d’aria fresca. Quella che serve per staccare almeno un attimo dalla realtà italiana; dove le responsabilità di governo dello sport vengono affidate a un sottosegretario, e la Lega calcio ha come programma politico il “tira a campare”. Chi poi volesse provare il brivido di saltare da un’era geologica all’altra con un solo clic provi a consultare uno dopo l’altro i siti web della “Lega Professionisti” e della “Ligue de Football Professionnel”. L’effetto è più o meno quello provocato da uno zapping fra la Corazzata Potemkin e Matrix.
Pippo Russo
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Il Messaggero di oggi)
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